"Inside Gola Profonda", di Fenton Bailey e Randy Barbato
Seguendo la moda dei documentari-proclama in voga si ricerca una soggettività esasperata dove la manipolazione di dichiarazioni, musiche e ritmi di montaggio porta lo spettatore ad una tesi precostituita, che sia condivisibile o meno poco importa, e a processi pavloviani di simpatia/repulsione.
Secondo Enrico Ghezzi un nome come quello di Gerard Damiano può essere annoverato senza indugi tra i 50 migliori cineasti americani degli ultimi 40 anni. Un nome che avrebbe necessità di un approfondimento critico finalmente liberato e che meriterebbe una vigorosa riproposizione di porno metafisici come The devil in Miss Jones o decadenti come The world of Johanna. Lo stesso Deep Throat aveva qualità non indifferenti. Peccato che nel documentario realizzato da Fenton Bailey e Randy Barbato da un'idea di Brian Grazer (oscar per A beautiful mind) non si tenga conto di tutto ciò e l'unico accenno "linguistico" sia un breve riferimento di Damiano all'idea del montaggio parallelo alla Ejzenstein con i missili, i fuochi d'artificio e le campane. Ma tant'è. Fa certo riflettere la contraddizione celata nel film, quasi un controcampo censorio, per cui a 33 anni di distanza si calchi così la mano sullo scandalo che all'epoca destò il film e l'accanimento giudiziario, sociale e politico che ne seguì nell'America nixoniana per poi privare lo spettatore odierno della fruizione dell'oggetto del contendere, del corpo del reato, dell'atto giocosamente perverso, in una parola: la fellatio. Delle due l'una. O si è pensato di non essere tacciati di voyeurismo opportunista di ritorno ma ciò stonerebbe col messaggio-tormentone più volte reiterato: la pura rappresentazione della vita, una semplice espressione artistica, pur deleteria, non può essere impedita anzi deve essere sempre garantita dalla costituzione. E certo avremmo seguito con interesse l'effetto che fa dopo tanti anni, pur con la limitazione per i minorenni, un nuovo innesto di quelle immagini nel circuito ufficiale delle sale perbene. La seconda impressione invece è quella di un'autocensura preventiva, tipica dei prodotti pensati per un inevitabile passaggio in televisione e la confezione studiata fa pensare ad una tale destinazione iniziale (non a caso tra i finanziatori c'è Sheila Nevins, mente della Tv via cavo HBO, quella delle serie impertinenti come Sex & the City e The Sopranos). Un eventuale ripiego sugli extra di un futuro dvd non potrà che rappresentare l'ennesima, consueta aggravante di un'ipocrisia diffusa di troppi registi: non mi batto per una mia personale versione nelle sale perché sul dvd potrò poi mostrarla.

Seguendo la moda dei documentari-proclama alla Fahrenheit 9/11 o alla The take (di cui non si può che parlar bene per non essere accusati di chissà quali affiliazioni) si ricerca una soggettività esasperata dove la manipolazione di dichiarazioni, musiche e ritmi di montaggio porta lo spettatore ad una tesi precostituita, che sia condivisibile o meno poco importa, e a processi pavloviani di simpatia/repulsione. Ciò nonostante il documento in sé è godibile e di un certo interesse filologico, vista anche la varietà di fonti a disposizione. Si va dalle storiche posizioni anticensura di Gore Vidal e Norman Mailer a portabandiera femminili della rivoluzione sessuale, come Helen Gurley Brown e la più contemporanea Camille Paglia. Da registi come John Waters e Wes Craven (che cominciò nel porno) ad attrici della prima ora come Georgina Spelvin e Andrea True. Da Mr. Playmate Hugh Hefner ad esperti come Linda Williams e Jon Lewis. Inoltre i produttori dell'epoca, il proprietario della villa dove si è girato, il cronista del New York Times che svelò i retroscena dell'operazione (e su cui Bailey e Barbato non scavano a sufficienza), il procuratore-persecutore Larry Parrish, la sorella di Linda Lovelace e una sua amica d'infanzia. Un coro che punteggia le varie fasi: l'impatto culturale enorme che si spiega con un humus libertario particolarmente favorevole, la lavorazione travagliata ma divertita, le vicissitudini giudiziarie che condizionarono non poco i protagonisti (Damiano confinato sempre più verso l'home-video, la Lovelace convertita in paladina procensura poi nuovamente sui suoi passi, l'attore Harry Reems condannato a cinque anni di carcere, di cui solo uno scontato grazie all'elezione di Carter nel '76). Si respira ancora un alone mitico che avvolge i pionieri di quell'età d'oro in un'aura forzosa di ingenuità, entusiasmo e disinteresse. La morte di quel cinema comunque è solo illusoria perché carsicamente sta a poco a poco contaminando il cinema tutto (a partire da quello più festivaliero), risorgendo dalle proprie ceneri. La morte di Linda Lovelace è invece vera e trasmette l'idea di un film mancato sulla sua vita, contagiando lo spettatore col suo candore, con la sua disarmante, immensa tenerezza.
Titolo originale: Inside Deep Throat
Regia: Fenton Bailey, Randy Barbato
Interpreti: Peter Bart, Carl Bernstein, Tony Bill, Gerard Damiano, Ralph Brumenthal
Distribuzione: Mikado
Durata: 105'
Origine: Usa, 2005
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