VIDEOCLIP - Will Smith: da principe di Bel Air a re di Hollywood
Will Smith rappresenta il collante fondamentale di quell'operazione inseguita da ogni produttore che si rispetti, il capofila della nuova generazione di artisti "multimediali" (Jennifer Lopez, Madonna) capace di calcare indistintamente CD e DVD senza apparente soluzione di continuità.

RETROSPETTIVA
Will Smith: da principe di Bel Air a re di Hollywood
Attendendo l'ormai imminente esordio dell'icona-Eminem sugli ambiti placoscenici hollywoodiani, il rapporto simbiotico che la settima arte intrattiene con lo showbusiness discografico continua a vivere momenti assai proficui, anche per via di quel sorprendente ciclone mediatico chiamato Will Smith, artefice della perfetta contaminazione formale tra cinema e musica attraverso le immagini dei suoi clip. In nome del mercato, ovviamente, senza presunte velleità artistico-sperimentali.
Nobilitato il proprio status di rapper con l'apparizione televisiva nella popolare serie "Il principe di Bel Air", l'ex Fresh Prince costruisce ambiziosamente la propria scalata verso il grande schermo sottomettendo le canzoni alle immagini, affinchè il volto s'imprima nella memoria prima delle note stesse. Senza mai svestire completamente i panni di attore, sembra anzi impersonare il ruolo di leader del ghetto (black) nell'odioso Freakin' It, dove assurge a perfetto interprete del sogno americano che torna vincitore nella vecchia Harlem, ovviamente acclamato da folle di bambini entusiasti. L'abbigliamento cool riflette una condizione di benessere acquisito, il candore della neve compensa invece il "disdicevole" colore della pelle, mentre la fotografia patinata dipinge uno scenario curiosamente quasi autobiografico. Eppure già Pinkett Smith lo aveva ritratto in So Fresh come paladino del loser americano medio, feticcio per una folla informe di ciccioni sfigati armati di ridicoli occhialoni "nerd". La finta ironia del personaggio (che in verità tradisce un malcelato culto autoreferenziale) trova tregua guarda caso proprio nel capitolo più intimo e personale della breve videografia, il pluripremiato Just The Two Of Us firmato Bob Giraldi. L'attesa per la nascitura figlia merita evidentemente toni pacati, melensi, sdolcinati, comunque sottolineati tramite una suggestivo quanto aggraziato bianco e nero.
Divenuto ormai a pieno titolo un volto noto nell'universo della celluloide, il futuro Cassius Clay sceglie di occupare disinvoltamente ogni spazio disponibile assumendo addirittura le fattezze di un faraone. Succede in Gettin' Jiggy Wit It, episodio diretto dal veterano Hype Williams come fosse il trailer di un qualche inesistente kolossal made in USA, abile a svelare il doppio volto di popstar e re dei multiplex che contraddistingue il giovane "uomo in nero". Giusto un assaggio, una semplice anticipazione dei successivi Men In Black, Black Suits Are Comin' (Nod Ya Head) e Wild Wild West, inseriti nelle soundtrack dei rispettivi lungometraggi per la gioia del regista Berry Sonnenfeld e della label Sony Music. Film che diventano all'occasione spot musicati dal sicuro appeal: rimpicciolendosi in forma di videoclip conquistano l'accesso alle case degli adolescenti mediante l'ingresso principale, il tubo catodico.
Will Smith rappresenta allora il collante fondamentale di un'operazione inseguita da ogni produttore che si rispetti, il capofila della nuova generazione di artisti "multimediali" (Jennifer Lopez, Madonna) capace di calcare indistintamente CD e DVD senza apparente soluzione di continuità. Non è un caso che il maestro Michael Mann abbia scelto solo vecchi pezzi blues per commentare le immagini del suo straordinario Alì.

FOCUS ON
Black Suits Are Comin' (Nod Ya Head)
Ingegnosamente costruito a mò di trailer per il poco fortunato Men In Black II, Black Suits Are Comin' (Nod Ya Head) mira a riesumare l'ormai obsoleta icona dell'uomo in nero (sono passati oltre cinque anni dal primo film della serie), impiegando nelle riprese anche l'altro celebre protagonista Tommy Lee Jones. Le potenzialità a livello marketing dello strumento videoclip costringono immancabilmente l'intero cast ad approdare in televisione per girare versioni compatte e ridotte dei rispettivi lungometraggi: dirige il regista Berry Sonnenfeld, responsabile delle pellicole originali e sempre alla disperata ricerca di un'estetica coerente coi dettami di MTV. Pure sul grande schermo.
Il nuovo video di Will Smith costituisce un esempio emblematico dell'inarrestabile tendenza a reclamizzare un prodotto cinematografico mediante la propria componente musicale, divenuta ovviamente merce preziosa per tutti gli studios hollywoodiani. Specie se il testimonial di turno è uno che viaggia totalmente a suo agio tra nastri di celluloide e label discografiche.
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