Michel Gondry: dell'uomo, ovvero della macchina sognante
Il tempo e l'immaginazione hanno una funzione primaria non solo nei film del regista ma anche nei suoi lavori come video-maker. Attraverso il suo cinema si materializza la rielaborazione creativa dei dati dell'esperienza, dei percorsi della mente umana tra presente, passato e futuro

Cosa significa essere un uomo? Probabilmente corrispondere ad una natura che è in se stessa sognante. Comincia col porre - nel primo film, Human Nature (2001) - questa domanda l'esperienza registica (nel senso più strettamente cinematografico del termine, perché invece è ben più lunga quella del video-maker, autore di celebri lavori, realizzati sulle musiche di alcuni dei più significativi rappresentanti della scena musicale mondiale, da Björk a Beck, dai Massive Attack ai Chemical Brothers) di Michel Gondry ed arriva, nell'ultimo L'arte del sogno a proporre un risposta del genere: ciò che distingue l'uomo da una scimmia è la sua facoltà immaginativa, la sua capacità di rielaborare creativamente i dati reali dell'esperienza. Qualcosa che ha a che fare con l'arte, quella del sogno per esempio (vale solo la pena notare che in inglese il titolo del film suona The Science of Sleep), spogliata, però, di ogni orpello idealista e ricondotta alla sua antichissima origine linguistica, quella per cui l'arte altro non è che un fare produttivo, propriamente tecnico, per cui ciò che non è dato viene all'apparenza.
Esattamente quello che sono il cinema in genere, e il cinema di Gondry nello specifico, splendida esemplificazione di tutto ciò. Perché è chiaro che se è l'immaginazione a definire l'uomo in quanto tale, ciò dipende anzitutto dalla coscienza, anche questa propriamente umana, del tempo e delle sue forme. Immaginare significa anticipare il tempo del suo accadere o riproporre alla mente ciò che è stato e non è più, a partire, ovviamente, dalla percezione consapevole di un presente che ci è dato da vivere, ma che forse esiste solo nella sua intima relazione (immaginifica potremmo definirla insieme Gondry) col passato e con il futuro, con ciò che non essendo qui e ora, può darsi solo nel sogno o nel ricordo, nelle produzioni più autenticamente creative della mente umana.

Il cinema vive esattamente di questa specifica dialettica temporale che riesce a restituire proprio in virtù del suo essere anzitutto dispositivo tecnico, dunque di conseguenza, artificio, arte, nel senso che dicevamo. Gondry deve esserne consapevole se ha costruito i suoi film (L'arte del sogno e Se mi lasci ti cancello ne sono la prova più evidente, ma anche Human Nature rientra perfettamente in questa visione delle cose) secondo uno schema (il termine non suoni in alcun modo riduttivo) che fonda su questi due elementi (diciamo, solo per essere concisi, l'immaginazione ed il tempo) la riuscita della propria strategia narrativa. Una produzione coerente che sembra rispondere ad un proprio criterio interno: la posizione di una questione centrale, come è possibile, cioè, comprendere quel modo specifico d'esistenza che appartiene all'uomo in quanto essere vivente capace di apprendimento, dunque di ricordi (Human Nature); lo svelamento di un meccanismo, il lavoro immaginifico della mente col suo procedere incrociato in avanti e indietro rispetto allo scorrere lineare dei fenomeni della natura (Se mi lasci ti cancello), come mezzo tramite il quale arrivare alla definizione ultima ed essenziale della mente umana; la formulazione quasi paradigmatica, perché programmaticamente esposta, della tesi per cui l'uomo è da intendere come un animale dotato di una facoltà autonoma e produttiva che chiamiamo immaginazione. E se tutto ciò, lo abbiamo detto, è strettamente connesso con la questione specificamente cinematografica della rappresentazione del tempo, allora alla produzione filmica di Gondry si affianca, con la stessa coerenza, quella dei video-clip musicali. Così come il tempo ha, infatti, a che fare con l'immaginazione, questo vive di una relazione ancora più intima con la musica, nella misura in cui tempo significa anche ritmo, del quale, se se ne dà un'immagine che da interna diventa esterna, dunque spaziale, si crea, nei casi migliori, un prodotto d'arte come il video di Gondry su The Hardest Button to Button dei White Stripes, per fare solo un esempio.
Con Gondry, con la ipnotica e ritmica ripetizione seriale di un solo elemento, con lo sdoppiamento e la moltiplicazione del singolare reale in un plurale immaginario, ci si perde nei meccanismi creativi di una mente, eccezionale, ma umana. È ciò che fa di Gondry un grande regista e del suo cinema, un grande cinema.
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