"Loverboy" di Kevin Bacon

Quelli filmati da Bacon sono corpi che non respirano mai autonomamente, ma che appaiono sempre come surrogati senza vita di un cinema inerte, quasi imbalsamato nel suo sorvolare su spazi e luoghi finti, di cartapesta.

In Loverboy si avverte sin dalle prime inquadrature il desiderio di confondere il tempo, di mascherarlo, di giocarci insomma. Sulla m.d.p fissa sui volti di madre e figlio seduti in macchina si consuma infatti la lenta erosione di un presente sospeso, come incantato e infine addormentato da una luce pallida, mortuaria, obitoriale. E' il momento più forte di un film mancato, l'esordio alla regia di un Kevin Bacon che cerca in tutti i modi di personalizzare ogni inquadratura, di farla sua, ma che resta schiacciato da uno script invadente che soffoca ogni movimento. Già dal lungo flashback attraverso il quale si dipana il racconto (la madre che narra al figlio gli espedienti passati per rimanere incinta) si capisce che Loverboy simula e costruisce, mantenendo sempre una certa distanza dai corpi raccontati. Non c'è mai nessuna vera soggettività nello sguardo di Bacon e nelle azioni/riflessioni della protagonista /(una comunque convincente Kyra Sedgwick), ma una coazione a ripetere capace soltanto di accumulare, senza entrare mai veramente in gioco. Anche l'intelligente sospensione dell'inizio in macchina viene come rinnegata in seguito da uno stile indeciso tra la morbidezza troppo costruita di certi momenti (il flashback nel flashback in cui la protagonista rivive il ricordo della madre di una sua amica) e l'eccesso "grandangolare" dei momenti in cui appaiono lo stesso Bacon e Marisa Tomei (rispettivamente padre e madre della protagonista). Non  c'è insomma mai vera continuità, ma salti bruschi nel tempo e nello spazio, in cui figure teoricamente molto interessanti come quella incarnata da un sempre grande Matt Dillon entrano in campo senza lasciare nessuna traccia, schiacciati dal peso di una scrittura in fondo superficiale, in certi punti addirittura svogliata. Quelli filmati da Bacon sono insomma corpi che non respirano mai autonomamente, ma che appaiono sempre come surrogati senza vita di un cinema inerte, quasi imbalsamato nel suo sorvolare su spazi e luoghi finti, di cartapesta, lontani da ogni vera densità.

Regia: Kevin Bacon

Interpreti: Dominic Scott Kay, Kyra Sedgwick, Kevin Bacon, Blair Brown, Sandra Bullock, Matt Dillon, Marisa Tomei

Distribuzione: Warner Bros.Italia

Durata: 83'

Origine: Usa, 2005

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