VENEZIA 61 - "Puteri Gunung Ledang", di Saw Teong Hin (Mezzanotte)
Dalle dinamiche di leggenda "istituzionale" rielaborata alla dimensione numerica da protokolossal da esportazione, l'impianto iconico ha un taglio aggressivo, occidentale, occlusivo. Film più costoso di sempre (3,5 milioni di euro pari all'incasso dei dieci film malesi del 2002), prima grande produzione ospite di un festival internazionale
Monumentale l'architrave su cui poggia l'evento malese, cui l'esordiente Teong Hin approda come realizzazione-compendio del "sogno di una vita". Dalle dinamiche di leggenda "istituzionale" rielaborata alla dimensione numerica da protokolossal da esportazione, l'impianto iconico ha un taglio aggressivo, occidentale, occlusivo. Film più costoso di sempre (16 milioni di ringgit, l'equivalente di 3,5 milioni di euro ma anche dell'incasso dei dieci film malesi del 2002), prima grande produzione ospite di un festival internazionale (la Sala Grande ha applaudito a lungo l'apparizione festante degli attori in costume), primo film destinato ad una distribuzione mondiale, grazie all'apporto di Gil Rossellini, figlio di Roberto, presente anch'egli alla proiezione. Quasi un'operazione di marketing dogmatico che il regista, forte di una decennale esperienza in videoclip e spot pubblicitari, accetta con complicità di eseguire. Così per lunghi tratti si fatica a rimuovere la barriera di una fotografia impeccabile che rende innaturale l'avvolgimento im/mobile dei frames. Sogno mancante di un'esibizione glam-folk, che vuole orgogliosamente caricare il fardello luminescente della descrizione naturale, vegetale, minerale od umana che sia. Eppure gli interstizi mistici attraverso i quali offuscare la trasparenza lampante di una cornice interpretativa bloccata c'erano tutti. I miti popolari di Gusti Putri e del guerriero Hang Tuah dall'età d'oro della Malacca (XV sec.) ad oggi sono stati soggetti nei secoli a svariate versioni (perfino quella del monte Ledang inclinato per amore), contraddittorie tra loro, sovraccariche di intrecci ed accadimenti. Un'aura di maggior mistero, anche nello script, non avrebbe certo comportato alcun reato di lesa maestà. Invece si avverte l'esigenza di eccedere l'umanità dei personaggi. Ostinata nel cercare l'amore del guerriero poi nel rifiutare le nozze col sultano del regno di Demak infine nel caricarsi dell'esilio maledetto sul monte Ledano, la figura della principessa rimanda ad eroini femministe che osano sfidare i poteri forti. Parimenti Hang Tuah incarna il conflitto tra senso del dovere (sarà lui a chiedere la mano dell'amata per conto del sultano salvo poi abbandonare il suo ruolo) e peso di un destino doloroso che disperde i detriti di una libera umanità servendosi degli antichi valori di lealtà. Le meditazioni liquide di Gusti Putri, la magica telepatia tra i "regnanti", i duelli volanti sono anch'essi momenti di scontro con una fatale predestinazione dell'immagine.
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