HOME CINEMA - "Requiem For a Dream" di Darren Aronofsky

All'epoca del suo passaggio fuori concorso al Festival di Cannes, questo irritante ed estremo film del regista americano ebbe il merito di dividere la critica. Giusto dunque rivederlo oggi in questa bella edizione DVD, anche per ritrovare Ellen Burstyn in un ruolo che le valse una candidatura all'Oscar

REQUIEM FOR A DREAM
TITOLO ORIGINALE: id.
REGIA: Darren Aronofsky.
SCENEGGIATURA: Hubert Selby, Darren Aronofsky.
INTERPRETI: Ellen Burstyn, Jared Leto, Jennifer Connelly, Marlon Wayans.
PRODUZIONE: Artisan Entertainment, Protozoa Pictures, Thousands Words.
DURATA: 102'
ORIGINE: Usa, 2000.
DISTRIBUZIONE: Dolmen Home Video (noleggio e vendita).
FORMATO VIDEO: DVD.
DVD EXTRA: Intervista a Ellen Burstyn e Hubert Selby Jr. (19'); Anatomia di una scena: il regista commenta le tecniche di montaggio (5'36"); scene tagliate commentate; making of (35'); trailer originale; filmografia di regista e interpreti; commento audio del regista (non sottotitolato).
AUDIO: Dolby Digital 5.1, italiano e originale.
SOTTOTITOLI: italiano per non udenti.
FORMATO: 16/ anamorfico, 1.85 : 1
REGIONE: 2

Cinema urticante, non c'è che dire, quello messo in immagini estreme e ipertrofiche dal newyorkese di Brooklyn Darren Aronofsky nel 2000 con questo Requiem For a Dream: estremo, antirealista, a suo modo edificante nella rappresentazione disgraziata di un'umanità derelitta nei suoi sogni oltreché nella sua realtà. All'epoca del suo passaggio fuori concorso al Festival di Cannes ebbe il merito di dividere anche la redazione di "Sentieri Selvaggi"... Torniamo a parlarne in occasione della sua uscita in DVD, perché si tratta in ogni caso di un'opera fuori dalle regole, dispersa in un immaginario popolare marginalizzato e consumato nelle macerie del vivere quotidiano, scritto da Aranofsky con un'imprudenza espressiva che, di immagine in immagine, spinge il pubblico alla rivolta, a una fuga fuori campo rispetto al gioco irritante e a tratti persino disturbante del regista.

La storia è quella di una vedova ebrea (interpretata da una decrepita Ellen Burstyn che fu candidata all'Oscar per la sua prestazione) che vive reclusa in casa, ossessionata dall'idea di dover dimagrire per poter indossare l'abito rosso tanto caro alla sua gioventù, quando - ne è certa - sarà chiamata a prender parte allo show televisivo di cui è assidua spettatrice. Ed è anche la storia di suo figlio Harry, tossicodipendente all'ultimo stadio, che, assieme alla sua ragazza Marion (Jennifer Connelly) e all'amico Tyrone, farebbe di tutto pur di procurarsi ancora una dose... Il film accumula una tensione visiva estrema, spendendola invasivamente in un gioco di performances visionarie, deliri crudeli, insostenibili sequenze aggrappate alla claustrofobia degli ambienti devastati e miserrimi in cui si muovono, impressionisticamente, i personaggi.

Come già rilevammo all'epoca, Aronofsky (che ha studiato cinema d'animazione, e si sente) s'inventa un cartoon virtuale che aggredisce visivamente ogni fotogramma e vomita sullo sguardo dello spettatore una ragione dell'assurdo che non può trovare adesioni. L'immoralità del film (la sua inammissibile parodia manichea della società contemporanea) passa tutta per l'estetica traumatizzante di cui si nutre, che oscilla tra una soggettività espansa e un'oggettività inglobata nella performance mediatica, di cui lo sguardo di Aronofsky più che testimone si fa tramite. Giusto rifiutarlo indignati, questo film, ma anche troppo facile. Più difficile lasciarsi violentare da un'opera(zione) che ha coraggio da vendere nel rendersi inaccettabile e intollerabile. Ed è per questo che bisogna accettarlo e tollerarlo, facendosi carico del peso di una visione dalla quale ci si sente vieppiù violentati e dalla quale a ogni fotogramma si ha l'istinto (morale ed estetico, ma anche semplicemente fisico) di fuggire con rabbia.

Oggi, a mente fredda, rimaniamo dello stesso parere, anche perché la bella edizione in DVD proposta dalla Dolmen è ricca del commento del regista e di ampi materiali di supporto critico: backstage, sequenze eliminate e commentate, interviste allo sceneggiatore e alla protagonista. Tutti materiali dai quali è possibile trarre qualche ragione ulteriore per un film arduo e irritante come questo...

 

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