VENEZIA 61 - "Ho cercato di ricreare le atmosfere de Il Silenzio degli innocenti...": Incontro con Jonathan Demme
Demme incontra la stampa per presentare il suo ultimo ed ennesimo capolavoro, The Manchurian Candidate, thriller psicologico a sfondo fortemente politico. Come già la proiezione anche la conferenza ci porta fuori dai confini stabiliti, del cinema e del mondo.

Non c'è abbastanza spazio da contenere quanti si affollano per la conferenza stampa di The Manchurian Candidate, e ancor meno è il tempo che possa accontentare quanti hanno voglia di interloquire con un regista, Jonathan Demme, senza dubbio uno dei maggiori cineasti contemporanei. Accanto all'autore de Il Silenzio degli innocenti e The Truth about Charlie ci sono i due interpreti maschili Denzel Washington e Liev Schreiber e una Maryl Streep, occhiali da sole con lenti blu e vestito chiaro, ancora una volta eccezionale nell'interpretazione di una donna dalla personalità forte e complessa (di madre e politica); doti che porta anche qui al Lido rispondendo con simpatia e acume anche alle domande più stupide. A chi le chiede cosa sia per lei il "madeinitaly" mostra una borsa acquistata ieri a Venezia e aggiunge "...io ho una borsa italiana, tu parli inglese come me; che senso ha parlare di made in italy... Comunque sono tante le cose che vengono dall'Italia, anche il cinema è made in italy o i festival che ieri ho scoperto sono inventati qui, non a Cannes o altrove". Stoppa subito tutti quelli che hanno visto nel suo personaggio la Tatcher: "In America altri ci hanno visto la Hillary Clinton, ma Eleonor Shaw è distante dall'una e dall'altra. Dalla politica inglese posso aver preso il look con orecchini e collana ma tante donne impegnate in lavori dirigenziali si vestono in questo modo".
Lo stesso problema ha Demme subito costretto a districarsi tra le domande di carattere esclusivamente politico che mortificano un film sicuramente aperto all'argomento ma allo stesso tempo eccezionale nella miscela di forma e contenuti, che disorientano lo spettatore e non possono che sminuirsi una volta legati all'attualità spicciola e spettacolare della politica in senso stretto.
Sembra che nel suo film la politica sia ritratta come una metafora delle ricadute che seguono alle guerre condotte dagli USA in territori stranieri...
Visto che siamo ad un festival e siamo qui per parlare di un film dico subito che per me The Manchurian Candidate è un thriller psicologico. Volevo fare un film sulla scia de Il Silenzio degli innocenti e volevo che questi grandi attori ricreassero quelle atmosfere di tensione e umanità: penso ci siano riusciti benissimo. Sono stati veramente eccezionali. Poi c'è anche la politica che arriva direttamente dal romanzo di Richard Condon. Il libro è degli anni '50 e in quel decennio si ci interrogava sul lavaggio del cervello come metodo per il mantenimento del controllo da parte del potere, oggi queste teorie passano di più attraverso l'uso di microchip e altri apparecchi elettronici da inserire direttamente all'interno degli individui, perciò ho attualizzato in questa direzione uno dei temi del romanzo, ma è il controllo in sé ad interessarmi. Negli anni '50 in America è stata usata la minaccia di imminenti invasioni straniere per terrorizzare i cittadini e costringerli a vivere in un clima di paura generalizzata...E' stato fatto un vero e proprio lavaggio del cervello in questo senso e solo affinché quella classe dirigente continuasse a mantenere il potere.
A quali donne ha pensato mentre creava il personaggio della senatrice Eleonor Shaw che ha affidato a Maryl Streep? Le ha consigliato di ispirarsi a qualche politica in particolare?
Il ruolo di Maryl è ispirato direttamente al personaggio del romanzo di Condon. Come ho detto prima della politica mi interessava l'aspetto psicologico dei vari personaggi del film, in questo caso mi affascina la figura doppia della madre protettiva che vuole tenere sempre il figlio accanto e la donna politica spietata che è disposta a sacrificare anche la maternità per il potere. A Maryl ho chiesto di ispirarsi alla sua vita familiare, ai suoi rapporti personali, al doppio ruolo, quello pubblico di attrice e quello privato di membro di una famiglia che vive ogni giorno. Tutto qui.
The Manchurian Candidate illustra l'assoggettamento della politica al potere economico, tema molto discusso in questo periodo...Anche lei pensa che oggi ci ritroviamo a vivere in un sistema che possiamo definire postdemocratico?
No. Parlando da americano penso che si sia creata una distanza tra la gente e i nostri leader che credo ci stiano portando in una direzione sbagliata. Loro sono convinti che ci sia bisogno di conquistare e governare il mondo per due motivi: il primo perché credono che in questo modo avremo più ricchezza a disposizione; il secondo è che attraverso il controllo diretto degli altri Paesi aumenti il nostro livello di sicurezza. Ma non credo che il malcontento della gente verso i propri leader sia soltanto un problema americano, in molti altri posti c'è una distanza forte tra i cittadini e dirigenti che pensano ad interessi personali anziché al bene comune. Comunque, come tra due mesi in America in democrazia si ripresenta la possibilità di cambiare le persone che non ci vanno bene.
Il nucleo centrale del film è la memoria? Il fatto che Bennett Marco e Raymond Shaw non riescano a ricordare bene cosa gli sia successo veramente nel Golfo è ciò che non ci permette di sciogliere i nodi della situazione rappresentata.
Si, credo sia molto commovente vedere il personaggio di Denzel (Bennett) lottare cercando di ritrovare nella sua memoria la verità u quanto stia accadendo. Prova a scendere nei luoghi oscuri, deve superare i sogni che sono falsi ma contemporaneamente gli nascondono gli altri meandri interiori. Io mi identifico in lui, ogni giorno cerco di ricordare quello che faccio e non sempre ci riesco...credo sia un problema comune a molti di noi, della memoria fanno parte i sogni e la realtà e spesso è difficile riuscire a scinderli. Mi piace molto quando il congegno che Bennett porta dentro comincia a non funzionare bene e i due livelli si confondono, lo trovo molto reale.
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