"Schegge di April", di Peter Hedges

Tra cinema vagamente "Dogma" e sfumatamente indipendente. Non traspare però alcun bisogno di do(g)mare il cinema nel tetro di traiettorie geometriche che s'incrociano. Il regista, al suo esordio, prova almeno a graffiare quei muri nascosti dal buio della coscienza messa in scena, baratro del modellato.

Il Giorno del Ringraziamento per gli americani è un giorno di riconciliazione, di una corsa sfrenata per il tacchino da imbottire, cuocere e cucire come la famiglia che si frammenta, si fa paura, si lascia irretire dal tempo e dai rancori. Gli indiani (o i primi americani) sono stati insaccati e messi sott'olio e gli Stati Uniti ci fanno una festa, perché la memoria va inventata, costruita, mistificata, da un Paese immenso, tronfio di conflitti e contraddizioni. Il tacchino è buono e alla giusta temperatura perde ogni scontrosità: sembra l'unica possibilità che ad April (tra le interpreti della serie tv Dawson's Creek, Katie Holmes) resta per riappacificarsi con la mamma (superba Patricia Clarckson), malata di cancro e ormai una donna intrattabile. All'esordio come regista, Peter Hedges (scrittore e sceneggiatore del romanzo/film Buon compleanno Mr. Grape) indugia sul contenimento tra madre e figlia, tra cinema vagamente "Dogma" e sfumatamente indipendente. Presentato al Sundance, due anni fa, forse grazie anche all'appoggio mediatico di Tom Cruise (pare ci sia del tenere con Katie Holmes), il film giunge nelle sale senza demeritare affatto. Non traspare, fortunatamente, alcun bisogno di do(g)mare il cinema nel tetro di traiettorie geometriche immortalate sulla porta quando gli occhi della figlia ripudiata per le sue scelte di vita, incrociano quelli della madre ferita, inacidita e disincantata. La carica simbolica non si lascia schiacciare debolmente dalla forma, da quel percorso strutturale del comando e del potere autoriale. Tutto in un giorno per riguadagnare gli anni trascorsi lontani: April vuole dimostrare di non essere una totale nullità e nel suo piccolo ed eccentrico appartamento di Manhattan ha invitato la sua famiglia: un padre/collante che subisce una moglie autolesionista, un'altra figlia che "allieta" il viaggio in macchina con canti gregoriani, un figlio che fotografa ogni attimo fuggente dell'esistenza e una nonnina smemorata stipata sul sedile posteriore. April, quando scopre di aver il forno guasto non può fare altro che girare tutti gli inquilini del palazzo imbattendosi in un variopinto microcosmo, in schegge multiculturali e multiproblematiche. Non è presunto attaccamento ai corpi (impazziti) con (ab)usi compromettenti del mezzo. L'istante rimanda al tutto, rinunciando a didascalismi narrativi e visivi gratuiti, senza mai soffrire l'impulso di lasciare tracce. Il rapporto tra cinema ed emozione, tra madre e figlia, lo si può uccidere o compromettere per sempre, accarezzandolo cinicamente, assopendolo dolcemente. Questo cinema scongiura il pericolo, provando almeno a graffiare quei muri nascosti dal buio della coscienza messa in scena, baratro del modellato.

Titolo originale: Pieces of April

Regia: Peter Hedges

Interpreti: Katie Holmes, Patricia Clarckson, Derek Luke, Alison Pill, John Gallagher Jr., Alice Drummond, Lillias White

Distribuzione: MediaFilm

Durata: 80'

Origine: USA, 2003

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