VENEZIA 61 - "Tout un hiver sans feu", di Greg Zginski (Concorso)

E' un film di corpi silenziosi, sulle scelte e i destini Tout un hiver sans feu, delicato ed essenziale, dolce/amaro e doloroso. E il lutto interiore per quella perdita impossibile oggi non può che fatalmente rimandarci a quei piccoli corpi di Beslan, dove l'orrore ha superato l'ultimo tabù possibile, quello della vita spezzata di un bambino.

Vive dei panorami esteriori (e interiori) della Svizzera questo silenzioso lungometraggio dello svizzero-polacco Greg Zglinski, coprodotto con la televisione belga. E' un inverno freddo freddo quello che colpisce Jean (Aurelien Reconing, già straordinario interprete di A tempo pieno di Cantet) e Laure (Marie Matheron), che hanno visto di colpo la loro vita arrestarsi di fronte alla perdita della figlia di cinque anni nell'incendio della stalla. E da allora, sono passati pochi mesi, Laure guarda nel vuoto e Jean ha dovuto chiudere la sua azienda agricola. Il gelo, il fuoco, gli elementi opposti scansionano i corpi della coppia, in un'irreversibile sonno dei sentimenti, dove il rancore, il senso di colpa, si sostituisce come un vuoto pesante all'energia della vita. Laure si ferma, letteralmente. Jean cerca a fatica di reagire. Trova lavoro in fabbrica, cerca di ricominciare. E la sorella di Laure prima spinge la donna verso una clinica e poi se la porta con se in casa, separandola da Jean. E' una separazione forzata, e i corpi si spezzano ancor di più. Ma in fabbrica Jean conosce Labinota (Gabriela Muskala) giovane profuga kossovara che ancora aspetta il marito perduto durante l'offensiva serba. E tra i due, lentamente, cresce una dolce amicizia, fatta di silenzi e di sospiri, di sguardi e di piccoli racconti. Un uomo una donna e due attese. Quella di un corpo forse morto per Labinota, e quella di un corpo ferito a morte da far risorgere per Jean. E la vita scorre nel gelido paesaggio del Giura svizzero, mentre Jean è tormentato dai dubbi, tra l'amore per Laure e il suo star bene con Labinota.

E' un film di corpi silenziosi, sulle scelte e i destini Tout un hiver sans feu, delicato ed essenziale, dolce/amaro e doloroso. E il lutto interiore per quella perdita impossibile oggi non può che fatalmente rimandarci a quei piccoli corpi di Beslan, dove l'orrore ha superato l'ultimo tabù possibile, quello della vita spezzata di un bambino. Per Jean e Laure (come per i protagonisti di Turista per caso, di Kasdan) questa frattura interiore, questo dolore/urlo, sembra una cicatrice che non puo' rimarginarsi, nonostante l'amore. Ma poi un giorno Laure decide di uscire di casa, cammina verso Jean, all'uscita dalla fabbrica. Forse si puo' ancora superare il lutto e il dolore, o forse no. Zglinski, nel più delicato film sui sentimenti visto finora alla Mostra, lascia aperta ogni possibilità.

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