"Ultraviolet" di Kurt Wimmer

Tentativo di blockbuster fantascientifico fallito e fallimentare, risibile patchwork di scontri uno-contro-molti alla lunga estenuante. Un prodotto tutto costruito sulla fisicità di Milla Jovovich che assembla un futuro hi-tech da cartolina pop, ma che non possiede neanche la necessaria autoironia per diventare un cult in stile "Barbarella".

Kurt Wimmer si era affermato con Equilibrium, una rilettura post-Matrix dell'orwelliano 1984. Già in quel piccolo film si vedevano in nuce tutti gli elementi confluiti in Ultraviolet, produzione più sostanziosa, ma pur sempre di medio livello (è costato almeno cinque volte meno de Il codice da Vinci): estetizzazione parossistica delle sequenze marziali, predilezione per una fantascienza sociale derivativa, che rimastica con gusto alterno idee già sfruttate, una certa pomposità nella messa in scena. Equilibrium si basava comunque su intuizioni semplici, e funzionava in virtù della sua natura sperimentale a basso costo - tanto da essere diventato un (limitato) caso mediatico grazie al passaparola, non certo per i risultati nelle sale, dove è passato inosservato. La costruzione, sullo sfondo di una distopia fascistoide, dosava filosofie antirepressive spicce e sequenze spettacolari (grazie anche all'invenzione, tanto strombazzata, dell'arte marziale fittizia Gun Kata, che unisce diversi stili di combattimento a mani nude e con armi da fuoco). Ultraviolet ha però tutt'altre ambizioni. In un vicino futuro, l'umanità è devastata da un virus geneticamente modificato sfuggito al controllo che ha trasformato molti umani in "emofagi", esseri dai riflessi acuiti costretti a nutrirsi di sangue (sostanzialmente vampiri). Gli infettati sono avversati dal governo totalitario instauratosi in seguito alla pandemia e sono costretti a difendersi dai continui soprusi. Violet è una guerriera emofaga ribelle che penetra in un avamposto militare per rubare un'"arma" nelle mani degli umani, un misterioso bambino di meno di dieci anni. I due fuggono, ma si ritrovano presi tra due fuochi: da una parte gli umani, dall'altra l'elite emofaga.

A queste premesse non seguono purtroppo i necessari sviluppi: i personaggi sono abbandonati a se stessi, le loro motivazioni non vengono approfondite, rimanendo aleatorie; tutta l'azione si risolve in un caotico cambio di fronti di cui si fatica a trovare il senso, mentre il possibile coinvolgimento emotivo è raggelato dalla distanza che permane tra spettatori e protagonista (in questo senso deprecabile la scelta della voce narrante che, a inizio film, riassume la situazione e spiega l'ambientazione). Il conteso futuristico, inoltre, nella sua voglia di mostrarsi e rendersi visibile, finisce con l'essere involontariamente datato: l'inseguimento iniziale in moto sembra ad esempio uscire dalle famose sequenze nei microchip di Tron - solo che in quel caso era il 1982! Le chincaglierie neotecnologiche sono completamente slegate da qualsiasi necessità narrativa, pretesto per mostrare marchingegni dall'aspetto bizzarro. Tutto è incentrato sulla musa androgina Milla Jovovich, cui il regista ha dichiarato di essersi ispirato fin dalla sceneggiatura, ma l'attrice, già avvezza a pellicole concettualmente simili (Resident Evil, Il quinto elemento) è qui particolarmente inopportuna, corpo meccanico svuotato di qualsiasi causalità. I difetti, tanto evidenti e lampanti da rasentare il sublime, non fanno altro che accentuare la totale inadeguatezza dell'intero progetto, che non possiede neanche la lungimiranza dell'autoironia, unico possibile antidoto contro l'invecchiamento precoce e il ridicolo. A favore del regista c'è da dire che il film è stato rimaneggiato dai produttori, e all'appello pare manchino 30 minuti (si spera reintegrati in una futura director's cut in dvd). Ma anche se a volte al cinema i miracoli accadono, difficile credere che da tale macello possa uscire qualcosa di buono.

Titolo originale: Ultraviolet

Regia: Kurt Wimmer

Interpreti: Milla Jovovich, Cameron Bright, Nick Chinlund, Sebastien Andrieu, William Fichtner

Distribuzione: Sony

Durata: 88'

Origine: Usa, 2006

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