"Below" di David Twohy
La Colpa che torna dagli abissi dell'anima non si può tollerare, vedere o spiegare. E' gia presente. Un'immanenza di cui Twohy mostra di fare uso ed abuso.

Il conformismo modaiolo tende a giustificare operazioni codarde e noiose sotto l'etichetta: onesto prodotto d'intrattenimento. Oppure: dignitoso b-movie. Premesso che la dignità spesso non rappresenta un utile viatico al cinema odierno e che intrattenere non è un'insulsa attività bensì una delle arti più imprevedibili di sempre, il nastro della memoria può srotolarsi rabbiosamente verso i fasti di un tempo dove la seconda fascia, pur re/inquadrata nelle strategie utilitaristiche delle major, sapeva significare sperimentazione all'interno di codici cristallizzati o visioni oblique di una moralità non riappacificata a priori. Anche il sub-marine gender regalava lo sguardo "meravigliato" dell'alto artigianato (20.000 leghe sotto i mari di Fleischer) o gli psicologismi bellici di un Wise (Mare caldo). Il progetto ambizioso e dispendioso (tra l'usuale restyling digitale ed un set fisico ricreato nel lago Michigan) del "noir degli abissi" di David Twohy, decorato sceneggiatore e regista di genere spesso osannato (Pitch Black) non affonda purtroppo nei rischi del plot intrigante di Darren Aronofsky (Requiem for a dream) dove la discesa acquatica in piena Seconda Guerra Mondiale ben si sarebbe prestata ad un'eccessiva metafora visivo-acustica dei misteri spaventosi dell'ignoto. Come l'entità soprannaturale e vendicativa che dal passato (e dall'inconscio dei colpevoli dell'affondamento) dovrebbe riemergere e condannare l'equipaggio, allo stesso modo il regista aggredisce la platea puntellando distrattamente ogni potenzialità in agguato. La rincorsa parossistica alla tensione, realizzata con effettacci sonori da casa stregata (tranne il disco di Benny Goodman che parte da solo), inutili accelerazioni e fantasmi alla Shyalaman si svuota vieppiù in una mediocre rassegnazione dei vari egoismi in campo. L'indugiare sugli angoli di angusti corridoi non offre vie di fuga claustrofobiche ma indicazioni del film che non c'è: le non-allucinazioni per narcosi da idrogeno, le non-sinuosità eleganti degli oceani, la non-agonia dello USS Tiger Shark, la non-detonazione della bomba/donna superstite, la non-artificiosità autoreferenziale del decòr. Twohy cercando una furba combinazione di formule ha trovato la via ad un animismo di serie B. In qualche modo tutto torna.
Regia: David Twohy
Sceneggiatura: Lucas Sussman, Darren Aronofsky, David Twohy
Fotografia: Ian Wilson
Montaggio: Martin Hunter
Musiche: Graeme Revell
Scenografia: Charles Lee
Costumi: Elizabeth Waller
Interpreti: Matt Davis (Odell), Bruce Greenwood (Brice), Olivia Williams (Claire), Holt McCallany (Loomis), Scott Foley (Coors), Zach Galifianakis (Wally), Jason Flemyng (Stumbo), Dexter Fletcher (Kingsley)
Produzione: Sue Baden-Powell & Darren Aronofsky e David Twohy per Protozoa Pictures
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Durata: 107'
Origine: Usa, 2002
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