VIDEOCLIP - "Do As The Birds, Eat The Remains", Liars

Il problema della "mondezza" a Napoli, ormai definitivamente esploso e sotto gli occhi di tutti, sembra non riuscire a conoscere una soluzione. Ed ecco allora questo video dei Liars che suggerisce un rimedio innovativo, limpido, sorprendente nella sua semplicità. Fate come gli uccelli, mangiate i resti - ovvero l’utopia della morte del capitalismo.

Liars Il problema dei rifiuti, ormai definitivamente esploso e sotto gli occhi di tutti, sembra non riuscire a conoscere una soluzione. Il nuovo presidente del consiglio ha dichiarato tutte le sue buone intenzioni e addirittura, stando alle sue parole, un paio di volte a settimana si recherà a Napoli fino a quando questo fastidioso problema non sarà risolto.
Una delle possibili soluzioni è la seguente ed è una soluzione magica. Se i rifiuti vengono ripresi dal circo mediatico essi esistono e sono dunque un problema. Se non vengono ripresi essi scompaiono (la magia) e gli utenti televisivi possono indignarsi per altre cose. La verità è un’altra. A Napoli e dintorni la gente continua a convivere con la "mondezza" e in pochi hanno il coraggio di denunciare veramente la situazione (A biutiful cauntri) e di spiegare i meccanismi dell’industria dello smaltimento dei rifiuti (Saviano, Gomorra) che vi si arricchisce sopra.
Ed ecco allora questo video dei Liars che sembra suggerire una soluzione innovativa, limpida, sorprendente nella sua semplicità. Basta il titolo, ovvero, Fate come gli uccelli, mangiate i resti. Perché paradossalmente è proprio questa la punizione che dovrebbe colpire tutti i paesi capitalistici e consumistici, quella di mangiare i resti della propria sfrenata produzione, gli scarti di fabbrica, i residui della propria mentalità divorante. Perché è noto che tutto quello che un organismo introduce dentro se stesso alla fine lo deve anche espellere. E più un organismo è ingordo e mangia e consuma oltre le sue capacità e possibilità più saranno le cose che dovrà buttare fuori.

 

Liars Il video si apre su una spiaggia, con dei gabbiani che volano e mangiano da un mucchio di rifiuti. Un individuo che sembra uscito da una visione di Jodorowski, con tanto di poncho, si avvicina al mucchio di rifiuti. La musica è angosciante, rumorosa, disturbante. Accordi di chitarra sempre uguali, batteria tribale, distorsioni elettriche. L’uomo continua a camminare verso i rifiuti. Poi ci si accorge di un paio di gambe distese, immobili, che spuntano dagli avanzi organici. Quel mucchio non sono solo buste e residuati di cibo, in quel mucchio c’è un cadavere, un essere morto, un corpo senza più vita. Il cadavere ha le vene squarciate e una busta di plastica in testa. L’uomo raccoglie un coltello dalle mani del morto e inizia a tagliare parti di esso, per poi cibarsene. Ed ecco l’estrema conseguenza della nostra civiltà, il cannibalismo, il consumo di chi non è più in grado di consumare. E questa purtroppo è anche una cinica metafora del capitalismo, che conoscerà la sua fine solo quando si fagociterà da solo.

 

Lo stile di ripresa è quasi amatoriale, con inquadrature semplici e un montaggio altrettanto lineare. Quello che sorprende è la repentina trasformazione delle immagini in qualcosa di orrorifico, ai limiti dello splatter. In poco meno di un minuto si entra in una dimensione violenta e macabra, con arti tranciati e sangue che cola sull’obiettivo della videocamera. Quella di Aaron Hemphill (chitarrista del gruppo) è una visione decisamente nichilista della nostra società e distruttiva per quanto riguarda i suoi meccanismi. Una visione che ha la forza e il coraggio di tramettere un messaggio ben preciso, un’avvertimento per il futuro. Gli scarti del nostro stile di vita finiranno per sommergerci. Diventeranno il nostro cibo. Insieme ai cadaveri della gente che non ce l’avrà fatta a sopravvivere a questo stato delle cose.




 

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