LIBRI DI CINEMA - "Clint Eastwood"


L’obiettivo di questo libro è rimettere in discussione alcune categorie interpretative, alla luce di un’analisi più attenta del linguaggio eastwoodiano. La tesi è che i film di Eastwood  siano in qualche modo ‘eccentrici’ rispetto alla nozione di cinema classico. Edizioni Marsilio

clint eastwood marsilioClint Eastwood
a cura di Giulia Carluccio
Edizioni Marsilio
Ottobre 2009
pp. 72 – 12 euro
 
Giulia Carluccio, docente di storia del cinema presso l’Università di Torino, è la curatrice di questa agile, ma accurata, monografia sul cinema di Clint Eastwood, che si avvale dei contributi di Matteo Pollone, Guglielmo Pescatore, Vincenzo Buccheri e Giacomo Manzoli. Naturalmente il lavoro degli autori parte da una constatazione fondamentale: intorno all’Eastwood regista in questi ultimi anni si è sviluppato un consenso pressoché unanime, sia da parte della critica che del pubblico. Un consenso che rischia, però, di tradursi in una sorta di vulgata critica sin troppo sbrigativa. “In effetti – scrive la Carluccio nelle note introduttive – in sede di ricezione critica ricorrono, un po’ ossessivamente, espressioni come “istituzione”, “classico”, o meglio, “ultimo dei classici”… Il ricorso alla nozione di classicità in qualche modo si è risolto in una sorta di assioma indiscutibile e soprattutto in un’etichetta lapidaria che non richiede ulteriori verifiche”. L’obiettivo di questo saggio è, dunque, rimettere in discussione alcune definizioni e categorie interpretative, alla luce di un’analisi più attenta del linguaggio eastwoodiano. La tesi di fondo è che i film di Eastwood, pur pienamente iscritti nel mainstream, siano in qualche modo ‘eccentrici’ rispetto alla nozione di cinema classico. “Eastwood risalirebbe all’origine del modello classico per ripensarne e radicalizzarne le risorse… risalirebbe alle strutture originarie delle forme classiche per giungere a esiti che si concedono il lusso di una libertà di pensiero al limite dell’ambiguità”. In altri termini, Eastwood sarebbe un “regista postclassico che ripensa la classicità, piuttosto che ultimo dei classici”. Per portare avanti questa tesi, la Carluccio e i suoi compagni d’avventura decidono di concentrarsi solo su cinque film (o meglio sei, tenendo conto delle note introduttive su Gran Torino). Cinque film visti come “momenti privilegiati” di un percorso registico da un lato, critico dall’altro. “L’ottica è quella di fornire una serie di analisi… di alcuni film chiave, con la consapevolezza della parzialità dell’operazione, ma anche con l’idea che i cinque prelievi possano costituire altrettanti focus esemplari all’interno dell’opera eastwoodiana”. I film scelti sono Il cavaliere pallido (commentato da Matteo Pollone), Gli spietati (Guglielmo Pescatore), Un mondo perfetto (Vincenzo Buccheri), Mystic River (Giulia Carluccio) e Million Dollar Baby (Giacomo Manzoli). E’chiaro che un’impostazione di questo tipo comporta rinunce dolorose e rischia, in qualche modo, di lasciare il lettore con un senso di incompiutezza. Lascia perplessi, ad esempio, la scelta di tacere su alcuni titoli più teorici della filmografia di Eastwood (Mezzanotte nel giardino del bene e del male, Flags of Our Fathers, Fino a prova contraria…). Ma al di là di queste note di metodo, resta l’impressione di un lavoro rigoroso e originale, che trova, tra l’altro, i suoi motivi d’interesse anche nei differenti stili e approcci degli autori. Dal rigore asettico delle minute analisi  del testo di Pollone e della Carluccio, alle letture più vibranti e appassionate di Buccheri e Manzoli. Uno sguardo eterogeneo che riflette la ricchezza del cinema del nostro irriducibile Clint.  
 
 
INDICE
Il cinema di Clint Eastwood. Questioni, paradossi, film
Il cavaliere pallido
Gli spietati
Un mondo perfetto
Mystic River
Million Dollar Baby
Note al testo
Biografia
Filmografia
Bibliografia
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