TELEFILM - Che guerra sia: "The Pacific"
“The Pacific” è considerato l'evento del mese. Su Sky Cinema 1, infatti, ritornano Tom Hanks e Steven Spielberg per raccontare la Seconda Guerra Mondiale. Di nuovo e questa volta a puntate. Un estratto dal numero di Maggio di TelefilmMagazine
di Federica Biagini
Tom Hanks e Steven Spielberg tornano ad affrontare il tema della Seconda Guerra Mondiale per la terza volta. In principio fu lo sbarco in Normandia di Salvate il Soldato Ryan. Poi fu la volta della miniserie Band of Brothers, dieci puntate che raccontavano le avventure della compagnia aviotrasportata Easy nell'Europa nazista. Adesso dopo 7 anni di durissimo lavoro arriva The Pacific a metterci nuovamente a confronto con i drammi della Grande Guerra. Il campo di battaglia non è più la Francia occupata dai nazisti, ma il Pacifico appunto, dove seguiamo le gesta dei marine americani contro le forze giapponesi dall'eroica conquista dell'isola di Guadalcanal fino allo scontro finale di Iwo Jima.
Una guerra in Grande
Il progetto televisivo è stato girato sulle sconfinate spiagge dell’Australia, è costato 200 milioni di dollari, il più alto per una produzione televisiva (Band of Brothers ne costò 125), e cambia regista di episodio in episodio. La miniserie è stata scritta principalmente da Bruce McKenna (già sceneggiatore di Band of Brothers e qui co-produttore esecutivo insieme a Spielberg ed Hanks) che ha attinto alle memorie scritte di alcuni veterani di
guerra americani e vuol essere il più fedele possibile agli avvenimenti, senza esagerazioni e senza censure di alcun tipo.
Protagonisti sono i due veterani autori dei libri di memorie da cui è tratta, Robert Leckie e Eugene Sledge, assieme ad un terzo personaggio, il marine John Basilone, che con il loro plotone affronteranno le battaglie decisive del conflitto contro l’Impero del Sol Levante, come Guadalcanal, le foreste pluviali di Cape Gloucester, le colline sabbiose di Iwo Jima, fino alla resa del Giappone.
Le 10 puntate, della durata di 50 minuti ciascuna, vengono tutte introdotte da immagini di repertorio con la voce di Tom Hanks che narra il presupposto storico, accompagnate da due veterani “protagonisti” che, guardando in camera, raccontano gli avvenimenti che hanno vissuto. E già qui si capisce il tono e la tipologia di racconto che ci aspetta.
Un incrocio tra documentario e finzione che funziona bene e riesce a creare subito empatia.
Fin dai titoli di testa, con gli schizzi di china che si trasformano in zolle di terra, i tratti in lineamenti umani, le macchie d’inchiostro in macchie di sangue, abbiamo conferma del fatto che ci troviamo di fronte ad un prodotto di qualità. D’altra parte siamo in casa HBO, dove le sigle sono parte integrante dell'opera e diventano marchio indelebile delle storie raccontate.
The Pacific non nasconde nulla dell’orrore del conflitto, mostra la guerra per quello che è, senza tanti buonismi o sangue finto messo qua e là a caso. Colpisce per il modo in cui viene raccontata l'alienazione dei soldati che si ritrovano in terre e mari sconosciuti a combattere un nemico così profondamente "diverso". Si percepisce l'ignoranza e la differenza razziale che ha reso i due popoli particolarmente crudeli l'uno con l'altro durante questa guerra. Già dal primo episodio viene espresso visivamente il paradosso di una guerra spietata e sporca, consumata in uno degli scenari naturalistici più incantevoli del pianeta. Porta a chiedersi: perché sono qui? Per cosa combatto? Perché uccido?
Emozionante anche se meno convincente il punto di vista dei protagonisti, quando si confrontano con i propri sentimenti e i propri ideali o affrontano le piccole follie e i problemi quotidiani, insomma tutta la “sottoguerra” che uno non conosce e che può solo immaginare. È in questi frangenti che a volte la serie scade un po' nella retorica, in trovate “romanzate” e in semplificazioni morali o politiche che non si addicono molto ad un racconto storico-bellico. Nonostante il punto di vista degli avvenimenti sia ovviamente quello americano, la serie non sfocia comunque nel patriottismo, ma resta comunque una storia di parte, senza un'interpretazione di più ampio respiro.
Epico e commovente proprio come Band of Brothers, umano, spietato, coinvolgente, l'impatto è devastante sia per il pubblico di conoscitori della storia della seconda guerra mondiale sia per chi è a digiuno degli avvenimenti meno noti del fronte di guerra sul Pacifico.
A cura di www.telefilmmagazine.com
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