TELEFILM - Il cinema al tempo dei telefilm

Non solo X-Files o Sex and the City: la lista di telefilm cult pronti a sbarcare sul grande schermo si fa ogni giorno più lunga. Vediamo il perché. Un’anticipazione dal numero di Maggio di TelefilmMagazine

Sex and the City_the Moviedi Giorgio Baracco

 

Dallas, A-Team, Magnum PI, Arrested Development, Visitors, Star Trek, Get Smart Sex and the City, X-Files...  Domanda da 1 milione di dollari: cosa hanno in comune tutti questi telefilm? Semplice di tutti questi è in previsione nel giro di qualche mese o anno una trasposizione cinematografica. Certo, di questi tempi l'attenzione è comprensibilmente tutta puntata su Sex and City visto che il suo esordio è previsto proprio questo mese (preceduto dall'ambitissimo red carpet di Cannes dove la pellicola verrà presentata), ma questo fenomeno di trasmigrazione di serie dal piccolo al grande schermo non si risolve di certo nel film con Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte, ma investe il modo in cui il grande schermo si relaziona al tubo catodico in questo inizio di millennio. Se il XX secolo è stato infatti il secolo del cinema (così come il XIX era stato quello del romanzo)  nel senso che il cinematografo è stata la forma d'arte più influente e rappresentativa per i contemporanei, gli ultimi anni del secolo scorso e i primi  del  nuovo millennio ci hanno regalato una situazione più composita dove le produzioni televisive hanno cominciato ad affiancare per qualità e profondità artistica le grande saghe cinematografiche. Non solo. L'emersione di nuovi  supporti (VHS prima, DVD e download poi) e di nuovi modelli di fruizione (le varie tv a pagamento satellitari e digitali)) hanno rosicchiato sempre più pubblico al  grande schermo che ha  così visto i suoi conti andare sempre più rosso. Intendiamoci: le grandi major non hanno probabilmente  mai guadagnato così tanto data la possibilità di “sfruttare”  lo stesso prodotto su diverse piattaforme, ma è altrettanto vero che la voce cinema, quella tradizionale, è andata incontro ad una  vera e propria fuga di spettatori (e di bigliettoni) dapprima in maniera lieve e quasi impercettibile poi sempre più marcata (che non è stata neppure compensata dall'apertura di nuovi mercati come quelli dell'Asia e dell'Europa Orientale prima preclusi per evidenti ragioni politico-ideologiche). Per farla breve: se prima con l'incasso al cinema ci si pagava la produzione del  film e con le entrate ancillari ci si guadagnava ora la situazione è completamente capovolta.

Cosa c'entra tutto questo con il fatto che Sex and the City o Dallas finiscano dopo anni di onorata carriera in tv al cinema? C'entra perché se è vero che è sempre più difficile fare un buon risultato al botteghino e se è vero che i costi per produrre un blockbuster sono lievitati a cifre folli (non di rado oltre ai cento di milioni di dollari), la possibilità di poter sfruttare un brand riconosciuto e riconoscibile ai quattro angoli come quello di un telefilm cult  può costituire un'ipoteca per il successo (oltre ad abbattere sensibilmente i costi di promozione visto che il prodotto di fatto è già conosciuto). Insomma, provate a  mettervi nei panni di un produttore cinematografico che deve scegliere se finanziare un film sconosciuto, magari  anche interessante, o l'adattamento di un telefilm culto (o un cartone o un fumetto): prudenza e portafoglio da che parte vi spingerebbero? Non è certo un caso che i grandi successi degli ultimi anni siano stati o fumetti (Spider Man su tutti) o cartoni (Transformers) o collane di libri di grande successo (Harry Potter ma anche la trilogia del Signore degli Anelli)  ed è probabile che sia giunto ora il tempo dei  telefilm.

Vero è che così facendo sul lungo periodo chi ci perde è la qualità del prodotto e non è un caso che di questi tempi si parli di crisi della settima arte, ma questa è davvero un'altra storia....

 

A cura di www.telefilmmagazine.com

 

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