"The Wholly Family", di Terry Gilliam


Sbarca in Italia Terry Gilliam, in questa confusa fase della sua carriera artistica, per uno di quei “piccoli progetti” che ormai (ahinoi…) stanno colonizzando in pieno i suoi orizzonti registici. A farlo incontrare con la città di Napoli è stata una nota azienda italiana produttrice di pasta (la Garofalo) che è riuscita ad impreziosire la sua collezione coinvolgendo addirittura il geniaccio ex Python

The Wholly Family, di Terry Gilliam

Sbarca in Italia Terry Gilliam, in questa confusa fase della sua carriera artistica, per uno di quei “piccoli progetti” che ormai (ahinoi…) stanno colonizzando in pieno i suoi orizzonti registici. A farlo incontrare con la città di Napoli - dove è ambientato questo curioso cortometraggio - è stata una nota azienda italiana produttrice di pasta (la Garofalo) che dopo aver prodotto i lavori di Pappi Corsicato e Valeria Golino è riuscita ad impreziosire la sua collezione coinvolgendo addirittura il geniaccio ex Python.

Che progetti di questo genere non aggiungano una virgola al grandioso castello immaginifico che Gilliam ha saputo cesellare durante tutta la sua carriera passata (almeno sino a Paura e delirio a Las Vegas), è presupposto piuttosto ovvio e scontato. Ma, detto doverosamente questo, non si può non notare ed ammirare quell’incredibile coerenza autoriale stampigliata in calce ad ogni immagine da lui filmata: in qualsiasi parte del mondo, con qualunque attore o attrice, a qualsivoglia medium essa venga rivolta. Gilliam non rinuncia mai al suo patrimonio figurale che ha saputo così ben costruire: basta un'inquadratura, un grandangolo, una deformazione barocca dell’immagine per trasportarci di peso, ancora una volta, nella cara e vecchia "Gilliamland". Ed ecco che in questo The Wholly Family ritorna il tema dell’infanzia associato alla curiosità della "fuga" (linea che parte da I banditi del tempo sino ad arrivare a Tideland); tornano gli universi paralleli e onirici che rovesciano le convenzioni di una dolorosa “realtà” (dall’immenso Brazil sino a L’esercito delle 12 scimmie); torna quella sottile ambiguità di fondo che rende ironico e spaventoso ogni luogo/personaggio (eredità pythoniana…). Anche un Gilliam al “minimo sindacale”, pertanto, riesce a coinvolgere lo spettatore a più gradi e livelli: il piccolo Jack protagonista di questo film cerca in tutti i modi di scappare dai genitori oppressivi e, trovandosi a Napoli, non può far altro che “entrare” letteralmente nello stomaco di Pulcinella. E allora dai rifiuti maleodoranti che sommergono la città di giorno, anche Jack si trova ad oltrepassare di notte lo specchio/controcampo di Parnassus per ritrovarsi direttamente nel Mito, che è di per sé bello e orrorifico nel contempo: ombre e maschere che si rincorrono da una caverna ad un ospedale; nascita e morte che vengono evocate come poli opposti di un classico fiabesco percorso di crescita. Ninte di nuovo sotto il sole si dirà, è vero, ma non si può proprio smettere di voler bene a questo folle cantastorie! Che poi la bizzarra famiglia di Jack si ritrovi confinata in un’ennesima rappresentazione della Holy Family su una bancarella del centro di Napoli, questo non è che il classico graffio iconoclasta a cui il vecchio Terry non rinuncerà mai. 

   

 

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