Le scelte, la felicità e il perdono: l'esistenzialismo di "Spider-Man 3"
Tutto Spider-Man3 è fatto di continue irrefrenabili mutazioni, dei corpi e dei generi (da avventura pop a mèlo passando per gotico e commedia). Ma in questo meraviglioso saggio sull'essere (e il nulla) del nuovo millennio lo sguardo di Raimi, come sempre, è pieno d'amore. È questo che fa di ogni suo film un trattato magnifico sull'esperienza del vivere

Niente più caratteri: gli eroi sono altrettante libertà prese in trappola, come tutti noi. Quali sono le vie d'uscita? Ogni personaggio non sarà che la scelta di una via d'uscita e varrà la via d'uscita scelta. Ma mi sono espresso male, non ci sono vie d'uscita da scegliere. La via d'uscita s'inventa. E ciascuno, inventando la propria, inventa se stesso. L'uomo è da inventare giorno per giorno".
Jean-Paul Sartre, Che cos'è la letteratura ?
Le nostre vite, le nostre storie, il nostro passato, sono immagini riflesse in uno specchio ormai in frantumi. Sono frammenti rinchiusi nelle nostre memorie, nei luoghi oscuri del nostro perdersi, dove le immagini si intersecano, sovrappongono, come nei sogni. Riparte da qui Spider-Man 3, dai titoli di testa, che sembrano raccontarci gli antefatti, brandelli di memoria rifratta attraverso specchi dilaniati, irricomponibili. E' un po' il segno della nostra illusione di voler sempre ricomporre noi stessi, in battaglie impossibili contro un divenire dei nostri corpi-menti-anime-desideri che continuamente mutano, trasformandoci giorno dopo giorno in qualcos'altro. E tutto Spider-Man 3 è fatto di continue, inafferrabili, irrefrenabili mutazioni. Quasi programmatiche in una sceneggiatura mai così incredibilmente strutturata (e in questo le esperte mani di Alvin Sargent devono aver portato il loro bel contributo). Superato il passato, non ricomponibile, appunto, ecco il presente. Che per Peter Parker è fatto di meravigliosa felicità. Sta bene con Mary Jane, è finalmente amato e apprezzato dalla sua città. Quanto è stupida e ingenua la felicità e Raimi è spietato in questa descrizione di uno stato impalpabile e magnifico, assolutamente anti-cinematografico, perché non c'è storia senza il conflitto e senza qualche dolore. Eppure tutti cerchiamo la felicità, anche perché non viviamo dentro un film... (oppure no?). E Peter Parker ha un'espressione terribilmente beota, la faccia rilassata e un po' appesantita, il sorriso quasi inebetito e lo sguardo accecato dall'amore per la sua donna. Amore cieco, che non gli consente appunto di vedere. Di vedere il fallimento dell'altro, sovrapponendogli troppo se stesso, fino a cancellarlo. Ma non è questo il solo conflitto che è pronto ad esplodere nella troppobreve vita felice di Peter. Harry il suo amico di sempre non l'ha mai perdonato per la morte del padre, e all'orizzonte si intravedono altri malefici personaggi pronti a combattere l'eroe della città. Ma lo sguardo di Raimi, come sempre, è pieno d'amore. E' questo che fa di ogni suo film un trattato magnifico sull'esperienza del vivere, sia che narri storie da fumetti che giochi d'amore sul baseball... Ogni personaggio è amato incondizionatamente da Raimi. Anche il più perfido, il più cattivo.

