VENEZIA 61 - "El amor (Primera parte)" di Alejandro Fadel, Martín Mauregui, Santiago Mitre e Juan Schnitman (Settimana Internazionale della Critica)
Qualche ironico e inaspettato sprazzo descrittivo alla Jeunet del "favoloso mondo di Amélie" in questa pellicola impastata in digitale da quattro paia di giovani mani e occhi è uno dei punti forti di questa piacevole apertura della sezione SIC sul motore che muove (o dovrebbe muovere) il mondo. Saggio mèlo anti-mucciniano di amorose corrispondenze
L'uovo di Pasqua, il film a sorpresa che inaugura questa 19esima Settimana Internazionale della Critica (che quest'anno denuncia la negativa assenza di un'opera italiana) è fatto di buon "cioccolato", magari non Lindt ma comunque di buona qualità. El amor (Primera parte) è frutto low low budget di un'intelligente e sensibile Idra registica a quattro teste argentine, classe 1980 e 1981. Protagonista l'amore a venticinque anni, raccontato dai corpi mai sazi di baci e sesso del tirocinante medico Pedro e della studentessa Sofía, immersi in una placentare Buenos Aires - "culla cupidica". Con assoluta e felice omogeneità il quartetto di giovani esordienti nel lungometraggio riversa autobiograficamente su pellicola gioie, delusioni, incomprensioni, esaltazioni, solitudini delle loro ancora brevi ma già intense esperienze di vita, spezzando la temporalità per sezionare con curiosa partecipazione e calibrato distacco "scientifico" i comportamenti e le chimiche di due esseri di sesso opposto e complementare. A contribuire alla fresca scorrevolezza dal retrogusto vagamente truffatiano di questa pellicola impastata in digitale, qualche ironico e inaspettato sprazzo descrittivo alla Jeunet del "favoloso mondo di Amélie" (le divertenti, nella loro "seriosa" professoralità, radiografie di fisiologia sessuale della coppia, le delimitazioni cartografiche della loro Buenos Aires) che costituisce uno dei punti forti di questa piacevole apertura della sezione sul motore che muove (o dovrebbe muovere) il mondo. Un saggio mèlo anti-mucciniano di amorose corrispondenze con una coppia di protagonisti espressivi (tutta da godere la sequenza di smorfie e ansimi nei quali si produce Sofia per imitare il suo Pedro mentre fa sesso con lei) che si muove sinuoso all'interno della commedia moderna, attento a evitarne le trappole riutilizzandone manierismi, idiosincrasie e stilemi che sa reinventare da una nuova angolazione come capita alla casualità kieslowskiana, che i quattro "moschettieri" argentini visualizzano ricostruendo a scatti di "diapositive" i primi incoscienti incontri, fin dalla tenera età, della futura coppia.
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