VENEZIA 61 - "Per capire la natura umana si deve ricorrere ai casi limite". Incontro con Claude Chabrol.
"La demoiselle d'honneur", presentato alla mostra Fuori Concorso ed accolto in sala da applausi, è l'adattamento cinematografico di un romanzo di Ruth Rendell. Chabrol filma una storia d'amore che si spinge fino agli estremi limiti del sentimento. E ne ha parlato con la stampa al Lido.

Subito dopo la proiezione veneziana dell'ultimo film di Chabrol "La demoiselle d'honneur", presentato alla mostra Fuori Concorso ed accolto in sala da applausi, inizia puntuale l'incontro con il regista francese accompagnato dalla bella attrice Laura Smet, enigmatica protagonista femminile. Adattamento cinematografico di un romanzo di Ruth Rendell, la pellicola filma una storia d'amore che si spinge fino agli estremi limiti del sentimento.
Il giallo da cui ha adattato la sceneggiatura si svolge in un ambiente tipicamente anglosassone. Oltre al contesto geografico ha apportato molti altri cambiamenti?
No, direi che sono rimasto abbastanza fedele al libro. Avevo già adattato un altro romanzo della Rendell il cui film tratto era "La cerimonie", ed in questa occasione avevo apportato un maggior numero di cambiamenti rispetto all'originale. Lo avevo modificato come se a riscriverlo fosse la protagonista molti anni dopo. Questo soggetto è molto più recente, l'unico grande problema è stato difatti ambientarlo in un contesto francese ma nell'insieme l'adattamento non è stato troppo difficile. Credo sia molto fedele, mi piaceva la storia che si caratterizza per una falsa suspence che fa crescere una misteriosa angoscia dovuta al fatto che si finisce con il "perdere la ragione" e ci si orienta quindi verso cose che sono tutt'altro che ragionevoli. Un altro problema del libro risiedeva nella giovane età dei protagonisti ma in questo sono stato molto fortunato perché ho lavorato con attori giovani ma estremamente preparati.
Che tipo di lavoro compie con i suoi attori?
Ho un trucco: mangio con loro e lo ritengo un ottimo sistema per seguire i loro gesti eleganti o goffi che siano. Nel caso di Benoit Magimel, il protagonista maschile, gli avevo chiesto di leggere prima la sceneggiatura mentre per Laura non ho avuto nessuna esitazione. L'avevo già provinata per un altro mio precedente film, anche se alla fine avevo scelto un'altra interprete, e la ritenevo perfetta per questo ruolo.
Vedendo i suoi film si ha l'impressione che lei si diverta molto nel suo lavoro...
Per questo mi ritengo un uomo molto fortunato. L'ideale per un regista è che gli attori facciano quello che lui sogna senza avere il bisogno di chiederlo, ed io ho avuto questa fortuna. Sono molto soddisfatto del risultato finale e tutto questo mi ha reso molto felice. Durante la lavorazione dei miei film tendo sempre a divertirmi, non vado in collera come molti altri miei colleghi anche se devo sempre dimostrare sul set di avere una certa autorità.
In molte delle sue pellicole ad incarnare l'idea del male è sempre una giovane donna.
Le cose sono un po' più complesse. Credo che viviamo ancora in un mondo dominato dall'universo maschile e quindi penso che la vera difesa che possiedono le donne sia arrivare fino al fatto di sangue, se necessario. Certo non lo andro' a dire a mia moiglie... Le donne devono compiere delle azioni estreme in modo da porsi al livello più alto dell'uomo. In realtà ho notato che da qualche tempo alcuni uomini hanno trovato una soluzione a questo umiliandosi da soli e mettendosi ben al di sotto dell'altro sesso.
Molti dei suoi film hanno per protagonista un caso limite che spesso finisce per essere patologico.
Il principio del caso limite è come il principio del film di genere: è molto utile per farsi capire dalla gente e lo ritengo molto più interessante di un caso tiepido... La stessa cosa vale per gli esseri umani, quello che mi interessa è la natura umana ed il modo giusto per cercare di interpretarla. Per fare questo molto spesso si deve ricorrere a casi limite.
Ancora una volta la storia è ambientata in provincia. Quello che lei definì "nido di vipere" continua ancora ad affascinarla?
Quello che mi attira della provincia è che i problemi sono più complessi che in città. In provincia esiste forse il problema della troppa comunicazione. Il "nido di vipere" mi interessa ancora nella misura in cui la classe borghese rimane ad oggi l'unica classe. C'è una sorta di alto proletariato nei personaggi che rappresento che tendono sempre verso la borghesia. Ma sono attratto anche dal contrario ossia da un personaggio che, come quello di Sante, è al di fuori di qualsiasi classificazione sociale ed economica.
In "La damoiselle d'honneur" esiste un punto di non ritorno che finisce per avvolgere i personaggi.
Il punto di non ritorno concerne coloro che uccidono o coloro che sono uccisi? E' questa labile distinzione che considero molto interessante perché spesso i carnefici hanno idee e valori forti, a volte più saldi delle loro vittime. Lo spirito trasgressivo è quello che finisce per penetrare meglio nella società.
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