VENEZIA 61 - "Delivery", di Nikos Panaytopoulos (Concorso)

In "Delivery" il centro è la marginalità. A "Giochi" terminati, l'autore contrappone la liberazione di una città che non corre, non vince, non esulta. L'emarginazione è decorata da una fiaba afasica dai colori screpolati e si espande attraverso la narrazione silenziosa o loquace comprensione.

In Delivery il centro è la marginalità. A "Giochi" terminati, Nikos Panaytopoulos contrappone la liberazione di una città che non corre, non vince, non esulta. L'emarginazione è decorata da una fiaba afasica dai colori screpolati e si espande attraverso la narrazione silenziosa o loquace comprensione. L'angelo perduto forse è un altro "albanese" che sbanda lentamente alla ricerca di un indirizzo sicuro che non cambi rapidamente. È il paradosso di Zenone in cui la tartaruga primeggia grazie anche a qualche scheggia impazzita che non domi solo provando a ripulire le strade dagli indesiderati dell'est o del sud del mondo. Allora ecco che alla maratona succede quello che non ti aspetti: un prete in kilt macchia l'esito finale.

L'uomo senza nome si esprime con difficoltà, è arrivato per trovare lavoro, incontra un ex becchino che sa tutto sui morti ("I morti hanno tre strati: la carne, il grasso e la pelle...") e niente sulla morte. Si aggira tra i diseredati, i poveri di spirito che vengono fuori dal nulla per ritornare di nuovo verso il nulla. Comincia a lavorare ad una pizzeria e consegna a domicilio: sul motorino procede a velocità controllata mai perturbato dalla vita che gli scorre caoticamente intorno. Con il casco che non toglie mai sembra Gagarin o un alieno esiliato. Il regista non si presta facilmente a sguardi superficiali perchè la sua città custodisce nelle viscere i segreti, le paure e per vedere realmente cosa c'è sotto ci si deve abbassare per cogliere gli angoli "etici" delle immagini.

Del resto Panaytopoulos è il regista degli "sfrattati", della parte oscura metropolitana sin dai suoi primi lavori (bellissimo è Melodramma, dei primi anni settanta) in cui (con)fonde l'ascetismo orientale e la durezza contemporanea scorporando lo sfarzo virtuale delle storie che si vantano di parlare di povertà. L'e(ste)tica si fa politica e parla di un principiante, di un angelo, di uno scarto. Tutti insieme in un sogno sotterraneo che alzando gli occhi in su di notte, le donne di strada sembrano avere solo mutandine nere. La vita è bella ma non per tutti e la liberazione lievita verso l'alto consegnando l'uomo al suo destino già filmato...          

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