CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - "Ho trovato la sceneggiatura convincente e interessante soprattutto nel rapporto tra la fiducia e il tradimento." Incontro con Martin Scorsese ed i protagonisti
Standing ovation alla Festa Internazionale del Cinema per il regista che ha presentato "The departed", remake della pellicola cinese "Infernal affairs". Il film, che uscirà nelle sale italiane il 27 ottobre prossimo, racconta vicende di malavita irlandese

Una nuova storia di mafia, non mafia italiana bensì irlandese...
Martin Scorsese: L'ispirazione originale si basa sulla malavita e sulla mafia cinese, ma lo sceneggiatore, William Monathan, di Boston, ha deciso di trasporre questo contesto in quello irlandese. Ho trovato la sceneggiatura convincente e interessante soprattutto nel rapporto tra la fiducia e il tradimento. Lo sceneggiatore è riuscito perfettamente a raffigurare il mondo irlandese con il suo fatalismo. Il film è stato terminato tre settimane fa. Ha rappresentato un esperimento continuo, al quale hanno contribuito molto tutti gli attori compreso Leonardo Di Caprio. Cosa porta al successo? Abbiamo assunto, anche se in misura limitata, dei rischi che hanno reso il film più credibile e veritiero, sviluppandone all'interno una verità intellettuale.
Ma perché cimentarsi di nuovo in un remake?
Martin Scorsese: E' il mio terzo remake ed ho esitato all'inizio per realizzarlo, ma più leggevo la sceneggiatura e più la trovavo affascinante. Ad un certo punto non mi sono più preoccupato che fosse un remake. Sapevo che sicuramente avrei imparato qualcosa da questa storia, soprattutto dalla profondità psicologica ed emotiva dei personaggi.
Di Caprio spesso con Martin Scorsese, questo è il terzo film: sta imparando il mestiere per provare a fare il regista?
Leonardo Di Caprio: Assolutamente no. Non ne ho alcun desiderio soprattutto dopo aver visto lavorare un regista come Scorsese ed aver visto cosa comporta questo lavoro. Fare l'attore vuol dire lavorare con sè stessi e con un regista che ti guida su un copione. Il regista invece lavora anche sul futuro, è una specie di veggente che deve capire come una scena si legherà alle altre che magari deve ancora girare. Sono certo che non mi cimenterò mai in questo ruolo.
Martin Scorsese: E' vero, è il mio terzo film insieme a lui ma io non baso il rapporto sul numero dei film ma sugli anni di lavoro. La collaborazione con Di Caprio va avanti da sei anni ed è basata sull'istinto comune, per me un elemento molto importante. Se ci si crede e si sviluppa insieme, si arriva a solidificare la collaborazione.

Che tipo di approccio è stato necessario per interpretare un personaggio che svolge il lavoro di psicoterapeuta?
Vera Farming: Innanzitutto questo lavoro per me ha rappresentato una esperienza tale cha mi ha trasformata non solo professionalmente ma anche caratterialmente. Ha modificato la mia visione della vita. Il mio personaggio l'ho preparato partendo da un libro semplice di psicologia, soffermandomi soprattutto su un capitolo dedicato a Freud. Poi ho presentato il copione ad una vera psicoterapeuta per avere una sua opinione. Mi ha detto che il personaggio tendeva a sbagliare sempre tutto e questo mi ha incuriosito tanto da voler approfondire il mio personaggio. Scorsese comunque è un regista che si preoccupa molto di tirar fuori dagli altri quanto hanno da offrire.
E' ufficiale che sarà l'ultimo film di Scorsese ad Hollywood? Come mai tanti registi prendono tale decisione?
Martin Scorsese: Sappiamo bene che ad Hollywood ci sono maggiori disponibilità per finanziare un film. Ma quando hai più denaro ti poni meno rischi. Non so quanto si possa resistere alla fine tra la possibilità di un film come lo vuole Hollywood ed un film che invece interessa al regista. Il mio prossimo film sarà low-budget e sarà basato su un libro di un autore giapponese, di cui è stata completata da poco la sceneggiatura. Hollywood ti crea una dipendenza dalla quale è veramente difficoltoso uscire ma io voglio provare ad avere la mia libertà di manovra.
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