VIDEOCLIP - "Only" dei Nine Inch Nails

Questo video di David Fincher continua il lavoro fatto dal regista sulla rappresentazione degli oggetti (già visto in Fight Club), consolidandolo in una vera e propria estetica. Oltre a portare avanti un discorso sulle enormi potenzialità che la tecnologia fornisce ai registi grazie alla rivoluzione compiuta dal digitale

Only Lavora su pochi elementi scenici David Fincher in questo video. Un computer, una tazzina di caffè e due oggetti a dir poco stravaganti. Il primo è composto da una serie di sfere di metallo posizionate una accanto all’altra, se si esercita una leggera pressione sulla prima anche le altre poi inizieranno a muoversi. Il secondo è composto da una serie di chiodi sui quali è possibile creare delle figure semplicemente imprimendo da dietro la forma desiderata. Come in molte sequenze di Fight Club David Fincher in Only sembra interessato a creare una sorta di estetica degli oggetti. Li inquadra da vicino, ci entra dentro, li scompone.
L’inizio del video mostra la posizione di questi oggetti come in una natura morta contemporanea, dove sono gli oggetti stessi, nella loro immobilità, a comporre il soggetto del quadro.
Poi una mano si avvicina al computer. La macchina è un Macintosh, modello iBook G4, Fincher omaggia così uno degli strumenti elettronici più famosi e potenti che il mercato possa offrire (ma i maligni potrebbero anche pensare ad una più furba operazione pubblicitaria). Le immagini che incominciano a crearsi sullo schermo del Mac sono quelle di un suo programma, iTunes. La canzone che viene messa è naturalmente Only dei Nine Inch Nails.
Le onde visive che si sprigionano dallo schermo sono supportate da quelle sonore che escono dalle casse vicino al computer. David Fincher entra dentro di loro, ci mostra le pulsazioni degli altoparlanti, la natura morta che avevamo visto prima prende vita.
Le onde sonore iniziano a far muovere la superficie del caffè, i chiodi iniziano a tremare, li vediamo ingranditi, le loro teste si muovono a ritmo con la musica, il volto di Trent Reznor (il cantante dei Nine Inch Nails) inizia a formarsi e a cantare, anche le sfere di metallo iniziano a vibrare, l’energia musicale è quella spinta che le fa uscire dal loro stato di inerzia. L’estetica di questo video è completamente basata sul rovesciamento del nostro normale punto di vista sugli oggetti che qui vengono mostrati. Di solito essi sono presenti in uno spazio molto più ampio, una stanza o un ufficio. Fanno parte di quello spazio. Fincher, annullando invece il contesto in cui si trovano, li trasforma completamente. Ne aumenta le proporzioni e gli fa riempire i limiti dell’inquadratura, saturando così l’immagine con la loro stessa presenza.
Per dare dinamicità alle inquadrature Fincher gira intorno agli oggetti stessi, ne sorvola la superficie, mostra da cosa sono composti. Il ritmo quindi si crea attraverso l’alternanza di questi movimenti della mdp con quelli dei chiodi che disegnano l’interpretazione di Trent Reznor.
Il cantante dei Nine Inch Nails diventa sempre più inquieto fino al momento che non è più solo il suo volto ad essere formato dai chiodi, ma anche il suo corpo. Mentre sale il climax emotivo e sonoro della canzone allo stesso modo Reznor sembra volersi ribellare alla gabbia nella quale è rinchiuso (i chiodi hanno infatti una protezione di vetro nella parte anteriore). Si forma una mano che spinge verso il vetro, quasi a volerlo infrangere. Anche gli altri oggetti sembrano “innervosirsi”, i movimenti delle sfere si fanno sempre più frenetici, la superficie del caffè è sempre più increspata. La loro rivolta, che dalla perenne quiete li ha portati al movimento, sembra essersi compiuta. In pochi secondi poi, toccato l’apice, gli oggetti tornano alla calma iniziale mentre la presenza di Trent sfuma in una nuova staticità dei chiodi.
La scelta di Fincher di fare di un computer il motore del suo video non è casuale. Prima di tutto c’è l’uomo (la sua mano) che attiva la macchina, poi la macchina attraverso la musica dà vita agli oggetti. In questo passaggio c’è tutto il senso della tecnologia contemporanea e delle possibilità che vengono date a chi la usa. Dalla creazione della musica al suo ascolto, dal montaggio audio-video all’elaborazione digitale. Il computer è proprio quello strumento che, da un punto di vista dell’immagine, ha permesso di dare vita a qualsiasi cosa.
David Fincher compone quindi un’opera che sintetizza tutte le potenzialità del mezzo-computer, le elabora in una forma espressiva (quella del video musicale) e va addirittura oltre proponendo nel movimento degli oggetti stessi una sorta di rivolta alla staticità a cui le leggi fisiche li hanno consegnati. Un modo per dire che l’uso della tecnologia a fine creativi può mettere in moto qualsiasi cosa. Un modo per ribadire le immense potenzialità che gli artisti di oggi hanno finalmente nelle loro mani.

 

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