VIDEOCLIP - Amy Winehouse. Una videostoria


Dei suoi ultimi giorni si sa poco. Poi quel pomeriggio di luglio, le solite immagini con la polizia che arriva e disegna la tragedia con il nastro giallo, i fan e i giornalisti assiepati sul marciapiede di fronte. Amy Winehouse muore di alcol e droghe a casa sua, da sola, il suo ultimo cliché. A Londra è estate e non si stupisce nessuno. Il mondo va su Youtube a godersi un po' delle sue canzoni

"Has anyone exceptional ever been normal?" (Youtube, a comment)

Quando uscì "Frank", nel 2003, era felice. Era il suo primo album.
Qualche mese prima, a dirla tutta, c'erano state delle discussioni con l'etichetta, la Island/Universal, a proposito di un paio di brani che i produttori volevano inserire a tutti i costi e che a lei piacevano meno. Si era battuta anche per il titolo - lo voleva così, secco, "Frank" - e l'aveva spuntata. E all'adolescente testarda che a scuola si faceva cacciare dall'aula perché non riusciva a smettere di cantare, quei primi compromessi imposti dalla musica dei giganti dovevano sembrare dei macigni.




 




Ma poi l'album era uscito ed era stato accolto bene.
Non un vero e proprio boom, non che ne parlassero i tabloid. Un disco ben fatto, diceva la critica, con testi originali e una grande voce.
Amy Winehouse, nel 2003, era ufficialmente la nuova sorridente promessa del più esclusivo e sofisticato dei generi musicali: una nuova stella del jazz.
Così via via che gli elogi delle riviste specializzate finivano nelle orecchie degli autori televisivi, Amy collezionava apparizioni e interviste negli show di intrattenimento della borghesia britannica. Chi la guardava vedeva soprattutto un gigantesco talento senza minacce. Un talento composto: stecchiva tutti con la sua voce e poi rispondeva ad un paio di domande in modo educato, sorridendo e sistemandosi il vestitino a fiori.




Cominciano i tour, i concerti in giro, l'altalena tra club e festival tenendo d'occhio le vendite, poi di nuovo in studio a registrare.
La routine della musica dei giganti.
Passano 3 anni. E un bel giorno, siamo nell'Ottobre del 2006, rieccola in un nuovo video. C'è lei che apre gli occhi di scatto, si alza in piedi e urla al mondo che lei col cavolo che ci va in riabilitazione. E "no, no, no".
E' un pezzo perfetto: si sente ovunque, dappertutto. E' il suo secondo album, e qualcosa è cambiato. E non soltanto per la portata globale di un successo che trasforma istantaneamente l'interprete jazz in icona-pop.
Tutti i video di quel periodo trasmettono l'immagine di una donna diversa: ha perso più di qualche chilo, l'aria triste o esausta, la grinta ha lasciato il suo corpo cercando un ultimo disperato rifugio nello sguardo. Non sorride più.





Si assiste, soprattutto, ad un progressivo processo di stronzizzazione della sua figura, che da ragazza prodigio viene sporcata fino a ottenere una perfetta maschera di femminilità-maudit e rocknrollismo vamp. Basta dare un'occhiata alle location, ai look ed alle interpretazioni dei video che accompagnano l'incredibile successo di "Back to Black": la sua figura sempre così al centro, la sua smorfia sempre così insistita, la grande musica che si mette in posa e si da un'aria cattiva.





Così vola in alto e si perde.
Accanto ai video ufficiali sempre così calibrati sul giusto grado di ribellione glamour, cominciano a spuntare le immagini di alcuni suoi live, video che drammaticamente completano la costruzione del mito nichilista e auto-distruttivo.
Immagini che fanno il giro del modo, in cui l'ex ragazza-jazz si trascina ubriaca su un palco, inciampa, biascica, insulta i suoi fan o addirittura ne pesta uno. Qualcosa in lei si era già spento, qui si spegne anche la cantante.
Tutto ciò che resta è un nuovo fenomeno ambulante per il grande baraccone mediatico.





Dei suoi ultimi giorni si sa poco. Un video la ritrae sul palco dell'iTunes Festival insieme a Dianne Bromfield, giovane cantante amica e sua protetta. Balla, canta, ma come in preda a una strana intensa lentezza. Poi quel pomeriggio di luglio, le solite immagini con la polizia che arriva e disegna la tragedia con il nastro giallo, i fan e i giornalisti assiepati sul marciapiede di fronte, la quiete di un quartiere residenziale sconvolto da un altro lutto famoso. Amy Winehouse muore di alcol e droghe a casa sua, da sola, il suo ultimo cliché. A Londra è estate e non si stupisce nessuno. Il mondo va su Youtube a godersi un po' delle sue canzoni.


 

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