TELEFILM - Gli "Heroes" sono tra noi

Finalmente l'attesa è finita e genetica e superpoteri sono pronti a diventare i nostri argomenti di conversazione prediletti. Ma se già non ne potete più delle continue indiscrezioni che da mesi accompagnano l'arrivo del telefilm ricredetevi: Heroes non vi deluderà! Un estratto dal numero di settembre di TelefilmMagazine

Heroesdi Andrea Boido

 

Ci sono cose di cui senti arrivare prima l’onda d’urto. Nuove serie televisive, ad esempio, che arrivano da queste parti con il ritardo necessario a far crescere il loro mito, qualche volta anche fuori misura. I pochi fortunati che in un modo o nell’altro sono già riusciti a vederle in anteprima sembrano totalmente incapaci di parlare d’altro e quando lo fanno una sorta di sacro e sinistro furore illumina il loro sguardo. E così, dopo un po’, ti ritrovi in mezzo ad uno strano paradosso: hai sentito parlare così tanto di questa serie che ti sembra quasi vecchia, eppure non ne hai visto neanche un fotogramma, cosa che i fortunati di cui sopra non mancano di farti notare con raccapriccio.

È più o meno questo il punto in cui inizi a odiare l’intera faccenda.

Accade così che quando il telefilm finalmente sbarca in Italia, ad attenderlo ci sia una lunga fila di cecchini pronti ad abbatterlo. Non è colpa loro, né degli entusiasti della prima ora, né tanto meno della serie. Il punto è che quando qualcosa viene anticipata per troppo tempo e con troppa enfasi, non importa quanto sia buona, non potrà mai essere al livello delle attese. Però ogni tanto ci sono delle eccezioni; Heroes è una di queste.

 

PERSONE COMUNI...

La nuova creazione di Tim Kring è esattamente quanto vi hanno detto e molto di più. Tanto per cominciare è di gran lunga la cosa più eccitante che sia apparsa sugli schermi statunitensi nella scorsa stagione.

La storia dovrebbe esservi ormai nota, soprattutto se siete capitati in mezzo al malsano vortice descritto all’inizio dell’articolo: un giorno, alcune persone comuni sparse in tutto il pianeta si scoprono dotate di un superpotere o, per usare le parole di Kring, di una “abilità speciale”. Ognuno ha la sua; c’è chi sa volare, chi sa piegare il continuum spazio-temporale, chi riesce a leggere il pensiero, ecc. Tutti loro dovranno imparare a convivere con questa nuova condizione e, presto, scopriranno anche un destino e una missione comune.

Tim_KringCome avrete intuito da questa breve descrizione, Heroes non fonda le ragioni del suo successo sull’originalità del plot narrativo. I motivi del suo trionfo però non mancano, né sono troppo misteriosi. È difficile non amare Claire Bennet, Peter Petrelli, Mohinder Shuresh; ed è praticamente impossibile non perdere istantaneamente la testa per il personaggio di Hiro Nakamura, l’eroe giapponese che ha fruttato al suo interprete, Masi Oka, una nomination ai Golden Globe. I personaggi principali di Heroes sono molti, eppure ognuno di loro è tratteggiato in maniera approfondita e coerente, tanto da divenire in brevissimo tempo, agli occhi dello spettatore, un’entità vivente, pulsante e pensante. Ciò non dovrebbe sorprendere troppo, visto che Kring già nelle sue esperienze precedenti, come Crossing Jordan, aveva mostrato di porre sempre e comunque una certa cura nel tratteggiare la dimensione umana e psicologica dei suoi protagonisti.

Eppure, malgrado tutto ciò, questa non è una serie “character driven”; in altre parole, non sono i personaggi a fare la storia, è la storia a fare i personaggi. Ed è proprio qui che forse risiede il pregio principale di Heroes, una qualità divenuta un po’ troppo rara, ultimamente, nelle serie epiche e ad ampio respiro: gli autori appaiono sempre in totale controllo dell’intreccio narrativo. Le storie sono tante, e sono complesse, ad un tratto si materializza anche l’ombra dell’inevitabile cospirazione, eppure nulla appare mai troppo complicato. Tutto s’incastra alla perfezione e fila liscio come l’olio, riuscendo nella miracolosa impresa di mettere tonnellate di carne al fuoco senza mai richiedere allo spettatore un eccessivo sforzo mnemonico o cognitivo. Vedere Heroes è l’equivalente televisivo di un bicchiere d’acqua fresca in una giornata con quaranta gradi all’ombra.

