Un figlio della "Matria": "Nichi", di Gianluca Arcopinto

Nichi Vendola, sovvertendo ogni pronostico sia nelle primarie che alle elezioni regionali, è diventato Presidente della Regione Puglia. A raccontare la sua lunga avventura, a cominciare dalla prima militanza nel PCI e tra la gente d'ogni parte d'Italia, un film-documentario diretto da Giancluca Arcopinto sviluppando un'idea di Alessandro Contessa.

di Giancarlo Visitilli

Lungo, ardito e affascinante il percorso. A cominciare da Luigi Berlinguer, colui che ha trasmesso a Vendola l'idea di una politica che si costruisce ogni giorno con il colloquio, "lavorando casa per casa e lungo le strade" e che necessariamente porta alla constatazione dell'"ansia cronica del 75% dei lavoratori", di cui parla il neo Presidente durante un comizio. Il PCI, raccontato come una sorta di "liceo" in cui imparare quella stessa ansia politica che ancora oggi caratterizza Vendola.

Le immagini, pur non essendo perfette, perché riversate o addirittura trattasi di immagini video amatoriali, riescono, comunque, a trasmettere un'emozione incredibile, a rendere attuale tutto: dalla commossa partecipazione al funerale di Berlinguer, al tributo che lo stesso Nichi fa nei confronti del "poeta che ha coniugato la storia e la poesia", Pier Paolo Pasolini.

Non poteva mancare il riferimento alle periferie più bistrattate da parte di un uomo così vicino agli "scugnizzi": quello con Nanni Loy al Cinema Fantarca di Bari e l'incontro con i tanti scugnizzi del quartiere san Paolo, i bambini che "non nascono con la pistola". Di contro ai "sepolcri imbiancati che parlano del valore della famiglia" Nichi non ha proposte illusorie.

"E' necessaria l'acquisizione del lavoro come condizione collettiva", così come per gli operai della Fiat di Melfi; "senza la vittoria di quegli operai", Vendola ammette, commosso fino agli occhi lucidi, "io non ci sarei stato".

Tanti i riferimenti al mare, al "pensiero meridiano", alla pace. E come poteva essere diversamente, in tale occasione, il riferimento all'uomo della Puglia che "più di tutti è il profeta del pensiero meridiano", don Tonino Bello. Il racconto di don Tonino, di un vescovo che aveva avvertito la necessità di dialogare con Nichi, recandosi egli stesso nella sede del partito, colui che fece dell'episcopio la casa di tanti barboni, prostitute e poveri d'ogni sorta. Ne approfitta Nichi Vendola per parlare anche della sua 'religiosità', abitata da un Dio "che non se ne sta all'interno dei limiti delle chiese, ma che va oltre".

Alla fine scappa anche qualche lacrima a proposito della definizione della "Matria", "la terra delle madri", contrapposto alla "Patria", la "terra dei padri". Il film, come la politica (quella con la P maiuscola) di Nichi ha sempre al centro la donna.         

Durante tutto il lungometraggio, a farla da padrona, è senz'altro l'inquietudine, che ancora oggi accompagna la vita di un uomo che vuole sconfiggere l'Italia della precarietà e della solitudine, "colpevole e recidivo del reato dei sogni", perché convinto che "le persone siano più importanti delle merci, e la vita più del denaro".

Produttore e direttore: Gianluca Arcopinto

Sceneggiatura: Elisabetta Pandimiglio e Gianluca Arcopinto, coll. di Emanuele Nespeca

Fotografia: Vittorio Omodei Zorini

Montaggio: Cesar Meneghetti

Produttore esecutivo: Alessandro Contessa

Una produzione La Fabbrichetta srl

Distribuzione: Pablo

Genere: documentario

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