VIDEOCLIP - "Siberia", Diaframma

Nei primi anni ottanta, a Firenze, ci sono stati due gruppi che hanno saputo appropriarsi del cupo pessimismo della dark-wave inglese , riprendendone la struttura musicale delle canzoni e amalgamandola intorno a testi introspettivi e malinconici, oppiacei nella loro visionarietà e tormentosamente chiusi intorno al disagio esistenziale dell’individuo. I due gruppi si chiamavano Diaframma e Litfiba.

I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
al chiarore del petrolio bruciato
e oltre il muro il silenzio,
oltre il muro solo ghiaccio e silenzio.




Nei primi anni ottanta, a Firenze, ci sono stati due gruppi che hanno saputo appropriarsi del cupo pessimismo della dark-wave inglese (Bauhaus, Joy Division), riprendendone la struttura musicale delle canzoni (la linea di basso che costruisce la melodia, la ritmica cupa della batteria, le chitarre che appaiono come lampi nella notte, le tastiere oniriche, acide e taglienti) e amalgamandola a testi introspettivi e malinconici, oppiacei nella loro visionarietà e tormentosamente chiusi intorno al disagio esistenziale dell’individuo. I due gruppi erano i Diaframma e i Litfiba.
Siberia è il primo album dei Diaframma. Desaparecido è il primo album dei Litfiba.
Nel video di Siberia anche il linguaggio audiovisivo sembra rarefarsi, diventare essenziale, in sintonia con le prime opere di Jarmusch, in un minimalismo espressivo depurato da quel lunatico surrealismo del regista americano, che rasenta la stilizzazione. Da una parte questa scelta è stata sicuramente dettata dalla scarsa disponibilità economica di chi ha realizzato il video, dall’altra c’è il rifiuto completo di quell'estetica televisiva che proprio in quegli anni si stava sviluppando e stava prendendo forma. In molte inquadrature del video appare spesso un televisore che però trasmette solo film (si vede Sean Connery in versione James Bond), in un rifiuto categorico dell’idiozia del circo mediatico.
Il video si apre su un ambiente nebbioso e spoglio, freddo, fotografato in un bianco e nero che rende le forme e le linee ancora più ambigue. Attraverso il montaggio irrompono improvvise e veloci le immagini di oggetti tecnologici e di ripetitori, i contorni di quattro figure umane si stagliano contro un muro di nebbia. Un passaggio fulmineo all’interno di una casa. Il processo di stilizzazione visiva e semantica diventa rapido e efficace. Gli oggetti aumentano il senso di solitudine degli individui. Quello che la nebbia proteggeva con il suo mistero si palesa tra le pareti e gli elettrodomestici. L’essere umano è solo. Questa è la sua condizione.
Frammenti di colore warholiano esplodono a tratti, nel tentativo di trasformare la stilizzazione in espressione pop, forse una possibile scappatoia dal proprio abbandono. La foto di Kennedy con gli occhi che si colorano, gli oggetti inutili, presenti sempre nelle loro forme e mai nella loro funzione, l’acquisto e il consumo, le ossessioni del vivere contemporaneo. La gabbia si fa più stretta. Le pareti opprimono. Fumare una sigaretta, guardare un film, far venire giù i propri sogni come fossero un castello di carte. La televisione che guarda volti inespressivi. Ogni fuga sembra ormai impossibile.
Ancora stanze gelate.
Ancora il silenzio.
Ancora solo ghiaccio e silenzio.



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