SPECIALE Spider-Man 3 - "I meriti non c'entrano in queste storie", l'ultima lettera di Flint Marko

Sandman è un personaggio sospeso tra libertà e destino, amore e senso di colpa, redenzione e responsabilità. Come il Liliom di Lang...ecco l'ultima lettera di Flint Marko alla figlia Penny

And there was nothing on the

marker to explain to

Mrs. Feathers why her only

daughter had married a

known thief and murderer,

a man of notoriously vicious

and intemperate disposition.

(da "Gli spietati" di Cint Eastwood)

 

Piccola Penny,

è da un po' non ci vediamo...Ti immagino cresciuta, ancor più bella, magari un po' più forte. Perché, sai, occorre un cuore saldo, duro come la roccia e limpido come il diamante, per andar avanti. So già quel che ti dicono, a cominciare da tua madre. Che tuo padre è un incapace, un poco di buono, un criminale. Che sia vero o meno non sta a me dirlo, ma non mi preoccupa più. Sono sicuro che dentro di te saprai trovare la risposta. Tutto ciò che so è che, quando sei stato in carcere una volta, per gli altri non hai più modo di recuperare, sei marchiato a vita, condannato per sempre. Non esiste redenzione. Se fossi il personaggio di un film, non potrei che essere il cattivo, il nemico dell'eroe. Forse...Mi hanno detto che avrei potuto scegliere. E' vero, probabilmente...avrei potuto essere un uomo giusto, un onesto lavoratore, con il sudore e la fatica avrei potuto guadagnare i soldi che sarebbero serviti a guarirti. Ma la vita di un uomo non è fatta solo di astratte possibilità, di occasioni colte o mancate, di buoni propositi, meriti e demeriti. Solo i ciechi o i pazzi possono crederlo. La verità è che il vento soffia dove vuole e disperde polvere e sabbia. L'orizzonte delle possibilità si restringe sempre più, ogni giorno che passa. In fondo io ho scelto, ho seguito l'unica via che mi era data, quella di prender su di me il peso del tuo dolore. Un peso talmente grande da farmi scricchiolare le ossa, da farmi cedere la gambe troppo fragili, come fossero d'argilla. Ora ho capito. Tra me e te ero io quello che aveva bisogno di stampelle, di un punto d'appoggio, una casa in cui tornare. Perché tu avevi la tua innocenza e dolcezza a sostenerti, mentre io non potevo far altro che guardare in faccia, con gli occhi gonfi, la mia assurda impotenza e il mio inevitabile crollo. La rabbia nasce dal dolore. E per rabbia sono diventato un mostro di sabbia. Ho peccato, ho fatto cose di cui non vado fiero, azioni per cui provo rimorso, ma di cui non posso pentirmi a pieno. Perché so di averle fatte per amore. Già...l'amore: una cosa di cui tanti parlano, ma che pochi conoscono, una parola che non rientra nel vocabolario dei troppi giudici, che pronunziano sentenze o assoluzioni. Vedi, non so se dio esista o meno, ma se davvero fosse chiamato a giudicare della mia vita, vorrei che mi guardasse negli occhi prima di mandarmi alla croce. Perché il mondo degli uomini mi ha osservato con freddezza e distacco e mi ha condannato senza possibilità d'appello. Ma c'è stato qualcuno che ha saputo guardare oltre, a ciò che in realtà ero e sono. Nonostante mi abbia odiato con tutte le forze, sino alla morte, ha saputo perdonarmi. In quel momento esatto ho capito che ad essere sbagliato non ero io, ma quella rabbia impotente che covavo dentro. Finalmente, aldilà delle trame segrete del destino, mi era data una seconda possibilità. Ora so che il mio amore per te traccerà fino in fondo la strada. Ci rivedremo presto, te lo prometto...magari in riva al mare, in un giorno di vento...

 

Un abbraccio

Papà

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