TELEFILM - Ray Wise: il Diavolo naturalmente

Il Diavolo di “Reaper”, svela che sul set del telefilm in onda su MTV non semina affatto il panico, anzi...

Un estratto dal numero di settembre di TelefilmMagazine

Ray WiseIntervista di: Alessandra De Tommasi

 

Los Angeles, studi ABC. Aspetto Ray Wise in uno degli uffici all'apparenza tutti uguali che si snodano per i corridoi e penso: non è certo evento da tutti i giorni incontrare il Diavolo. E anche se si tratta del Re delle Tenebre di un telefilm (Reaper) l'attesa suscita comunque qualche inquietudine. Chi lo ha già visto sul satellite e se lo gusta nella prima stagione su MTV sa di cosa parlo. Ed eccolo entrare con passo deciso, capace di dominare la scena senza alcuna esitazione: in completo nero gessato nero, su cui spicca la cravatta cangiante bordeaux, si presenta in maniera impeccabile conquistandosi l'attenzione in un battere di ciglia...

 

 

Cosa hai provato quando ti hanno offerto il ruolo di Satana?

 

All’inizio ho provato un po’ di imbarazzo perché è un ruolo insolito, poi ho letto la sceneggiatura e mi è piaciuto. È spiritoso, originale, intelligente, un personaggio ben scritto che sa parlare e dice un sacco di cose interessanti. Hanno fatto il provino a più di cento attori, alcuni molto famosi e perciò non credevo di superarlo, poi, quando ho iniziato a recitare, mi sono accorto subito che ero io l’attore che cercavano.

 

Quali sono gli aspetti della sceneggiatura che ritieni rendano differente l’adattamento del Diavolo rispetto al solito cliché cui siamo abituati?

 

Credo siano il suo modo di comportarsi, gli abiti costosi e il taglio di capelli sempre perfetto. È sofisticato, elegante, spiritoso e persuasivo. Parla in modo raffinato e si prende  gioco di chi lo circonda con sagacia. Mi piacciono il suo cinismo e l’incapacità di comprendere cosa sia davvero importante o completamente inutile per gli esseri umani.

 

Quindi ti trovi a tuo agio nei panni del Diavolo?

 

Negli ultimi trentasette anni ho interpretato personaggi abbastanza simili. Questo è un po’ diverso, lo ritengo in qualche modo una sfida e un gioco molto divertente.

 

Mi è piaciuto il tema del pilota: l’inferno affollato e le anime costrette a fuggire per mancanza di spazio. Come ti è sembrato?

 

L’ho trovato interessante. Mi hanno detto che gli sceneggiatori hanno fatto un enorme lavoro di ricerca sulla gerarchia dell’inferno, sulla mitologia e sull’interpretazione del diavolo nelle diverse religioni. Quello che hanno dedotto è che l’inferno è un posto dal quale tutti desiderano fuggire. Così io, i miei demoni e i miei tirapiedi dobbiamo mettere in riga le anime dei dannati come farebbero le guardie di un grande penitenziario.

 

ReaperTu credi nel Paradiso e nell’Inferno, in Dio e nel Diavolo?

 

Sì, io prendo in considerazione tutto. Un tempo il Diavolo era l’angelo favorito del Signore, poi venne cacciato, è stato l’ultimo ribelle prima di James Dean. Dio gli ha concesso il dominio del mondo sotterraneo. È chiamato il Principe dell’Aria, ciò significa che lui è qui sempre con noi. Come disse Al Pacino nel film L'Avvocato del diavolo: «Gli piace mescolarsi alla razza umana. È stato qui prima dell’inizio dell’uomo e resterà per sempre».

 

In effetti il tuo Diavolo ricorda Al Pacino...

 

Concordo. Non appena ho avuto la parte ho subito affittato il film e continuo a guardarlo ancora adesso: ha alcuni monologhi fantastici.

 

Secondo te perché gli uomini sono così affascinati dal Diavolo?

 

Perchè il Diavolo è radicato nelle nostre menti, qualsiasi religione abbracciamo. In tutte esiste la figura di Satana. È impressa nel cervello dell’uomo. Quando un personaggio, in questo caso io, la riporta alla memoria, ne diventiamo subito affascinati in una maniera perversa. Il male o l’essenza del male è qualcosa d'irresistibile. Dobbiamo imparare a comprenderlo perché è il lato opposto della stessa medaglia. Del resto senza il male non potrebbe esistere il bene.

 

Come ti trovi sul set?

 

Mi diverto tantissimo. Lavoro con un team molto grande col quale mi piace scherzare.

Raramente riesco ad essere serio durante le riprese. Sono serio dentro, ma non quando mi rapporto con loro. Tutto questo mi dà la scossa e così comincio a recitare. Mi piace saltare dalla realtà alla finzione, per cui entro in scena senza staccare. Altri attori lavorano in maniera differente. Si estraniano, raggiungono un angolo in piena solitudine, si concentrano e diventando seri. Io preferisco l’altro metodo.

 

Come reagiscono le persone quando ti incontrano per la strada?

 

La loro reazione è varia: o mi sorridono o non vogliono avere a che fare con me.

 

I tuoi amici e la tua famiglia cosa ne pensano?

 

Credo si divertano, mi vedono sui cartelloni pubblicitari, sui giornali, penso piaccia loro il nuovo modo in cui mi presento. Del resto non è comune avere un parente o un amico Diavolo.

 

A cura di www.telefilmmagazine.com

 

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