"Bonjour Michel", di Arcangelo Bonaccorso
Doveva essere il ritorno alla regia per Alberto Lattuada. Il soggetto del film era suo, ma le condizioni di salute non gli hanno permesso neanche di cominciare il lavoro, passando il testimone ad Arcangelo Bonaccorso, all'esordio come autore, ma in passato aiuto di Sergio Leone e dello lo stesso grande e compianto maestro.

Doveva essere un'altra pietra miliare di Alberto Lattuada. Il soggetto del film era suo, ma le condizioni di salute non gli hanno permesso di completare il lavoro, passando il testimone ad Arcangelo Bonaccorso, all'esordio come regista, ma già in passato aiuto di Sergio Leone, per C'era una volta il west, e dello lo stesso grande maestro Lattuada, per l'opera televisiva Cristoforo Colombo. Sarebbe stato il grande ritorno al cinema: ritorno che non c'è stato ma che ha comunque condizionato la riuscita di Bonjour Michel, girato due anni fa, ma solo oggi giunto in sala. Eccesso di formalismo o di soggezione nell'osare, lontano dalle premesse di porsi nei confronti della realtà fenomenica in posizione di "attesa", di disponibilità a coglierne le varie implicazioni umane e sociali. Cinema che insegue il senso della vita, della morte, del respiro che manca perché conservato ed espulso con fatica, tanto per non disturbare. Peccato perché la storia richiama un tema particolarmente caro alla letteratura e al grande schermo: un uomo stanco di vivere decide di farla finita ingaggiando un killer che faccia il lavoro per lui. L'incontro occasionale con la donna che gli fa tornare la voglia di vivere, sconvolge tutti i piani. Torna alla memoria più recente Ho affittato un killer di Aki Kaurismaki, ma Bonaccorso non sfiora minimamente neanche la chiave grottesca (nonostante sia Andy Luotto ad interpretare il killer) ed eversiva, quello stile caustico, più libero e spregiudicato. Peccato anche perché Ben Gazzarra sa cos'è veramente la depressione che il suo personaggio porta dentro di se: il dolore senza risposta, il buio. Sa benissimo che bisogna solo scavare fino in fondo per poi poter risalire e far si che uno sguardo incrociato renda credibile la rinascita o quanto meno la sospensione. In fondo l'identità della regia resta inespressa, dando la sensazione di patire l'onere e di dover confezionare necessariamente un'opera calligrafica e senza anima.
Interpreti: Ben Gazzara, Elena Arvigo, Beatrice Palme, Luciano Scarpa, Ruben Rigillo, Andy Luotto
Distribuzione: Sharada
Durata: 95'
Origine: Italia, 2004
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