VENEZIA 61 - Los Angeles recita se stessa. Incontro con Michael Mann.

Collateral di Mann s'insinua come la più estenuante via di fuga dell'immaginario contemporaneo. "Di Los Angeles al cinema viene mostrato quasi sempre lo stesso 10%, io invece ho preferito usare l'altro 90%. Anche la scena del coyote non è solo metaforica..."

Perchè ha scelto Tom Cruise per il ruolo del killer?

Per me era molto importante avere un attore come Cruise, perchè il suo è un personaggio che gioca su un filo, un personaggio limite, in cui è estremamente importante il non detto, in tutta la prima parte del film, e credo che la sua interpretazione sia eccezionale.

 

Perchè ha voluto trasformare fisicamente Tom Cruise?

Doveva avere il look anonimo di un uomo difficile da identificare attraverso la descrizione di eventuali testimoni dei suoi delitti. Altezza media, non molto giovane, capelli grigi, un abito grigio, una camicia bianca... ce ne sono migliaia. Vincent, come il vero Cruise, deve tentare di passare inosservato. Ma mi piaceva l'idea di dargli capelli di colore metallico, come Lee Marvin.

 

Come ha costruito il personaggio?

Come se avessi dovuto raccontare la sua storia da quando era bambino. Ho immaginato tutto ciò che gli era capitato e ne ho discusso a lungo con Tom. Abbiamo pensato che suo padre fosse un progressista. In fabbrica era uno dei leader del sindacato. Amava il jazz ma non rendeva partecipe il figlio. Con lui era spesso violento perchè lo riteneva responsabile della morte della madre. Abbiamo persino deciso come era vestito quando a 11 anni lasciò la casa dei genitori adottivi.

 

Perchè ha girato in digitale?

La presenza della città è molto importante. Non volevo vedere solo palazzi illuminati contro un cielo nero, un'immagine claustrofobica. La notte a Los Angeles è limpida come un tardo pomeriggio. Quando c'è la luna puoi vedere a perdita occhio. Se il cielo è coperto, l'illuminazione ed i fari delle macchine colpiscono le nuvole e riflettono una luce morbida. Solo il digitale, che è molto sensibile, poteva restituire questo. L'ho usato non solo perchè ormai è quella che la direzione che prenderà il cinema, ma anche perchè ne aveva assoluto bisogno. Volevo girare interamente di notte e con la pellicola non potevo farlo, poi volevo che il paesaggio fosse centrale ed avevo bisogno di una grande profondità di campo, infine il digitale mi permetteva di riprendere in un certo modo gli attori. Alla fine, in digitale ad alta definizione è l'80% del film.

 

Il paesaggio urbano, in effetti, ha un ruolo fondamentale. Ce ne può parlare?

I registi sono degli opportunisti, sfruttano i paesaggi che trovano, ed io avevo bisogno di Los Angeles, non quella di Malibù, ovviamente, ma egualmente una città bellissima, con uno straordinario cielo notturno. Per esempio avevo bisogno che nel momento in cui i due uomini nel taxi cominciano a parlare in modo personale di se stessi, il paesaggio esprimesse il massimo della impersonalità, e ho trovato i campi petroliferi. Di Los Angeles al cinema viene mostrato quasi sempre lo stesso 10% io invece ho preferito usare l'altro 90%. Anche la scena del coyote non è solo metaforica, è capitato a me di imbattermi in piena Los Angeles in un coyote. Non dimentichiamo che è una città che ha solo 80 anni: prima era terra di nessuno. Avrei potuto girare anche a Chicago, che è la mia città. Volevo però qualcosa che trasmettesse al pubblico un senso forte della contemporaneità e Los Angeles era la città giusta. Prima ancora di scegliere il copione di Collateral avevo deciso di fare un film in cui si fosse molto coinvolti, in cui tutto accadesse qui e ora, in cui la fine fosse molto vicina all'inizio: ho trovato questa storia che si svolge in una notte ed ho pensato che era quella giusta.

 

Ci può parlare del rapporto tra i due protagonisti?

Ho pensato prima a Cruise e per fare coppia con lui mi è venuto naturale pensare a Jamie Foxx che è un mostro di bravura, capace di fare assolutamente tutto. Era molto importante che interagissero tra loro, perchè tutto il film è una sorta di contrappunto, con il personaggio di Vincent che paradossalmente agisce da elemento di liberazione per Max. All'inizio i due personaggi sono coperti, ma si svelano per quello che sono, eppure il pubblico deve cominciare ad intuire qualcosa, per esempio dal vestito di Tom Cruise, che è costoso ma di fattura americana, un pò grigio nel taglio, e lo stesso processo avviene attraverso la recitazione, per questo avevo bisogno di una coppia straordinaria e che si integrasse.

 

E la musica?

La musica è credo anche nei personaggi stessi, e per me è importante che Jamie Foxx sia un ottimo pianista classico e che Jada Pinkett sia una cantante. C'è una musicalità nel loro modo di recitare che è importante per il film. Quanto alle scelte musicali, per me è molto importante che ci sia la musica di Miles Davis a fare da sfondo al momento in cui Max e Vincent sembrano avvicinarsi, e poi la voce di Chris Cornell, un artista straordinario, nella parte finale.

 

A chi si è ispirato per questo film?

Sono sicuramente debitore a Sergio Leone o a Walter Hill, che è un regista che amo molto oltre che un amico, ma non parlerei di vere e proprie parentele con altri autori. Indubbiamente c'è nel personaggio di Tom Cruise una sorta di nichilismo che esprime il disagio verso il mondo, ma a me sembra importante anche la sua richiesta finale, quando domanda a Max di testimoniare in qualche modo la sua esistenza.

 

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