TELEFILM - I Tudors: Scandalosamente reali
Gli anni del regno di Enrico VIII in Inghilterra reinterpretati per fare della Storia un tumulto in movimento, con personaggi dotati di una fiamma interiore, una motivazione, un obiettivo che li rende vivi e veri, e per questo attuali, per questo appassionanti. Un’anticipazione dal numero di Ottobre di TelefilmMagazine
di Stefania Carini
La differenza tra Premium Gallery e Canale 5? Semplice, basta guardare a I Tudors. Telefilm storico di Showtime, prodotto e scritto da Michael Hirst, ha conosciuto due messe in onda in Italia. La prima su Mya, il canale “al femminile” del digitale terrestre, perché se c’è sesso&intrigo il target è donna, almeno secondo quelli di Mediaset. Però Mya almeno ha mandato in onda I Tudors ad un orario prefissato, il giovedì alle 21.00, e ora si prepara a dare inizio alla seconda stagione. Canale 5, invece, l’ha rimandato più volte, per poi piazzarlo il giovedì alle 21. Come se non bastasse, gli ha affibbiato il sottotitolo “Scandali a corte”, e poi l'ha declassato alla seconda serata. E così gli ha regalato una nuova suggestione casereccia e dai promo pareva un Elisa di Rivombrosa hot. Invece è ben altro.
La serie in più stagioni (è in preparazione la terza) racconta gli anni del regno di Enrico VIII di Inghilterra, senza essere del tutto fedele alla realtà degli eventi. Hirst infatti decide di essere più fedele all’atmosfera che alla cronologia. Che Enrico VIII sia stato un Re scandaloso è vero (ebbe diverse mogli, ebbe diverse amanti, diverse di loro fecero una brutta fine). Inoltre fu anche il fautore della scissione della Chiesa d’Inghilterra da quella di Roma. Con un monarca così, non è che c’è da inventarsi molto per acchiappare l’audience smaliziata del satellite (Showtime è la rete di Californication, Weeds, Dexter). Semplicemente, tutto quello che le vecchie serie BBC e Rai ci nascondevano pudicamente, qui viene mostrato con tutti i dettagli possibili. In più il ruolo di Enrico viene affidato al bellissimo e già dannato (si veda Match Point di Woody Allen) Jonathan Rhys Meyers.
Gli americani ci stanno battendo anche sul versante delle serie storiche. Dopo Roma, dopo Elizabeth, ecco I Tudors. Pur fedelissimi alla ricostruzione d’ambiente, gli sceneggiatori non rimangono imbrigliati nella cronaca ma vanno dritti all’interpretazione. Fanno della Storia un tumulto in movimento e donano ai
personaggi una fiamma interiore, una motivazione, un obiettivo che li rende vivi e veri, e per questo attuali, per questo appassionanti. Invece di creare figurine statiche, già cristallizzate nel ruolo che gli studiosi gli hanno affibbiato, reinventano Enrico VIII e lo portano in tutte le case. Non importa che tutto non sia come nei libri di Storia, la precisione minuziosa spetta allo spettatore che vorrà approfondire (si è liberi di crearsi una propria cultura in America, senza alcuna imposizione). Non interessa la pedagogia alla Piero Angela, ma la passione del racconto, della ricostruzione, della Storia e delle storie. E noi che viviamo di serie biografiche dovremmo imparare la lezione, invece di produrre sterili agiografie inutili a qualsiasi causa e inerti sul piano dell’arte.
Sarà colpa della programmazione... d'altra parte siamo il paese che manda in onda Lost ad agosto. Ma forse c'è dell'altro nell'insuccesso de I Tudors. Forse il pubblico generalista, quello che fa massa, attende il romanzetto, e nulla più. Alcuni si sono sentiti offesi dai Tudors perché non così storici, non così seriamente filologici. Forse, semplicemente, certi prodotti nati come cult di nicchia su tv via cavo devono rimanere tali e non tentare la via del secondo passaggio. Se la tv generalista vuole i grandi numeri deve scegliere accuratamente i telefilm da programmare e lasciare alle sue piattaforme premium i difficili & scandalosi Tudors. Non tutto è per tutti.
A cura di www.telefilmmagazine.com
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