"Out of Reach", di Po-Chih Leong
A differenza delle ultime opere dell'attore americano penalizzate da una terribile mancanza di cuore, "Out of Reach" traccia momenti assolutamente suggestivi, trascinandoci in un cinema dove a risaltare è proprio il volto, il corpo, le fisionomie emotive dei personaggi in campo.

Nelle prime sequenze di Out of Reach, Steven Seagal ripreso al ralenti cammina in un bosco alla ricerca di animali feriti. Poi torna in casa e una voce svela il fuoricampo più dolce, quello di una bambina che parla al padre adottivo, quell'uomo che non l'ha mai conosciuta, ma che le paga gli studi, badando alla sua formazione. Sì, insomma, al di là del nome del regista (peraltro interessante, gli si deve il sottovalutato Brivido di sangue con Jude Law) e del buon livello delle scene d'azione, Out of Reach risente della sensibilità di Seagal e della sua poetica autoriale, uscita fuori in tutta evidenza soltanto in Sfida tra i ghiacci, non a caso, prima e fin'ora unica sua regia. E' questa l'angolazione da cui leggere allora un'opera che accumula brani molto interessanti (la vita nei boschi di Seagal interrotta dall'arrivo del suo ex comandante, traccia questa di tutto un certo cinema di genere, da Commando a The Hunted), per poi però seguire itinerari via via più intimi, come lo spostamento dell'azione in Polonia in cui lo stesso Seagal si mette sulle tracce della bambina adottata ora scomparsa. A differenza allora delle ultime opere dell'attore americano (specialmente The Foreigner, uscito da noi solo a noleggio) penalizzate da una terribile mancanza di cuore, Out of Reach traccia momenti assolutamente suggestivi (quello della scrittura continua tra Seagal e la bambina, prima solo attraverso lettere, poi come veri e propri messaggi cifrati), trascinandoci in un cinema dove a risaltare è proprio il volto, il corpo, le fisionomie emotive dei personaggi in campo. Certo, lo spostamento del set in Polonia denuncia diversi limiti (il ritorno continuo sugli stessi set, problema dovuto alla mancanza di un budget sufficiente), così come il finale pur suggestivo (lo scontro all'ultimo sangue con la spada) è forse un po' tirato via, ma in fin dei conti si tratta di un cinema elementare che sa giungere benissimo al cuore. Come in quell'ultima bellissima sequenza in cui Seagal, tornato al suo bosco, salva un uccello ferito, per poi aprirsi ad un sorriso che illumina progressivamente tutto lo schermo, sfumando poi nei titoli di coda. Un modo questo per rimarcare una presenza, una sensibilità una necessità..
Titolo originale: Id.
Regia: Po-Chih Leong
Interpreti: Steven Seagal, Ida Nowakowska, Agnieszka Wagner, Matt Schulze, Robbie Gee, Murat Yilmaz
Distribuzione: Mediafilm
Durata: 88'
Origine: Usa, 2004
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