Bellocchio, Englaro, La bella Addormentata: l'unica strumentalizzazione è quella politica


Bellocchio, Englaro, La bella Addormentata: qui l'unica strumentalizzazione è quella politica. Una pesante intromissione politico-istituzionale nel processo decisionale che rende più o meno facile a un regista la realizzazione di un film, cercando di limitare la sua libertà di espressione.

Bellocchio, Englaro, La bella Addormentata: l'unica strumentalizzazione è quella politica

Qualcuno (il Consiglio regionale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia) ha approvato un ordine del giorno dell'Udc (sottoscritto da una trentina di consiglieri regionali rappresentanti di diversi partiti - Pdl, Fli, Lega Nord e anche PD) opponendosi con faziosi argomenti alla realizzazione di un film: La Bella Addormentata di Marco Bellocchio.


Si cavalca così la memoria corta del nostro paese e si colpisce tre volte: Beppino Englaro e la sua enorme dignità di padre e di uomo, Eluana, sua figlia, che si è arrivati all'epoca a descrivere come un "contenitore" di ipotetica vita, pur di cavalcare certe crociate politiche e religiose, e la libertà creativa ed espressiva.
 

Marco Bellocchio, uno dei più grandi registi italiani, in tutta la sua carriera ha saputo dimostrare di non voler sottostare alle narrazioni condiscendenti, di non voler scendere a patti con la censura preventiva e tantomeno con quell'autocensura preventiva che veniva ben analizzata già in un testo del '97 (Mani di Forbice: la censura cinematografica in Italia, Domenico Liggeri, Falsopiano).
Infatti, lungo la storia della censura in Italia, si è assistito alla graduale sostituzione di una censura conservatrice, operata da soggetti del tutto a digiuno di cinema e obbediente alle logiche dei poteri, con una autocensura sommersa, ancor più infida e efficace, da parte degli stessi registi e produttori, timorosi di non riuscire a diffondere convenientemente le loro opere.

 

Malgrado ciò, oggi ci tocca apprendere, nelle parole del capogruppo dell'Udc Edoardo Sasco, che finanziare una produzione cinematografica quale La Bella Addormentata di Bellocchio contravverrebbe alla finalità prima dell'erogazione dei finanziamenti, ovvero "promuovere il territorio" (che evidentemente secondo Sasco significa esclusivamente riprendere paesaggi bucolici, alberghi e buffet di prodotti tipici senza toccare nessun argomento sgradito).


Le riprese del film sarebbero dovute iniziare a fine gennaio, con Toni Servillo, Alba Rohrwacher, Piergiorgio Bellocchio e Michele Riondino.

Un film che tra l'altro, andrebbe precisato, non è neppure ispirato soltanto al caso Englaro, come spiega Riccardo Tozzi di Cattleya, "visto che racconta tre diverse storie di fantasia che si svolgono nel clima degli ultimi giorni di vita di Eluana", e per il quale la produzione non ha ancora richiesto i finanziamenti, limitandosi a fornire una sceneggiatura. Una fase in cui la presa di posizione del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia appare particolarmente preconcetta e pregiudiziale. Ma quali sono gli argomenti? Vediamoli:


Non vogliamo passare per una regione dove vige la cultura della morte e soprattutto la legge sul finanziamento degli audiovisivi tende a promuovere il territorio e non una produzione privata a fini di lucro”. Sono le parole di Piero Camber (Pdl), Presidente della Commissione Cultura del Consiglio Regionale, che francamente non si spiegano: non solo nell'uso di una funesta frase a effetto che di per sé non significa nulla, la “cultura della morte”, ma anche nell'evocazione di una non meglio precisata “finalità di lucro” da parte di una "produzione privata", finalità di lucro che non compare tra i criteri discriminanti per la concessione dei finanziamenti (che vengono normalmente, legittimamente e in tutti i casi assegnati a imprese, quali sono quelle che si occupano di produzione cinematografica).


Non solo le argomentazioni fornite sono riconducibili agli schemi non di un confronto culturale, ma di contrasto politico tout-court, ma appaiono particolarmente invasive e minacciose se si pensa che in realtà, la valutazione delle opere ammissibili a ricevere i contributi è nelle mani di un organo burocratico.
Basta leggere la normativa, consultabile sul sito della Regione Friuli Venezia Giulia. Se la decisione in materia di finanziamenti non compete direttamente al Consiglio Regionale, non compete purtroppo nemmeno alla Film Commission, e tantomeno a una serie di esperti in grado di valutare la qualità, l'originalità e la fattibilità dell'opera che si candida a ricevere i finanziamenti (Decreto del Presidente della Regione 25 ottobre 2011, n. 0256).


