CANNES 58: Palma d'Oro a "L'enfant" di Luc e Jean-Pierre Dardenne
La giuria presieduta da Emir Kusturica e composta dai registi Agnès Varda, Benoît Jacquot, Fatih Akin, John Woo, dagli attori Javier Bardem, Nandita Das, Salma Hayek, e dalla scrittrice Toni Morrison ha premiato il film dei registi belgi. Vi riproponiamo la recensione dei nostri inviati.

Il seme dell'uomo. Presenti nella sezione "Quinzaine des realisateures" nel 1996 con La promessa e vincitori della Palma d'oro nel 1999 con il film Rosetta, i cineasti belgi, Luc e Jean-Pierre Dardenne, ritornano in concorso al Festival di Cannes con L'enfant, un film che racconta la storia di una giovane coppia: Bruno (Jeremie Renier), un giovane ventenne, e Sonia (Deborah Francois), una ragazza di diciassette anni. Sonia mette al mondo un bambino; ma Bruno unicamente preoccupato dei suoi traffici ha difficoltà ad accettare la nuova situazione. Mentre Gus Van Sant in Last days ha raccontato gli istanti di dolore, sopportati/sofferti dal corpo del figlio, incarnatosi dal seme del padre, prima del suo ritorno a lui (con la morte), e Jim Jarmusch in Broken Flowers, altro film in concorso al Festival, ci ha regalato, attraverso la leggerezza della commedia, una piacevole e profonda riflessione sulla paternità negata, mancante della sua alterità seminale, filmando l'inesausta e, in parte, infruttuosa ricerca da parte di Don (Bill Murray) del figlio, che non sapeva di avere; con L'enfant i fratelli Dardenne, dopo aver raccontato il rapporto padre figlio, nel loro precedente film, Il figlio del 2002, riflettono sulla paternità mancata, sull'abbandono dei figli alla vita, sulla solitudine dei padri, sul loro desiderio/bisogno di essere perdonati, per aver messo al mondo dei figli, senza poterli riscattare. Ancora una volta la macchina da presa dei Dardenne cattura la varietà dei rumori, di cui sono pieni gi ambienti, e si addossa in maniera epidermica ai visi, ai corpi dei personaggi, cogliendone i respiri, i fremiti, i sussulti, gli slanci, gli attimi di stanchezza e di estrema tensione cui i corpi sono sottoposti dalle continue traittorie, che sono costretti a tracciare, un esempio di questo lavoro sul corpo, dei due cineasti, è la sequenza nella quale Bruno e il suo piccolo complice, dopo un furto, sono costretti, per sfuggire alla polizia, ad immergersi nelle fredde acque del fiume. Ne L'enfant, come nei precedenti film, lo stile dei Dardenne interrompe, quasi con violenza, la linearità degli sguardi, frantumando ogni chiusura, ogni sicurezza, per filmare l'intima, dolente intenzione di uscire dalla propria solitudine e di aprirsi alla vita, all'altro da sé e con esso al divenire del tempo nell'esistenza, alla sua seminale fertilità.
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