"UncuT-Member Only", di Gionata Zarantonello
Un film originale, ingiustamente penalizzato dal divieto ai minori che lo ha condannato alla quasi totale invisibilità, che si affranca dalle consuetudini della cinematografia nazionale e sfrutta con intelligente bravura le enormi potenzialità del mezzo cinematografico.

Dopo tanto girare attorno al proprio ombelico il "giovane" cinema italiano sposta leggermente il proprio punto di vista, lo sposta giusto di qualche centimetro inquadrando per 78 minuti in un lungo piano sequenza il pene di Ciccio (ma in campo entrano anche altre parti del corpo e parti di altri corpi). Immobilizzato a letto a causa di una frattura al bacino, il ragazzo cerca di ingannare il tempo come può: gioca con il proprio membro, prova a scrivere, inizia a fare un giro di telefonate varie soprattutto a ex fidanzate, amiche più o meno intime e vicine di casa, non disdegnando neppure intriganti conversazioni con una sconosciuta. A tutte legge brani del libro che sta cercando di pubblicare: un saggio "definitivo" sul rapporto uomo donna, con lo scopo neppure tanto velato di convincerle a raggiungerlo per intrattenersi piacevolmente. Alcune rifiutano, altre accettano e nel frattempo le insicurezze, le ossessioni e le paure del tombeur de femmes vengono a galla acuite dalle ferite reali e da quelle psicologiche (l'unica volta in cui la macchina da presa si sposta dal suo asse, all'inquadratura del pene si sostituisce quella sulla ferita della gamba di Ciccio, evocando così le lacerazioni intime del protagonista in modo molto più incisivo di quanto non facciano le sue parole). Se il film raccontasse in modo tradizionale i turbamenti esistenzial-sessuali del protagonista sarebbe soltanto una commediola innaffiata di autoreferenzialità simile appunto a molte altre che affollano il panorama italiano. I dialoghi, o meglio i monologhi, che delineano i rapporti del protagonista con l'altro sesso e la sua concezione dell'amore sono banali, sfiorano la misoginia e finirebbero per essere irritanti se non venissero riscattati dal sapiente uso del mezzo cinematografico di cui il regista sfrutta con intelligente bravura le enormi potenzialità. La macchina da presa, mantenuta alla stessa altezza per tutto il film, vive e respira nelle carrellate che si avvicinano e si allontanano da quell'unico "soggetto" creando straordinari effetti drammatici. Attraverso questi movimenti di macchina e grazie a una colonna sonora mai ridondante o meramente illustrativa, che contribuisce a creare suspense e intensità emotiva, il regista riesce a trasmettere forza espressiva a ogni elemento in campo (pene compreso). Ma sono sfruttati al meglio anche il fuori campo e gli effetti sonori per consentire al giallo di intrufolarsi tra le pieghe del racconto dando vita a un'opera originale e insolita all'interno della cinematografia nazionale. Il mix tra sesso, giallo e una spruzzatina di horror (vedi la matita-teschio che viene accostata al pene mentre il protagonista sproloquia di amore e morte e unisce la favola di Cenerentola a quella di Barbablù) rimandano piuttosto al cinema di exploitation (il primo film di Zarantonello è stato acquistato negli USA dalla Troma) e a uno sperimentalismo visivo inconsueti nel nostro Paese.
Regia: Gionata Zarantonello
Interpreti: Franco Trentalance, Luisa Corleone, Morena Ciotoli, Cristina Mazzuzzi
Distribuzione: Lantia
Durata: 78'
Origine: Italia, 2003
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