SERIALMENTE - PIANETA TELEFILM - Maggio è il mese delle serie televisive.

La bella stagione ha portato molte novità agli appassionati italiani di TELEFILM: un festival sempre più importante, la nuova edizione del "Dizionario", tante serie in dvd e sui network terrestri e satellitari... e una nuova rubrica di Sentieri selvaggi che si apre nel segno di "Buffy" e che ogni mese vi terrà aggiornati sulle principali serie TV

Intro.

Maggio si sta caratterizzando sempre di più, almeno in Italia, come il mese delle serie televisive: questo grazie all'ormai tradizionale appuntamento del "TeleFilm Festival" di Milano (la cui seconda edizione s'è svolta dal 6 al 9 con uno straordinario successo di pubblico) e alla programmazione delle tv satellitari e terrestri, che scelgono proprio questo periodo per lanciare nuovi titoli sulle loro frequenze e preparare la tradizionale abbuffata "telefilmica" della stagione estiva (per non parlare dell'uscita, in queste settimane, dell'edizione aggiornata dell'utilissimo "Dizionario dei telefilm" di Leo Damerini e Fabrizio Margaria, edito da Garzanti: 860 pagine, 26.50 euro).

Che c'è di meglio proprio a maggio, allora, di una nuova rubrica di "Sentieri Selvaggi" che, con cadenza mensile, sia dedicata all'universo delle serie televisive? In attesa di focalizzare l'attenzione, di volta in volta, sulle serie più importanti del presente (ma anche del passato e del futuro...), in questa prima puntata delineiamo con un minimo di calma l'oggetto del contendere, tracciamone i confini e scopriamone meglio i contorni.

 

Serial Tv.

La televisione è attraversata, per sua stessa natura, da flussi ininterrotti di immagini ciclicamente (ri)proposte e, in quanto tale, appare come il luogo privilegiato nel quale si dispiega al meglio la serialità, quello ideale per tutto ciò che non può e non deve avere mai fine.

E, tra i vari generi catodici, proprio la fiction ha saputo caratterizzarsi decisamente in senso seriale, soprattutto se parliamo della produzione statunitense, cioè quella dalla qualità media più elevata e che riesce a esercitare il richiamo più forte sull'immaginario collettivo mondiale.

Negli Stati Uniti la fiction televisiva è stata fortemente connotata in senso seriale fin dagli anni Cinquanta, quando assunse come suoi modelli di riferimento i radiodrammi a puntate, i racconti dei "pulp magazines" (a fumetti e non) e i serial cinematografici di Serie B.

Tradizionalmente, gli studiosi classificano questi prodotti televisivi in due differenti categorie: serie e serial. La prima può essere fatta coincidere, a grandi linee, col telefilm "classico" e si basa sulla ripetizione di una struttura narrativa sempre uguale nei vari episodi, con personaggi fissi e con poche varianti a giustificare la distinzione tra una puntata e l'altra; le vicende terminano con i titoli di coda e i personaggi sono sempre uguali a se stessi. Il serial, invece, è articolato in puntate che derivano l'una dall'altra e sono incastonate in una struttura completamente aperta, priva di confini e con numerosi fili narrativi che s'intrecciano tra loro e i vari personaggi continuamente in evoluzione.

In realtà, una divisione troppo schematica tra queste due tipologie non è in grado di rendere al meglio la straordinaria complessità di un universo linguistico tanto articolato, dato che molto spesso - soprattutto nei telefilm di ultima generazione - i confini tra serie e serial sono molto sfumati o pressoché inesistenti.

Tra i tanti esempi possibili, mi piace citare quello di "Buffy" ("Buffy the Vampire Slayer", 1997: ne parlerò più diffusamente in una successiva puntata), uno tra i prodotti seriali di maggior successo (e qualità!) degli ultimi anni. Qui, la giovane protagonista - una studentessa che, nottetempo, difende il mondo dalle forze del male - viene inserita dal creatore della serie, il brillante Joss Whedon, in situazioni ciclicamente sempre identiche a se stesse: la lotta contro un nemico soprannaturale (uno diverso per ogni annata), i problemi di cuore, le relazioni turbolente con gli amici e la famiglia, la vita scolastica. E tutto ciò, nonostante il tempo del racconto scorra in modo piuttosto evidente: i personaggi, infatti, si diplomano e vanno al College, crescono e sembra (sembra, appunto) persino che maturino in seguito alle esperienze precedenti (che sono richiamate in continuazione, anche a distanza di anni).

E' proprio la capacità d'ibridazione continua tra serie e serial a costituire uno tra i motivi di maggiore seduzione di questo telefilm e di tanti altri simili, quasi sempre americani. Tali prodotti, infatti, riescono a soddisfare tutti i possibili tipi di fruizione: quella occasionale, quella discontinua e quella dei veri e propri cultori. Sono proprio le loro caratteristiche seriali - col raffinato meccanismo formale del ritorno dell'identico nella sequenza - a far sì che i telefilm americani siano particolarmente adatti per integrarsi nei ritmi della vita quotidiana, anch'essa basata sulla ripetizione di unità modulari come la giornata (con le sue diverse parti), la settimana, il mese.

In questa coincidenza tra ritmo biologico-esistenziale e ritmo catodico risiede uno tra i motivi per i quali è tanto facile "affezionarsi" a un buon serial televisivo.

 

To be continued...

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