"Resident evil" di Paul W. S. Anderson
"Resident Evil" si esprime nella maniera in cui né "Final fantasy" né "Tomb raider" sono riusciti a fare: usufruire del referente paratestuale in maniera esteticamente aderente.
Dopo aver assistito a trasposizioni cinematografiche di videogame famosi non degnamente realizzate, Anderson ci regala, dimostrando di aver interpretato coerentemente la filosofia estetica e formale dei videogiochi di questi ultimi anni, una bella trattazione (ci permettiamo di allargare gli studi di Genette alla forma comunicativa-espressiva del v-game) sui mondi del paratesto. Partendo dal presupposto che il gusto moderno della citazione sta disegnandosi un percorso ben definito e che coglie in fieri una cinematografia (quella americana) in piena transizione (gli action-movie ne sono il veicolo), non ci si scandalizza se il film di Anderson saccheggia a pieni occhi le immagini e le strutture di pellicole passate, come le radiazioni che i morti viventi di "Resident evil" hanno assorbito da quelli più anziani di Romero. Pensando a "Resident Evil game" come il modello dell'omonimo film, possiamo considerare "Resident Evil" film, non come una trasposizione cinematografica ma bensì come vero e proprio contenitore citazionistico, ecco Genette, come elaborazione dell'epitesto pubblico. "Resident Evil" si esprime nella maniera in cui né "Final Fantasy" né "Tomb Raider" sono riusciti a fare: usufruire del referente paratestuale in maniera esteticamente aderente. In questa circostanza è semplice capire come la coerenza registica del film rispetto al gioco, e conseguenzialmente l'immersione dello spettatore in una situazione già vissuta ludicamente, legittimi quello che poi Anderson attua in secondo stadio, quello di un'eccedenza di rimandi anche e soprattutto cinematografici. Lo spettatore, oltre a entrare nella profondità del suo gioco, si trova a ridefinirlo cinematograficamente, a connotarlo spazialmente, ad associarlo (questa è la seduzione maggiore del film) ad altre situazioni filmiche. E' come se Anderson ci accompagnasse in una visita guidata sui set di cineasti quali Carpenter, Romero, Natali, Beck, Hitchcock, nel momento della loro massima riconoscibilità profilmica. Il primo set che incontreremo sarà quello di "Psycho", riconoscibile da una zoomata all'indietro che dall'occhio della Jovovich si allarga scoprendola priva di sensi (morta accoltellata-deflorata?), nuda, dentro una vasca, con la tendina (imeneo?) strappata. Da qui in poi, grazie alla fluidità dell'occhio scopico hitchcockiano, i set verranno via via indagati sino al disvelamento finale che ovviamente avverrà all'esterno della struttura, aperta sull'apocalisse e sul seguito del film.Titolo originale: Resident EvilRegia: Paul W. S. Anderson
Sceneggiatura: Paul W. S. Anderson
Fotografia: David Johnson
Montaggio: Alexander Berner
Musica: Marco Feltrami, Marilyn Manson
Scenografia e costumi: Richard Bridgland
Interpreti: Milla Jovovich (Alice/Janus Prospero), Michelle Rodriguez (Rain Ocampo), Eric Mabius (Matt Addison), James Purefoy (Spencer Parks), Martin Crewes (Chad Kaplan), Pasquale Aleardi (J. D. Salinas)
Produzione: Jeremy Bolt, Bernd Eichinger, Samuel Hadida, Paul Anderson
Distribuzione: Columbia Tristar Films Italia
Durata: 100'
Origine: Stati Uniti, 2002
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