TELEFILM - Garo: La storia del Cavaliere dorato
Il Bene contro il Male (senza troppe sfumature) e una strizzatina d'occhio ai cartoon anni '70 nella nuova serie nipponica di MTV. Un’anticipazione dal numero di giugno di TelefilmMagazine

di Stefano Priarone
Più le cose cambiano, più rimangono le stesse. Sintonizzatevi ogni martedì alle 21.30 su MTV e vi sembrerà di fare un tuffo nel passato. Un passato rimesso a nuovo, con buoni effetti speciali, ma certamente la serie giapponese live action Garo sembra uscita dagli anni Settanta.
Il creatore Keita Amemiya ha infatti voluto ricreare l'atmosfera delle storie d’azione anni Settanta, sullo stile del classico Kamen Rider: ci sono mostri orrendi, e un cavaliere indomito che li combatte.
Tutto parte da una ragazza, Kaoru Mitsuki (Mika Hijii), un’aspirante pittrice che ha improvvisamente iniziato a fare strani sogni. In essi compare un libro illustrato che leggeva da piccola, nel quale un cavaliere dorato affrontava e sconfiggeva orde di mostri usciti dalle tenebre. Forse è solo lo stress per la sua prima mostra personale che sta organizzando, le dice il suo analista. Però, quando il proprietario della galleria d’arte viene posseduto dal misterioso dipinto che tanto lo affascinava, compare all'improvviso Koga Saejima (Hiroki Konishi), uno strano ragazzo che indossa un impermeabile bianco…
E così la realtà di Kaoru muta per sempre: scopre i malvagi Orrori, entità demoniache che si nutrono delle debolezze umane ed entrano nel nostro mondo impossessandosi dei corpi delle loro vittime.
Un tempo l’umanità viveva nel terrore di questi esseri, ma arrivò la speranza, costituita da una stirpe di cavalieri, cacciatori di demoni e protettori dell’umanità. Sono i Cavalieri Mistici, dei quali fa parte lo scostante Koga, che, trasformatosi in Garo, il Cavaliere Dorato, le salva la vita dall’Orrore che ha posseduto il gallerista. Però non può evitare che Kaoru venga a contatto con il sangue dell’Orrore distrutto.
E’ contaminata, dovrebbe ucciderla, il sangue degli Orrori ne attira altri. A Koga però lei piace, e le risparmia la vita, dicendo alle tre Sacerdotesse Guardiane a cui obbedisce (Ker, Ber e Ros) che lo ha fatto perché la userà come esca per uccidere gli altri Orrori.
Ma cosa accadrà in futuro, quando sarà costretto a sopprimerla? Obbedirà o seguirà il suo cuore? Chi è stato contaminato da un Orrore, se non viene ucciso subito morirà fra atroci tormenti in circa un centinaio di giorni, ma forse c’è un modo per purificare la ragazza prima che giunga la sua fine…
Queste le premesse di Garo, che in Giappone ha avuto un enorme successo, e che ricalca classici stilemi narrativi con effetti speciali moderni.
Spettacolari le sequenze dei combattimenti fra Koga (che dopo un po’ viene sempre rivestito da una armatura dorata e si trasforma in Garo) e gli Orrori, che diventano sempre meno umani, finché non abbandonano l’ospite e mostrano la loro vera natura demoniaca.
Anche se possono magari ricordare i Grandi Antichi di Lovecraft, gli Orrori vengono direttamente dalla mitologia nipponica. Ci sono Orrori che catturano gli umani usando gli orologi, Orrori che sono creati dall’avidità dei consulenti finanziari, Orrori che infestano gli ospedali… a Koga non manca certo il lavoro!

Retro Per noi che siamo stati esposti alla serialità nipponica fin da bambini, Garo, così tradizionale, è una sorta di ritorno all’infanzia (forse dovremmo parlarne su Retro e non su Telefilm Magazine). E non solo per gli occidentali. Rispetto ad altre serie con tematiche simili, Garo può essere considerata innovativa visto che, a differenza di queste, presenta violenza, nudità e temi profondamente horror. In realtà, anche il target è in parte diverso, visto che non è formato solo da adolescenti o preadolescenti ma anche (se non soprattutto) dagli ex ragazzini degli anni Settanta e Ottanta, che sono sì nostalgici, ma di certo non si scandalizzano se ci sono un po' di sesso e violenza (in quantità modeste, peraltro). La stessa sigla finale, con Kaoru che dipinge scalza, è probabilmente davvero erotica per la mentalità giapponese (per la nostra meno, sembra un po’ kitsch, ma del resto si tratta comunque di una cultura diversa). Tarro è l’eroe Koga indossa sempre un assurdo impermeabile bianco, ha sempre lo sguardo serio del maledetto, sembra davvero un po’ tarro dal look. Ma l’eroe in tanta fiction giapponese, siano fumetti (manga), cartoni animati (anime) oppure serie d’azione come questa ha spesso questo aspetto. In una società così attenta alle gerarchie come quella nipponica, l’eroe deve essere un po’ fuori dalle regole, deve avere un aspetto occidentale, considerato “trasgressivo”. E, che ci piaccia o no, per i giapponesi noi occidentali siamo tutti un po’ tarri… Lo abbiamo visto in tante altre serie. Se l’aspetto sembra occidentale, Koga, però, come tutti gli eroi nipponici, è devoto alla sua missione. E’ serio, non ride mai, obbedisce in tutto alle Sacerdotesse Guardiane (o quasi, vedi la questione Kaoru) e sente profondamente l’eredità paterna. Suo padre era un potente Cavaliere Mistico e deve seguirne le orme, ha un forte senso del dovere come ogni classico eroe giapponese. Un eroe con la missione di salvare una bella, e mostri terribili da sconfiggere che attaccano ad uno a uno l’eroe: per chiunque sia stato bambino negli anni Settanta-Ottanta tutto questo non è nulla di nuovo. Ma, dopo tante serie complesse, è bello immergersi nell’azione pura, quasi ingenua, con Bene e Male ben definiti e lieto fine (quasi) assicurato. A cura di www.telefilmmagazine.com
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