VENEZIA 61 - Un mundo menos peor, di Alejandro Agresti (Orizzonti)

Tra un mondo migliore e uno meno peggiore, Agresti sceglie di ritoccare ciò che è stato con i colori tenui che colano sull'infanzia e sui giovani che non hanno visto e vorranno scavare. Riflessione su come in Argentina si resiste senza mai smettere di tastare la vita, in mezzo ad una realtà che prova a distruggere l'essenza dei sentimenti.l'essenza dei

Tra un mondo migliore e uno meno peggiore, Agresti sceglie di ritoccare ciò che è stato con i suoi colori tenui che colano sull'infanzia e sui giovani che non hanno visto e vorranno scavare. Riflessione su come in Argentina si resiste senza smettere di tastare la vita, in mezzo ad una realtà e ad un passato che provano a distruggere l'essenza dei sentimenti. Una donna scopre che suo marito, che credeva morto da più di vent'anni, vive in un piccolo paese nel sud dell'Argentina. Viaggia fino a lì con sua figlia, che non ha mai conosciuto il padre. Insieme proveranno a ricostituire una famiglia, mai avuta. Quell'uomo ha ricevuto la cura riservata ai dissidenti del governo e non ricorda più di avere una moglie e una figlia. Si è convinto di averle perse in un incidente stradale per colpa dell'alta velocità. Adesso, lontano da quello che è stato, ha aperto una panetteria, si fa chiamare il "Cholo" e non sopporta che si corra in macchina. Per Agresti, regista, sceneggiatore, attore, torna il tema della famiglia ritrovata, uno dei leitmotiv della sua produzione, torna in Buenos Aires Vice Versa, dove due adolescenti figli di desaparecidos cercano risposte alle loro esistenze sradicate. Come l'adolescenza e la solitudine ritornano in Valentin, storia di un bambino che spera di ritrovare la madre che l'ha abbandonato quando aveva tre anni. È proprio con quest'ultimo film che l'autore ha trovato consacrazione anche nel nostro paese. È un cinema imbevuto di parole, di storie raccontate soffocate dal dolore e dal rancore: avere ideali significa non poter avere amici. C'è una coinvolgente empatia che trapela dai film di Agresti: lavorare più o meno sempre con gli stessi attori testimonia la speranza di proseguire il cammino insieme, imparando a vivere e a recuperare gli anni perduti senza mai per forza scavare maniacalmente nel passato. Il passato dell'Argentina è anche il presente e non c'è tempo per tornare indietro: bisogna lottare oggi, subito per un mondo a misura d'uomo. La vita è stretta, come il cinema argentino zavorrato troppo spesso dai ricordi nefasti e dalla memoria offuscata dalle botte e dalle torture. Agresti ogni tanto scoperchia il pentolone, restando paralizzato dagli effluvi regredenti. Per il resto conosce ormai la melodia "giusta": scrittura che anticipa o scavalca l'effetto visivo corrispondente e toccanti quadretti umani non prevaricando verso un cinema ipocritamente o ruffianamente migliore a tutti i costi...    

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