"A Casablanca gli angeli non volano" di Mohamed Asli

Opera prima del cineasta marocchino, presentato alla "Semaine de la Critique" a Cannes 2004, che appare eccessivamente descrittivo nell'accumulo dei dettagli nelle sequenze ambientate a Casablanca e invece mostra la parte migliore quando supera le forme del realismo come nel riuscito finale in cui l'isolamento appare come condizione definitiva

Tra la metropoli e un villaggio sperduto, tra modernità e tradizione si divide A Casablanca gli angeli non volano, una coproduzione italo-marocchina presentata alla Semaine de la Critique del festival di Cannes del 2004. Tre uomini, tre sogni diversi. Said, per mantenere la moglie incinta è costretto a trasferirsi a Casablanca e lavora in un ristorante con altri due amici, Ottman e Ismail. Il primo pensa sempre al suo cavallo che ha lasciato alle cure della madre e appena può gli manda del pane secco. L'altro invece ha visto nella vetrina di un negozio di scarpe un paio di stivaletti costosissimi che sono diventati la sua ossessione.

Dallo spazio isolato dei monti dell'Atlantide ai movimenti frenetici di Casablanca. Il marocchino Mohamed Asli filma continuamente questa contrapposizione, ma anche un'esistenza collettiva divisa tra la dura realtà quotidiana e la speranza di un futuro migliore. Forse in certi casi, soprattutto nelle sequenze ambientate a Casablanca, il film appare eccessivamente descrittivo nell'accumulo dei dettagli (come per esempio la visione delle scarpe per Ismail) e s'intravedono soltanto parzialmente sia quello spaesamento ma anche quella visione soggettivamente abbagliante nella metropoli marocchina. Ma A Casablanca gli angeli non volano è anche un'opera sulla comunicazione cercata e negata. Said e la moglie, per esempio, sono costretti a scriversi delle lettere visto che la donna, essendo incinta, non ce la fa a raggiungere la vetta del villaggio dove si trova l'unico telefono della zona.

Il presente, la realtà muove nel film la nostalgia verso tempi e luoghi lontani. A Casablanca gli angeli non volano lascia presagire soltanto frammenti di un desiderio illusorio che però non si esplicita mai pienamente, anzi, si frantuma definitivamente nel riuscito finale, in quello squarcio di road-movie terminale dove su  un taxi muore la moglie di Said. Asli, rispetto a quella densità opprimente di Casablanca, alla fine del film dilata totalmente lo spazio. L'immagine del veicolo e di quegli uomini che appaiono come persi, isolati in un luogo vastissimo in cui si è perso ogni punto di riferimento, trasformano l'opera in qualcosa di inafferrabile, di trascendente, forse più in linea con lo sguardo del cineasta marocchino rispetto a quegli squarci di un realismo troppo didascalico.

 

Titolo originale: A Casablanca les anges ne volent pas

Regia: Mohamed Asli

Interpreti: Abdessemad Miftah El Kheir, Rachid El Hazmir, Leila El Ahyani, Abdelaziz Essghyr, Ali Achtouk, Naima Bouhmala

Distribuzione: Istituto Luce

Durata: 90'

Origine: Marocco/Italia, 2004

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