VIDEOCLIP - "All I Need", Unipol vs. Air
L’agenzia McCann-Erickson ripesca l’eterea “All I Need” degli Air, studia il video originale e ne tira fuori un altro, questa volta per uno spot. La tecnica del tilt-shift permette all’australiano Keith Loutit di miniaturizzare il mondo, “su misura” di un noto gruppo finanziario italiano. Il risultato, in effetti, è spettacolare. Riparte la rubrica "Videoclip" all'insegna di un primo, sfizioso cross-over tra i linguaggi del piccolo schermo (c'è spazio anche per un episodio di CSI)
10 anni dopo la sua uscita, gli americani dell’agenzia McCann-Erickson ripescano l’eterea “All I Need” degli Air, si studiano il video originale e ne tirano fuori un altro, questa volta per uno spot. Il prodotto è interamente realizzato con la tecnica del tilt-shift: un interessante e innovativo gioco di obiettivi che permette all’australiano Keith Loutit di miniaturizzare il mondo, “su misura” di un noto gruppo finanziario italiano.
Del videoclip originale resta la fluidità ed un distacco ritrattistico qui ulteriormente spersonalizzato - espressione di uno sguardo dall’alto che più in alto non si può – ed esaltato dal cosiddetto miniature faking: soluzione fotografica che permette di trasformare tutto “in modellino” variando la messa a fuoco nelle diverse aree dell’inquadratura. Si tratta di un effetto ottenibile comunque anche in post-produzione e apparso, ad esempio, nella puntata conclusiva della 7° serie di Csi (“Living doll” diretto da Kenneth Fink) (In quell’occasione a “rimpicciolirsi” era stata la sky-line di Las Vegas).
Qui ne viene fuori una perfetta rappresentazione in 40’’ di tutta la fame e la potenza del digitale: cinema che gioca a guardare come guarderebbe Dio, definitivo occhio sul mondo che stringe l’intero universo filmabile in una sola inquadratura, donandogli energia, movimento, accelerazione.
L’incontro con il brano del duo francese - che contiene già in sé una spinta alla contemplazione propria di certa elettronica minimale – produce alla fine un’interpretazione visiva alternativa che sfida apertamente il videoclip di Mike Mills e, contemporaneamente, le solite convenzioni del genere spot. Un esempio concreto del graduale assottigliarsi degli steccati tra diverse produzioni audiovisive e dell’inevitabile logorarsi dell’idea stessa di “originalità” intesa come “esclusività” (già oggi youtube offre, alla rinfusa, centinaia di versioni di uno stesso video. Qual è quella giusta? La prima? O quella fatta meglio?).
Da questo punto di vista questa di Loutit appare in fondo soltanto un'altra goccia dentro il mai completamente indicizzabile oceano dell’audiovisivo: borgesiana videoteca senza fine in cui probabilmente nulla nasce davvero, o muore davvero, in cui tutto semplicemente rimanda a qualcos’altro, cambiando forma e funzione. Da un videoclip ad uno spot della Unipol. Da un link all’altro. Leggeri, agili. Come la musica degli Air.
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Questo articolo mi sembra scritto tanto per riempire una pagina, da notizie "parzialmente corrette", quantomeno superficiali.<br />Il tilt shift non è una tecnica, ma un obiettivo.<br />Non si deve a Keith Loudid la scoperta di questa tecnica ma ad un fotografo italiano che, da più di 20 anni, fotografa solo con questi obiettivi.<br />Non si varia la messa a fuoco, ma la profondità pressochè nulla ed irregolare di campo è dovuta al basculamento dell'ottica, nata peraltro per la fotografia architettonica.<br />Nello spot dell'assicura come nei video di Loudid non c'è l'uso di lenti tilt-shift, ma un uso massiccio di post-produzione di livello medio-basso, guradare un palo della luce per rendersene conto. Se il palo è a fuoco, le sue estremita non possono essere sfocate (la fotografia e le lenti soddisfano leggi della fisica, non vanno a piacere..). <br />Se volete vedere un lavoro ad alti livelli guardate e scrivete qualcosa sul video di Thom Yorke "Harrowdown Hill". Lì c'è un uso sapiente della post-produ ...
Inviato da disappunto il 24/11/2009
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