VENEZIA 61 - Venezia affonda - "Volevo solo dormirle addosso", di Eugenio Cappuccio (Orizzonti)
Mentre la 61a edizione parte con evidenti disagi e carenze organizzative, è stato presentato "Volevo solo dormirle addosso", analisi sul mondo del lavoro dopo "Mi paice lavorare" di Francesca Comencini. Magari è interessante l'argomento, ma non è minimamente interessante il modo in cui lo racconta.

Partono i film ma non parte la Mostra. Forse aveva ragione Dino De Laurentiis quando, parlando del Festival del Lido, affermava qualche giorno fa, in polemica col neodirettore Muller, che Venezia ormai è stata superata sia da Cannes sia da Berlino. Soliti problemi organizzativi, code per andare in bagno, accredito che diventa una specie di abbonamento visto che viene venduto al prezzo di 40 euro. Per gli studenti universitari con l'accredito culturale, che magari pensano di restare al Lido circa 5/6 giorni, che già dovranno aprire un mutuo per mangiare e dormire, un autentico salasso, col rischio di riuscire a vedersi appena due film al giorno e rimanere in coda per ore. E il Lido non è certo il posto più ospitale del mondo con la sua aria insalubre, le sue piogge improvvise, la cappa opprimente e le zanzare-tigre in agguato, anzi forse lo è meno della Caienna francese. In più trapani, cartelloni di film da montare, impalcature da mettere su, ristoranti già pieni da dove i gestori ti fanno mangiar a velocità da record e ti spennano a velocità ancora maggiore. Sarà pure la Mostra delle star ma il terreno sotto i piedi schricchiola. E pure parecchio.
Per quanto riguarda i film, è stato presentato, per la sezione Orizzonti, Volevo solo dormirle addosso di Eugenio Cappuccio, che aveva già diretto assieme a Nunziata e Gaudioso, Il caricatore (1996) e La vita è una sola (1999). L'opera vede protagonista Matteo Pressi (Giorgio Pasotti), un manager trentenne che lavora in una grande multinazionale, la MTI, che vende microchip. Da addetto alla formazione del personale viene trasformato dagli alti dirigenti francese in un killer; visto che la società è in crisi, dovrà licenziare 25 dipendenti in poco più di 2 mesi. Ambientato in una Milano gelida, vista solo attraverso gli scorci, frammenti di serate mondane o freddi interni d'uffici, Volevo solo dormirle addosso rappresenta un'altra analisi sul mondo del lavoro dopo Mobbing - Mi piace lavorare. Ma se il film di Francesca Comencini era denso d'umanità, nel film di Cappuccio tutto sembra essere rigidamente calcolato, dai movimenti geometrici della macchina da presa dentro l'ufficio, con tanto di inquadratura dietro la testa del protagonista, alla trasformazione dei personaggi in macchiette da post-commedia all'italiana come il dipendente che insiste di firmare l'ultimo giorno di dicembre per andarsene alla cameriera che va a fare i lavori domestici a casa di Matteo. Come Mobbing anche Volevo solo dormirle addosso altera la sfera professionale a quella privata del protagonista, legato a una ragazza (Cristiana Capotondi) con la quale non si vuole legare ma solo dormirle addosso e che invece s'invaghisce di un'affascinante e più vera ragazza camerunense, Angelique. Ma la pellicola, scritta da Massimo Lolli e Alessandro Spinaci, si riduce a mostrare, con esiti vani, l'isolamento emotivo e professionale di Matteo mettendo solo pallidamente in luce il suo malessere, come negli incontri mondani con gli amici della fidanzata e da un punto di vista narrativo finisce per essere prevedibile visto che poi la 25° persona ad essere fatta fuori sarà proprio Matteo. Dentro Volevo solo dormirle addosso c'è un racconto corretto, scolasticamente ineccepibile, come se Cappuccio volesse mostrare di essere maturato come regista e avesse cose di interessanti da raccontare. Magari è interessante l'argomento, ma non è minimamente interessante il modo in cui lo racconta.
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