Dietro ogni elemento malvagio c'è qualcosa comunque da amare, c'è sempre un essere che ha combattuto e perso la sua battaglia contro il male. Ed è commovente come ricostruisce la storia di Flint Marko, l'uomo sabbia, perso dietro al suo ineffabile destino, che lo ha ricacciato in un lungo tunnel senza uscita, per amore di una figlia malata da salvare. E Harry, forse il mutante più mutante del film, che ci regala in cucina con Mary Jane forse la scena più emozionante del film, combatte con veemenza contro Spider-Man mai poi batte la testa e, improvvisamente, perde la memoria breve. Non ricorda. E questo suo non ricordare gli cancella i tormenti, le angosce, la disperazione. Torna a sorridere ai suoi amici. Torna nella sua casa gigantesca dove il ricordo del padre scomparso è dappertutto, ma per lui, per un attimo, solo un vuoto. Torna la serenità, senza il passato, nella sua vita, e può tranquillamente ora passare il suo tempo a dipingere vasi di fiori. E a fare da testimone di un rapporto, quello tra Mary Jean e Peter Parker, che va in frantumi. Come gli specchi della memoria. Che lo riconquista. E lo riporta nella battaglia contro Spider-Man. Ma questa volta il terreno di scontro saranno i sentimenti, il cuore di Peter Parker, anche questo in frantumi, dopo che Mary Jean gli confessa di amare un altro. E che l'altro è proprio Harry. E Spider-Man è trasformato di colpo da un film di avventure e combattimenti in un mèlo straziante. E Peter Parker muta. Complice un essere alieno, proveniente da chissà dove, neronero, che per vivere ha bisogno di corpi, un po' come noi... E questo nero penetra dentro di Spider-Man fino a mutarne l'animo, e il costume. L'eroe solare della New York per bene si addentra in un universo gotico e straziante, dando vita al momento più felice, visivamente e narrativamente dell'intero film. "L'uomo è fondamentalmente desiderio di essere Dio", scriveva Jean Paul Sartre e Peter Parker, in possesso di una rabbia e di una forza mai avuta, diventa un altro da sé. Affascinante e affascinato da se stesso, o meglio dal "lato oscuro" che si è impossessato di lui, fino al secondo momento clou della pellicola, quel ballo nel locale dove canta Mary Jane con la giovane Gwen Stacy, strumento inconsapevole della perfidia di Peter. E, improvvisamente, Spider-Man è solo. Da corpo amante e amato diviene un essere potente e solitario, perduto dentro un dolore impossibile e una sete di vendetta contro tutti quelli che lo hanno portato a quello stato di sofferenza. Dall'uomo sabbia, colpevole di avergli ucciso il padre, a Eddie Brok il giovane fotografo rampante che gli ha rubato il lavoro, fino ad Harry che gli ha portato via la donna.

E' un dramma esistenziale puro, quello di Spider-Man 3, condito però da continui elementi di pura commedia (le gags di J.K. Simmons e di Ted Raimi al giornale e, soprattutto, quella esilarante di Bruce Campbell al ristorante!) e da combattimenti in volo che sono delle vere e proprie traiettorie dello sguardo del XXI secolo, sguardo tra Videogames e Second Life, dove i corpi sono degli Avatar che sembrano raccontare attraverso un continuo sbattimento esteriore (quanti colpi subisce e dà Spiderman in questo film!), quello sbattimento interiore che è davvero dilaniante e lacerante.
Ma Spiderman, come un eroe sartriano, è "condannato ad essere libero". Combatte contro il peggior nemico possibile, la propria vanità e la sua metà oscura, e riprende la sua battaglia per affermare un codice morale in cui crede, fatto di elementi semplici e complessi, come le storie drammatiche che stanno dietro ognuno di noi. E così mentre Harry scopre che il suo amico non è il nemico da dover uccidere, Spider-Man arriverà ad ascoltare il racconto, drammatico e senza via di fuga, di un Flint Marko che gli spiegherà come tutta la sua vita non è dipesa da lui ma sempre da un destino avverso, come quello che gli ha fatto uccidere, involontariamente, l'amato zio di Peter Parker. Ma Spiderman non accetta questo percorso ineluttabile, e rinfaccia a Flint Marko di essere sempre lui a scegliere e che ognuno di noi è responsabile, sempre, del proprio destino. Ma mentre lo accusa e condanna per la sua incapacità a scegliere il bene piuttosto che farsi guidare dal male, Spider-Man compie il gesto più nobile e importante di questo meraviglioso saggio sull'essere (e il nulla) del nuovo millennio: lo perdona. E in quello che è il più bel gesto cristiano possibile, perdonare chi ti ha fatto del male, risiede la forza e l'angoscia finale di Spider-Man 3, con quell'abbraccio a Mary Jane che segna una nuova possibilità, ma lo sguardo di Peter è ormai segnato dal dolore della perdita dell'amico più caro. La felicità ha un prezzo troppo alto.
Titolo originale: Spider-Man 3
Regia: Sam Raimi
Interpreti: Tobey Maguire, Kirsten Dunst, James Franco, Thomas Haden Church, Topher Grace, Bryce Dallas Howard, James Cromwell, Rosemary Harris, J.K. Simmons
Distribuzione: Sony Pictures
Durata: 140'
Origine: Usa, 2007
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