"Legami sporchi", di Giorgio Molteni

Molteni è interessato più al meccanismo in sé che alla logica pura e semplice. Ciò che conta è la rincorsa vaghissimamente lynchiana tra strutture e linguaggi basic dei generi, dal thriller al serial tv, dal soft-core in salsa web al fumetto animato.

Nel lontano '87 si inventò nella povertà di mezzi a disposizione un road-movie anomalo come Aurelia, massacrato dalla critica ma invitato al Festival di Berlino. Tra docu-fiction e Tv Giorgio Molteni ha recuperato dignità in patria col Servo ungherese di due anni orsono, riflessione sull'Olocausto realizzata a quattro mani con Massimo Piesco. Un percorso comunque al di fuori dei binari produttivi-finanziari del belpaese dove, se Argento non riesce a guadagnare la celebrazione che merita, una personalità stramba e scostante (ma sì, sporca...) come questa non può che essere condannata alla marginalità. Inevitabile lo scoccar di scintilla con un altro outsider, quel Mariano Arditi distributore di decine di film di genere negli anni settanta ma soprattutto di Gola profonda. Con quegli spiccioli Legami sporchi ha potuto veder la luce altrimenti nisba, non c'è fecondazione assistita che tenga. Del resto come tollerare l'esistenza di un lungometraggio siffatto? E' vero che ci sono acrobazie di sceneggiatura, recitazione meccanica e vuota e mille altre imperfezioni. Ma non è questo il punto. Sono altre le macchie. Innanzitutto mancano riferimenti sociali precisi. Le location riminesi ricreano un non-luogo americano (il film è stato girato in inglese e concepito per la vendita all'estero, come le varie scritte diegetiche svelano apertamente) dove i personaggi incarnano figure bidimensionali vorticose ed anti-etiche che, senza incunearsi in particolari percorsi psicologici, alimentano un'aura di ambiguità. Un'ambiguità scatenata dalla morte accidentale del miliardario e dal misterioso ed eventuale accordo tra il rapitore mascherato e la bella ereditiera. Nulla è ciò che sembra, tutti fanno il doppio gioco anche se non ne capiscono le motivazioni e ne ricercano l'essenza in un intreccio di ricatti, cinismi e lussuria. Ma il gioco vero è quello messo in scena da Molteni interessato più al meccanismo in sé che alla logica pura e semplice. E quindi irrilevante se alcuni passaggi sono troppo scontati e altri imperscrutabili. Ciò che conta è la rincorsa vaghissimamente lynchiana tra strutture e linguaggi basic dei generi, dal thriller al serial tv, dal soft-core in salsa web al fumetto animato. Dimenticando la morale che, a manicheismo espunto, risolve il tutto in una soluzione corrotta che non rende giustizia all'estetica del loser ma il sapore di vuoto esistenziale che avvolge le figure umane resta intatto. Arrivederci.

Regia: Giorgio Molteni
Interpreti: Tomas Arana, Patricia Conde, Cyrus Elias, Claudia Giommarini, Ines Nobili, Vincenzo Peluso

Distribuzione: AB Film

Durata: 90'
Origine: Italia, 2005

 

 

 

 

 

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