"Premonition", di Norio Tsuruta
Sembra ancora di essere in quel continuum filmico che è il mondo, il tempo, il flusso catodico spezzato o da spezzare. Si sopravvive all'impossibilità e insieme alla pulsione irrefrenabile di creare una breccia nello sguardo che ci sovrasta per sostituirvisi. Facendoci noi stessi scrittura di morte.

Non serve avere particolari doti veggenti per fotografare l'accoglienza riservata in Italia a Premonition. Apparizioni fugaci nelle sale delle grandi città in preda all'afa, magri incassi sperando nel recupero "casalingo" e il solito brusio indistinto, secondo il quale l'offerta di cinema orientale di genere sta raggiungendo quote d'inflazione (!), rimpiangendo quasi inconsciamente condizioni obbligate di ripiego sull'import in lingua originale. Sembra che a questi film, ma forse all'horror in generale, non si perdoni nulla (è il caso dell'ultimo Craven) e li si condanni ad un'eterna rincorsa: alla trovata più bizzarra, alla rincorsa a superare i modelli contemporanei e classici, all'accelerazione costante su più registri possibili. Dove c'è traccia di ripetizione o calco, lì risiede il bidone. E' un dogma che comincia a nauseare. Poco importa allora se c'è traccia del seriale visto che sia il produttore Taka Ichise (Ring, Ju-on) che il regista Norio Tsuruta (Ring 0:birthday oltre che l'inedito Kakashi o Scarecrow del 2001) rappresentano seri anelli di congiunzione alla saga di cui si presume il plagio. Yogen/Premonition assieme a Kansen/Infection rappresentano poi le prime due creature di un'ulteriore saga ovvero J-Horror Theater, una sorta di antologia del terrore. Ma in fondo sembra ancora di essere in quel continuum filmico che è il mondo, il tempo, il flusso catodico spezzato o da spezzare. Si sopravvive all'impossibilità e insieme alla pulsione irrefrenabile di creare una breccia nello sguardo che ci sovrasta per sostituirvisi. O almeno per cercare in noi il fantasma di una simile idea. Così necessaria eppure così folle. Il dolore per non poter tornare ad esperienze insostenibili che però paradossalmente tornano sempre e si fanno incubo, ossessione se non rimorso. E allora si prova a combattere quotidianamente quel "giornale del terrore" che è la morte che implacabilmente miete le sue vittime ogni giorno, anche nel modo più assurdo e in/aspettato. Noi in fondo la uccidiamo vivendo. Ma non possiamo evitare che lavori attimo dopo attimo. Se potessimo prevenirla conoscendone le modalità in un ritaglio minaccioso di un giornale non ci faremmo che noi stessi scrittura di morte e quindi videoregistrati, allucinati in un flipper spazio-temporale fino all'inevitabile sacrificio catartico (secondo la tesi del film).
C'è chi tirerà in ballo Accadde domani di Renè Clair, chi il tradimento del fumetto d'origine da cui è tratta la storia. Voi non date retta. Se Premonition è un prodotto medio del cinema di un'altra galassia, allora fa maledettamente bene il suo lavoro. E gli alieni siamo sempre di più noi. Ed abbiamo sempre più da meravigliarci se la memoria non ci assisterà come dovrebbe.
Titolo originale: Yogen
Regia: Norio Tsuruta
Interpreti: Noriko Sakai, Hiroshi Mikami, Hana Inoue, Maki Horikita, Daisuke Ban, Kei Yamamoto
Distribuzione: T:mecode
Durata: 95'
Origine: Giappone, 2004
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