Come si legge nel Regolamento recante criteri e modalità per la concessione di contributi a sostegno delle produzione cinematografiche e televisive, approvato con Decreto del Presidente della Regione 25 ottobre 2011, n. 0253, la decisione spetta a un comitato di valutazione (si legga art. 10, Comitato Tecnico) costituito dal direttore del Servizio sviluppo sistema turistico regionale, dal direttore dell'ufficio stampa della regione e da un funzionario del Servizio sviluppo sistema turistico regionale. Un comitato che prevede la presenza - facoltativa ed esterna - del Presidente della Film Commission in veste puramente consultiva.


A queste argomentazioni, si aggiungono quelle di alcuni consiglieri che agitano ipocritamente il fantasma della strumentalizzazione della vicenda Englaro, estraneo peraltro alla personalità e alla carriera di un regista al di sopra di ogni sospetto.

Lo stesso Beppino Englaro fa piazza pulita di ogni dubbio in questo senso: «Nel film non c'è la figura di Eluana né la mia. Non hanno capito che il film non è contro nessuno e che questo tema va, in ogni caso, affrontato. Continuare su questa strada è quasi assurdo. Sarebbe bastato riflettere un po' per capire che è un comportamento inaccettabile. Bellocchio si ispira a questa vicenda, in particolare agli ultimi giorni di vita di Eluana, guardandola dal punto di vista politico, ma sullo sfondo ci sono i grandi temi della vita e della morte. Quando si muove un regista del suo livello si dovrebbe solo essere curiosi di vedere la sua immaginazione cosa riuscirà a creare, non reagire in maniera limitata».

 

Se di strumentalizzazione si può parlare, questa non viene certo dall'intento di un artista di restituire un caso come quello di Eluana alla sua sede: un contesto di riflessione etica, sociale, filosofica, esistenziale. Diceva Bellocchio (che per il momento non ha rilasciato dichiarazioni): “Da uomo di sinistra ho fatto un film sul terrorismo e da ex alunno dei gesuiti ora affronto il tema dell’eutanasia. Quella di Eluana Englaro è una vicenda che mi ha colpito moltissimo e ho deciso di raccontarla nella forma in cui tutti noi l’abbiamo vissuta, ovvero quella mediatica”.


Piuttosto, qui la strumentalizzazione è politica: e assume le forme di una pesante intromissione politico-istituzionale nel processo decisionale che rende più o meno facile a un regista la realizzazione di un film, cercando di limitare la sua libertà di espressione.

 

Mentre nasce su Facebook il gruppo Sosteniamo Marco Bellocchio contro la censura della Regione Friuli e in tanti si schierano contro questa presa di posizione preconcetta e assurda, noi continueremo a seguire la vicenda e ci auguriamo che questo film venga realizzato comunque e in ogni modo: anche ricorrendo a forme alternative di finanziamento, come la produzione dal basso.
 

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Sono presenti 9 commenti
  1. In genere un'opera cinematografica racconta una storia e lo fa da un particolare punto di vista, sarà quindi per forza più vicina ad alcune sensibilità che non ad altre. Mi chiedo, e chiedo a chiunque legga questo commento, perché mai lasciando esprimere liberamente una particolare sensibilità dovrebbero sentirsi offese tutte le altre, perché mai si sventoli inoltre la bandiera ipocrita di un presunto "senso comune" in nome del quale legittimare l'esercizio della censura. Offende molto di più la mia sensibilità sapere che una parte delle mie sudate tasse se ne va in cacciabombardieri supertecnologici, quella sì che è cultura della morte! Abbozzavo inoltre un'ipotetica risposta alla domanda di cui sopra: il mio sospetto è che questo accada ogni qual volta si esprima un' idea non in linea con i dictat dell'"altra riva del Tevere". Oppure la "Divina Supponenza", le cui strade sono infinite, è arrivata a pensare che quest'ultima coincid ...

    Inviato da Paola Trombetti il 25/02/2012
  2. Non è stato cancellato alcun commento. Avrà avuto qualche problema con la connessione... Lo riscriva e lo troverá sulla bacheca. Raramente cancelliamo commenti, solo in casi di insulti o di frasi che possano risultare offensive o illegali. Chi legge sentieriselvaggi sa bene che lasciamo scrivere tutti.

    Inviato da Redazione il 24/02/2012
  3. Che fine ha fatto il mio commento delle 19,40? Anch'esso spazzato via dalla censura? Era forse colpevole di promuovere la "cultura della morte", o di urtare suscettibilità Eminenntssime ?

    Inviato da Paola Trombetti il 24/02/2012
 

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