"Gas", di Luciano Melchionna

Trasposizione dell'omonima pièce teatrale dello stesso Luciano Melchionna, al debutto sul grande schermo. Cinema che urla la propria rabbia, senza seguire alcuna direzione, assai lontano dalla sottrazione visiva e narrativa. Creatività vuota, come la scatola dei nuovi autori, piena di "conigli" sensibili al richiamo "pseudo-progressista".

Il film traspone l'omonima pièce teatrale dello stesso Luciano Melchionna, al debutto come regista cinematografico. Davvero inadeguato sotto il profilo estetico, infarcito di un simbolismo esasperato. Giovani senza sguardi davanti, che vivono solo il presente, schiacciati da un mondo che non li vuole e a cui non si danno: per sfida, orgoglio, oppure senza motivo. Lo sfondo è balordo e borderline, abitato di periferie impossibili e pachidermiche aree che da centri nevralgici dell'epoca industriale, si sono trasformate in luoghi di morte e degrado, disfacimento e rottura. Tra Rumori di fondo e Arancia Meccanica, con riferimenti più o meno espliciti a Trainspotting, la discesa all'inferno ha una sua vitalità disperata, un suo ritmo urlato, una sua vocazione a perdere. Merito (o demerito) di un copione dirompente, di una regia ferma e volenterosa di uscire dal ghetto del palcoscenico da cui proviene, e di un cast di giovani e incazzosi "commedianti" (alcuni all'esordio). Storia di ordinaria e giovanile follia. Storie sparse di vite violente e disordinate di provincia dove si tortura il prossimo fisicamente e metaforicamente in un totale isolamento patologico. Finale espanso, catarsi di gruppo. Cinema che urla la propria rabbia, senza seguire alcuna direzione, genericamente lontano dalla sottrazione visiva e narrativa. Nei silenzi e negli sguardi degli interpreti, gli unici sprazzi d'istintiva poetica. La paura è che questo film possa far parlare di se più di quanto meriti, anche grazie paradossalmente alla censura che lo ha colpito, con il divieto ai minori di 18 anni. Fa pensare ad alcuni prodotti televisivi, come "Lucignolo", gratificanti per gli occhi, ma assolutamente non edificanti per la testa. Pompati di "pseudo-progressismo", estetico e contenutistico, ma lontani anni luce dal cuore dei fatti e della realtà, sia quella "bruciante" pasoliniana che quella "illusoria" borgesiana. Creatività vuota, come la scatola dei nuovi autori, piena di "conigli" che scappano dietro i paraventi degli incompresi per forza.  

Regia: Luciano Melchionna

Interpreti: Moran Atlas, Lorenzo Balducci, Massimiliano Caprara, Sandro Giordano, Loretta Goggi, Alexandra La Capria, Paolo Villaggio

Distribuzione: Sharada

Durata: 100'

Origine: Italia, 2005

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