"Quando sei nato non puoi più nasconderti", di Marco Tullio Giordana

È un cinema che lascia atterriti e immobili quello di Giordana, per come calpesta i sentimenti, quelli veri, che ha la pretesa di essere anche visionario e che cerca subito una facile immedesimazione attraverso l'uso delle musiche e squarci da Neorealismo esibito, ma dal quale si vuole fuggire lontano per non incontrarlo possibilmente mai più.

Tra Brescia, Milano, la Grecia e la Puglia. Dopo La meglio gioventù un'altra moltiplicazione di luoghi, in cui si avverte in Giordana la stessa esigenza kolossal del film precedente, anche se più contenuta nella durata e circoscritta temporalmente al presente. Nel corso di una crociera nel Mediterraneo Sandro (Matteo Gadola), figlio di un ricco imprenditore dell'Italia del Nord (Alessio Boni). Creduto morto, viene invece trovato in mare e riportato in Italia da un'imbarcazione di clandestini. Durante questo viaggio, conosce due ragazzi  Radu (Vlad Alexandru Toma) e Alina (Ester Hazan) con cui stringe amicizia. Una volta tornato a casa, vorrebbe fare qualcosa per aiutarli coinvolgendo i suoi genitori.

Il cinema sociale di Giordana analizza stavolta il tema dell'immigrazione attraverso gli occhi di un tredicenne. Il viaggio nell'imbarcazione è mostrato in maniera simile a quello di I figli di Annibale di Davide Ferrario, mentre nei primi piani sui clandestini lo sguardo del cineasta non sembra guardare i volti ma sezionarli come Gianni Amelio in Lamerica. Quando sei nato non puoi più nasconderti, tratto dal romanzo omonimo di Maria Pace Ottieri, è un cinema non solo ambizioso ma di una presunzione estrema, in cui la storia privata s'incrocia con la Storia presente del nostro paese (proprio come in I cento passi) e dove lo sguardo privato appare esemplare nel modo di guardare una certa realtà. Un percorso di iniziazione, di crescita, almeno apparentemente. Ma lo sguardo di Sandro non appare mai autonomo, come quello dei giovani protagonisti di Truffaut ed è per questo che ci si sente subito distanti, per questo non si vede mai un'interazione, una complicità vera tra lui e i ragazzi che conosce sull'imbarcazione. È un cinema che lascia atterriti, immobili, per come calpesta i sentimenti, quelli veri, per il modo in cui utilizza le musiche come pretesto per cercare un'immediata immedesimazione (Tom Waits e i Madredeus) o come oggetto di richiamo (la canzone di Eros Ramazzotti nel finale) per come riprende il Neorealismo non come esigenza morale ma come snobistico studio storico intellettualistico e riproporlo nella scena finale della passeggiata del bambino a Milano presso il centro Corea che appare come la simulazione di quello di Germania anno zero nella Berlino distrutta. Un cinema che ha la pretesa di essere visionario, che mostra ripropone i fantasmi di La meglio gioventù del finale, dove stavolta non c'è più il fantasma di Alessio Boni ad unire Luigi Lo Cascio con Maya Sansa ma quelli del professore e del maestro di nuoto a comparire davanti a Marco. Fantasmi che sembrano presagi di morte, ma che invece sono puri pretesti di esercizio stilistico al confronto dei quali pure quello del cartoon Casper diventa un gigante.

Regia: Marco Tullio Giordana

Interpreti: Alessio Boni, Michela Cescon, Rodolfo Corsato, Matteo Gadola, Ester Hazan, Vlad Akexandru Toma

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 115'

Origine: Italia, 2005

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