"L'uomo spezzato", di Stefano Calvagna
Un cinema certamente sincero, autenticamente rabbioso quello di Calvagna che richiama i polizieschi italiani degli anni Settanta, ma ancora troppo poco asciutto sia narrativamente sia visivamente, dove la recitazione degli attori (tranne il caso di un ammirevole e controllato Flavio Bucci nel ruolo di un bidello) è spesso sotto il livello di guardia.

Sembra guardare al cinema italiano di genere degli anni Settanta L'uomo spezzato. Le immagini della scuola, con il volto angelico e diabolico di Laura appare quasi un'altra deformazione degli alunni di Il ragazzo del massacro di Fernando Di Leo. Inoltre il tema dell'uomo costretto a dimostrare la propria innocenza sembra rifarsi a Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy e al recente Il fuggiasco di Andrea Manni dove però sia il ritmo sia l'ambientazione rimandano ai polizieschi di quel periodo.
La vicenda vede protagonista Laura, una ragazzina figlia di genitori separati che frequenta il primo anno del liceo artistico che sogna di fare la velina e diventare famosa. Il suo professore d'arte è Stefano, un uomo di circa 35 anni sposato con un figlio. Il suo rapporto conm la moglie sta attraversando un momento di crisi e lui trova spesso conforto in Anna, la collega che insegna educazione fisica. Per raggiungere i suoi scopi e finire sui giornali, Laura s'inventa una relazione tra lei e il suo professore tanto da incastrarlo e farlo apparire all'opinione pubblica come pedofilo.
Scritto diretto e interpretato da Stefano Calvagna - che nel 2000 aveva realizzato Senza paura, un film su una banda di abili rapinatori ispirato a un fatto vero di cronaca - L'uomo spezzato possiede certamente una rabbia autentica nel raccontare la progressiva discesa nell'abisso del protagonista con il quale ci si immedesima spontaneamente, nel mostrario il suo vagabondaggio dentro Roma vista quasi come uno spazio estraneo (la camminata di Stefano nei pressi della stazione Termini) o nel filmare la fisicità degli scontri come nella scena dell'aggressione del garage. Per certi versi L'uomo spezzato è un cinema anche diretto malgrado alcuni sbalzi di scrittura evidenti soprattutto nel momento in cui deve apparire il passato oscuro del protagonista. Forse però il film di Calvagna deraglia nel momento in cui si spinge oltre, nel rappresentare quasi psicanaliticamente la follia di Laura (Federica Sbrenna, già vista in Cose da pazzi di Salemme) come se si trattasse della reincarnazione di un film noir, oppure quando opta verso una visionarietà come quella del finale in cui Stefano sente gli sguardi addosso dei genitori al parco con i bambini con associazioni di dubbio gusto come quella dell'urlo del protagonista che viene associato a quello del dipinto di Munch. Un cinema certamente sincero quello di Calvagna, ma ancora troppo poco asciutto sia narrativamente sia visivamente, dove la recitazione degli attori (tranne il caso di un ammirevole e controllato Flavio Bucci nel ruolo di un bidello) è spesso sotto il livello di guardia.
Regia: Stefano Calvagna
Interpreti: Federica Sbrenna, Stefano Calvagna, Valentina Pace, Ivo Garrani, Flavio Bucci, Giusi Cataldo, Giorgio Gobbi, Giulia Elettra Gorietti
Distribuzione: Lion Pictures
Durata: 90'
Origine: Italia, 2005
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