VIDEOCLIP - Depeche Mode: dentro e fuori lo schermo (Parte II)
Mentre la performance live di Condemnation in una folla di fan adoranti individua un processo di deificazione tutto fisico e carnale per la formazione inglese, i video realizzati per "Ultra" stabiliscono invece una perfetta simbiosi della cinepresa con il punto di vista del pubblico.

Stretta in un'indissolubile comunione d'intenti con il percorso creativo dei Depeche Mode, l'opera anni '90 di Anton Corbijn individua nei corpi di Gahan, Gore, Fletch e Wilder il tramite verso quella poetica autoreferenziale che la band sviluppa a partire da "Songs Of Faith And Devotion", prima sotto forma di un'angosciosa meditazione teologica poi come riflessione sullo stesso star system discografico. Benchè racchiusa entro un apparato scenografico dalle tinte allegoriche e misticheggianti, la pesante fotografia bicroma di I Feel You si moltiplica nell'abbigliamento del gruppo per suggerire l'impossibilità della trascendenza, attraverso un costante richiamo alla sessualità apparso ancora più esplicito in Walking In My Shoes. La performance live di Condemnation in una folla di fan adoranti individua invece un processo di deificazione tutto fisico e carnale per la formazione inglese, qui ritratta ai tempi del suo massimo successo internazionale; persino la visionarietà un pò "lynchana" del modesto In Your Room sembrerebbe scindere i membri del complesso in divi e semplici esseri umani, se le catene raffigurate nel clip rappresentano veramente i vincoli imposti dal mercato musicale.
Ormai affrancati programmaticamente dal punto di vista degli artisti, i video realizzati per un album ruffiano come "Ultra" stabiliscono piuttosto una perfetta simbiosi della cinepresa con il pubblico: succede nelle immagini folgoranti di Barrel Of A Gun, dove i tre Depeche rimasti vengono inseguiti, spiati e perseguitati dall'occhio impietoso della camera a mano. Mentre It's No Good inscena una caricatura grottesca della compagine londinese secondo la percezione delle nuove generazioni, Useless costituisce il veicolo per un autentico sfogo nei confronti dello spettatore-ascoltatore (immobile per oltre quattro minuti di fronte alla rabbia del frontman).
Quando infine il terzetto ritrova con "Exciter" una propria dimensione intima e privata, allora anche i lavori del regista olandese potranno recuperare le tradizionali figure topiche già legate a "Black Celebration" o Violator: la desolazione degli spazi, il viaggio, la speranza di una meta da raggiungere.
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