VIDEOCLIP - Rabbit in Your Headlight

Capovolgere il senso comune, l'ordine delle cose: è l'idea alla base del video diretto da Jonathan Glazer, un lavoro che opera sulle componenti significative dell'immagine e sulle aperture di senso che l'insieme delle stesse può creare

L'idea è semplice. Un uomo cammina in un tunnel. Parla con se stesso. Nel tunnel ci sono anche delle automobili. Alcuni clacson suonano per avvertire l'uomo. Altre macchine tirano dritto. Lo investono. L'uomo ogni volta che cade, si rialza. Un susseguirsi di scontri sempre più dolorosi fino alla rivelazione finale. Una visione mistica in un fumo denso di significati.

Jonathan Glazer, di recente regista del film Birth - Io sono Sean, costruisce un video esemplare nelle sua struttura. Tutto accade in un unico ambiente e nell'arco di tempo della durata della canzone. Non ci sono richiami esterni, non ci sono ellissi temporali, non ci sono riprese del gruppo musicale in questione. Le immagini sono autonome, sono qualcosa che non dipende dalla musica, sono parti di una storia.

Le inquadrature sono tutte molto strette, piani americani dell'uomo o primi piani, creano un senso di claustrofobia, si allargano solo per mostrare gli incidenti, i momenti in cui l'uomo viene investito.

E si rialza.

Questa è l'idea. Capovolgere il senso comune, l'ordine delle cose. Lo strumento è la ripetizione di questo fatto, l'obiettivo la costruzione dell'attesa. Chi guarda vuole sapere, vuole scoprire perché questo uomo non muore, cosa ha di speciale. Chi guarda capisce che lo aspetta una sorpresa finale, forse una rivelazione.

Il video, come dicevo, lavora principalmente sulle componenti significative dell'immagine, sulle aperture di senso che l'insieme delle stesse può creare. In questo caso l'operazione è ancora più complessa perché non rimanda ad una comprensione univoca di quanto stiamo vedendo. Il risultato, come capiremo dall'immagine finale, è passabile di varie interpretazioni. Ci si può leggere l'indifferenza del mondo nei confronti dei diversi o anche la voglia insita nell'animo umano di distruggere chi non è come noi. C'è la ricerca di un misticismo laico, di una santità trovata nel fondo del nostro essere. L'individuo che osserviamo camminare è infatti un barbone, un malato, un diverso. Ma da lui si sprigioneranno quelle energie capaci di rivoluzionare l'ordine delle cose. Un miracolo, per l'appunto.

 

La musica degli UNKLE è solo contorno, anche se rimane la bellissima canzone cantata da Thom Yorke (l'album da cui è tratto il brano è del 1998). La musica non costruisce il ritmo della immagini e non delinea la loro natura, la malinconia melodica delle note influenza più che altro l'umore dello spettatore, lo porta in un limbo emotivo dove tutto potrebbe accadere.

Il mostrare poi incidenti stradali sembra infrangere uno dei tabù visivi del nostro tempo. Come tante cose che non si possono mostrare perché potrebbero turbare la coscienza dei più piccoli o delle anime troppo sensibili, la nostra società ha creato tutta una serie di tabù rappresentativi che vietano la visione di alcuni eventi dell'esistenza umana. E quindi la violenza, il dolore, l'orrore possono essere mostrati (soprattutto in televisione) solo se antecedentemente manipolati, strutturati in una visione che non obblighi le coscienze a fermarsi un attimo a riflettere.

In questo caso mostrare incidenti stradali ha sicuramente un impatto visivo notevole ma è anche consono alla natura della storia raccontata e al messaggio che potrebbe nascere dalla rivelazione finale.

Video come questo sono l'esempio di come anche nell'industria musicale la creatività e l'originalità possano avere una loro indipendenza rispetto alle operazioni di più semplice consumo. Sono esempio di come le cose possono essere diverse se ci sono persone ancora in grado di immaginare e realizzare prodotti lontani anni luce dal solito squallido quadro di cantanti che si dimenano davanti ad una macchina da presa.

In cinque minuti viene raccontata una storia completa e si realizza un prodotto che ha la sua propria forza nella componente filmica piuttosto che in quella sonora.

E se ci pensate non è una cosa da poco.

 

 

 

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