"Diventeranno famosi", di Todd Graff

Un tempo c'era "Fame" col suo trascinante ottimismo da american-dream pronto a tuffarsi nel fagocitante vuoto degli Ottanta. Da "Saranno" a "Diventeranno" famosi c'è solo un verbo che differisce ma così tanta strada che li separa... strano oggetto in cui fluttuano silenzi quasi stranianti e sibilano parole dure in mezzo a cliché giovanilisti usa e getta.

"Camp". Susan Sontag e Andy Warhol due portabandiera di quello "stare in mezzo", "né di qua né di là ma in profondità" per non farsi spazzare via dalla bruttezza, dalla banalità del mondo furono tra i più potenti analizzatori (l'una) e applicatori (l'altro) di questa manifestazione della cultura gay spesso erroneamente confusa col trash, tendenzialmente associabile invece quasi sempre al mondo etero. E Camp è anche il titolo originale dell'opus n°1 di Todd Graff (già attore in The Abyss, Dentro la grande mela, Nick e Gino, La fortuna bussa alla porta... il problema è farla entrare e regista di musical teatrali), che descrive dall'interno amori e passioni in agitazione dentro un campo estivo per giovani che aspirano a diventare artisti teatrali. Così gli imperanti amori gay e lesbo trovano nell' "etero" Vlad la carica che dinamita gli orientamenti di alcune ragazze, stanche di avere intorno sempre ragazzi "dell'altra sponda", e "sana" le insicurezze del giovane omosessuale Michael. Un tempo c'era "Fame" e il suo trascinante ottimismo da american-dream pronto a tuffarsi nel fagocitante vuoto degli anni Ottanta. Da "Saranno" a "Diventeranno" c'è solo un verbo che differisce ma così tanta strada che li separa... strano oggetto in cui fluttuano silenzi quasi stranianti e sibilano parole dure in mezzo a cliché giovanilisti usa e getta. Sì, perché nel film di Graff tra le smagliature del già visto spuntano, come iceberg nella notte, raggelanti pause dialogiche che spiazzano e ben preparano/riassumono quello che è forse l'unico momento "alto" di questo film in realtà inclassificabile che magari non germinerà buon cinema ma neanche proprio una spazzatura completa (nel quale Danny De Vito deve, poi, aver fiutato qualcosa per scegliere di co-produrlo): la scena in cui il regista teatrale e docente del campus Bett Hanley, divenuto alcolista per un roboante flop a Broadway, stiletta senza pietà i suoi allievi sull'utopia dei loro sogni di gloria, con un disincantato cinismo che si ancora all'autobiografica constatazione che sempre più la società è sorda all'arte, rappresa com'è nel rintronante turbinìo delle "superfici", le più acerrime nemiche della profondità "camp".

 

Titolo originale: Camp
Regia: Todd Graff
Interpreti: Daniel Letterle, Joanna Chilcoat, Robin De Jesus, Steven Cutts, Sasha Allen, Steven Sondheim
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 114'
Origine: Usa, 2004

 

 

 

 

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