Nulla di tutto ciò sarebbe possibile senza un perfetto senso del tempo. I quarantadue minuti a disposizione di ogni episodio sono distribuiti in modo impeccabile tra i diversi archi narrativi; le singole vicende vengono interrotte nel momento esatto in cui l’interesse rischia di cadere e riprese un istante prima di svanire dalla memoria. Il ritmo che ne risulta è lento, ma sembra scandito da un metronomo e alla fine appare molto più serrato di quanto sia in realtà. A completare l’opera, c’è una delle più straordinarie sequenze di cliffhanger mai viste in televisione; soprattutto nella prima metà di stagione, ogni episodio termina in maniera memorabile, imponendo senza mezzi termini allo spettatore di presentarsi davanti al televisore la settimana successiva. Una menzione particolare, da questo punto di vista, merita la chiusura della terza puntata, uno straordinario capolavoro di umorismo macabro.

E così, guardando anche solo dieci minuti di Heroes, hai la sensazione di vedere passare un treno lanciato senza esitazione verso la sua meta e provi il desiderio irresistibile di saltarci sopra; perché sai che il viaggio sarà tortuoso e pieno di svolte improvvise, ma sei anche convinto che il conducente conosca ogni centimetro del percorso e che ti porterà a destinazione in perfetto orario.

 

EROI PER CASO

Hiro_Nakamura_su_WiredIl rischio, davanti ad un meccanismo tanto ben oliato, è inevitabilmente quello di ritrovarsi con dei personaggi monodimensionali, sacrificati sull’altare dell’intreccio narrativo. Come già detto, non è questo il caso di Heroes. La scelta di Kring di non fare operare i suoi eroi in team e di lasciarli per lo più isolati nel loro cammino, ha un peso enorme nel donare ad ognuno di essi una personalità precisa e facilmente riconoscibile. Lo stesso vale per la decisione di conferire alla maggioranza dei personaggi una singola e ben definita “abilità speciale”, un modo, forse, per mantenere sempre in primo piano la loro umanità e non soffocarla sotto il peso di troppi poteri. Anche perché qui non si tratta tanto di sfruttare l’ormai sovraesposto tema del “con grandi poteri arrivano grandi responsabilità”, quanto piuttosto di tratteggiare la storia di persone comuni cui è capitato addosso un pesante e assurdo fardello con il quale devono imparare a convivere. Un tema, in fondo, non dissimile da quello alla base di Ai confini della realtà, che rappresenta, assieme a quella dei comics e di X Files, una delle molte e più palesi fonti di ispirazione di Heroes. Il richiamo alla leggendaria serie di Rod Serling, d’altra parte, è evidente anche in quella voce narrante che apre e chiude diversi episodi di Heroes, formulando una sorta di discorso morale, e a volte ironico, sulle vicende narrate nel corso della puntata.

In definitiva però, l’indizio più rivelatore circa le intenzioni di Kring è anche il più evidente: c’è un motivo, in fondo, se la serie si chiama “Heroes” e non “Superheroes”. È vero: i personaggi si sentono guidati da una sorta di forza superiore verso una missione straordinaria e decisamente non comune; lo stato d’animo con il quale decidono di affrontarla, però, non somiglia tanto a quello del superuomo che deve salvare l’umanità, quanto piuttosto a quello del passante che decide su due piedi di rischiare la vita per estrarre una persona da un’auto in fiamme. Non lo fa perché ha qualcosa in più degli altri, ma perché sente che è suo dovere, come essere umano. Un eroe, appunto.

 

FINALMENTE CI SIAMO!

L’attesa per noi Italiani è stata lunga, ma finalmente è giunta al suo termine. Heroes ha esordito sugli schermi di Italia 1 all’inizio di settembre, nella prima serata della domenica. Per gli Statunitensi, invece, l’appuntamento è fissato per il 24 settembre, con una seconda stagione che si prospetta molto, molto lunga. La consueta pausa primaverile, che quest’anno è costata una perdita secca di ben tre milioni di spettatori, sarà infatti occupata dai sei episodi dello spin-off Origins. Ciascuno di essi sarà a sé stante e presenterà ogni volta un diverso personaggio, non connesso alla serie principale, alle prese con la scoperta di possedere un’abilità unica. Le intenzioni dichiarate del creatore di Heroes sono quelle di abbracciare in modo più compiuto lo stile narrativo di Ai confini della realtà, realizzando sei racconti morali autonomi. Al termine di Origins, ai fan sarà chiesto di votare il loro personaggio preferito tra quelli presentati nel corso dello spin-off, ed il più gradito verrà inserito nel cast principale per la terza stagione di Heroes. L’espediente potrà sembrare curioso, ma si inserisce alla perfezione in un ampio ventaglio di iniziative studiate per aumentare il coinvolgimento dello spettatore e che, per quanto interessanti e meritevoli di un articolo a parte, possono anche essere considerate ampiamente superflue. Non c’è bisogno di strani artifici per precipitare irrimediabilmente nell’universo di Heroes, bastano le sue prime due o tre puntate. E, ve lo posso assicurare, non c’è forza nell’universo che vi convincerà ad abbandonare la visione una volta assistito all’indimenticabile, e disturbante, entrata in scena di Claire Bennet.

 

A cura di www.telefilmmagazine.com

 

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